domenica 12 febbraio 2012

Okay Yokuslu


Nome: Okay Yokuşlu
Data di nascita: 9 marzo 1994, Konak - Izmir
Nazionalità: Turchia
Altezza: 188cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Kayserispor - Süper Lig
Ruolo: Centrocampista centrale
Valore: 2.300.000€



La Turchia è da sempre terra fertile per la nascita di giocatori promettenti, specialmente centrocampisti, anche se purtroppo per la loro Federazione e tutti i tifosi turchi non sempre hanno potuto ammirare tutti questi talenti con la maglia della loro Nazionale. A causa della globalizzazione molti turchi hanno cercato maggior fortuna all'estero, la maggior parte in Germania, ed infatti i tedeschi fin da subito hanno promosso il fenomeno dell'integrazione e molti giovani di origine turca hanno vestito fin da giovanissimi la maglia bianca della Germania, come ad esempio Ozil, Khedira e molti altri nelle Selezioni giovanili.
Il giovane Okay è nato in Turchia, gioca in quel campionato ed ha vestito la maglia delle Nazionali giovanili turche, ma anche per lui potrebbe esserci un futuro in Germania, non con la Nazionale teutonica, ma nella massima serie tedesca: la Bundesliga.

Okay inizia a giocare nel 2002, a soli sei anni, nel settore giovanile del Karşıyaka S.K., squadra della sua città natale. Nel 2006 passa all'Altay S.K., la squadra più rinomata della sua regione, l'Izmir, nonchè uno dei settori giovanili più attivi della serie inferiore turca. All'Altay inizia a mostrare tutto il suo talento, fin da subito viene inserito nelle formazioni con ragazzi più grandi di lui per abituarlo alle difficoltà che non sembrano influire sul suo gioco. Nella stagione 2009/2010 arriva il grande salto: viene aggregato alla Prima Squadra dapprima solo per alcuni allenamenti, in seguito arriva la prima convocazione ed il debutto il 20 gennaio 2010 nella serie cadetta, la 1. Lig, nella sconfitta in casa del Kartalspor dove gioca dal primo minuto uscendo solo nelle battute finali. L'allenatore, Mehmet Altıparmak, decide di concedergli fiducia anche nella partita successiva, l'incontro casalingo contro l'Orduspor. Il giovane centrocampista entra in campo al cinquantaquattresimo minuto e a due minuti dal termine realizza la rete del pareggio, siglando la sua prima marcatura tra i professionisti. Alla fine della stagione conta 12 presenze e due gol in 1. Lig oltre a due presenze e una marcatura in Türkiye Kupasi, la Coppa Nazionale turca.
La stagione 2010/2011 comincia in modo incoraggiante per Okay che realizza 7 presenze nelle prime 10 partite. Il gol arriva alla dodicesima giornata contro il Giresunspor. Alla fine totalizzerà 2 gol in 21 presenze a soli sedici anni.
L'estate 2011 si rivela fondamentale per il ragazzo, arrivano molte offerte all'Altay per il suo trasferimento, ma la più interessante, nonchè la più importante dal punto di vista economico è quella di un milione di euro da parte del Kayserispor. Il giovane accetta vista l'opportunità di giocare in Süper Lig, e questo rivela anche molta maturità da parte del giovane che abbandona la zona costiera di Izmir per trasferirsi nella centrale Anatolia a quasi mille chilometri da casa.
Al Kayserispor conquista un posto da titolare già in occasione della seconda partita, mentre al settimo turno di campionato realizza la sua prima rete nella massima serie nella partita vinta per 6-2 contro il Sivasspor. Fino ad oggi (il campionato è tuttora in corso) ha realizzato 2 gol e 1 assist in 17 presenze, ed il minutaggio a sua disposizione è notevole per un giovane di soli diciassette anni.

Nonostante la giovane età Okay è un giocatore maturo dal punto di vista fisico, grazie al quale non ha sofferto troppo l'impatto con il professionismo. Tecnicamente è un talento importante, nasce centrocampista centrale con compiti di impostazione di gioco ma ama molto gli inserimenti che lo portano spesso al tiro. Quando lo si vede giocare si fatica a credere sia un giovane classe '94, la maturità calcistica è la dote più impressionante del ragazzo. Lo si può definire un centrocampista completo, si destreggia bene in fase di copertura e di non possesso palla, inoltre apporta molta "quantità" alla zona mediana.

La sua carriera nelle selezioni turche inizia con l'Under15 nella quale realizza 6 presenze e 3 gol. Dopo altre 6 apparizioni in Under16 diventa il punto fisso dell'Under17 con 25 presenze e 4 gol. Nella stagione in corso ha debuttato anche con l'Under 19 con la quale finora conta 2 convocazioni.

Come detto nell'introduzione pare ci sia la Germania nel futuro del ragazzo, con Borussia Dortmund e Bayern Monaco molto interessate al giovane centrocampista. Pare che entrambe le società abbiano già intrapreso contatti con il Kayserispor per un eventuale trasferimento anche se la cifra richiesta dalla squadra turca rischia di essere molto importante per un giovane '94. Con il passare del tempo è più che plausibile che siano molte le società ad interessarsi a questo talento, vista anche l'importanza che sta acquisendo nella sua attuale squadra e nel campionato turco, e sicuramente non passerà molto prima che decida di trasferirsi in un campionato più difficile per continuare la sua crescita.






Video di un gol con la maglia dell'Altay



Pubblicato il 13/02/2012

venerdì 10 febbraio 2012

Pol Garcia Tena

Nome: Pol Garcia
Data di nascita: 18 febbraio 1995, Terrasa
Altezza: 1, 78 m
Piede preferito: Sinistro
Squadra: Juventus Primavera (Campionato Primavera)
Ruolo: Difensore Centrale
Valore: 50.000 €




La Masia (il centro tecnico della Cantera del Barcellona) è un'assoluta garanzia, come allo stesso tempo la Catalogna si dimostra terra fertile per i calciatori spagnoli che crescono numerosi nelle giovanili del club che al momento è in cima al Mondo o nel più che dignitoso settore giovanile della squadra minore del territorio, l'Espanyol. Oggi vi parliamo di un ragazzino che si è fatto conoscere all'Espanyol, è stato prelevato dal Barcellona e successivamente è stato messo sotto contratto dalla Juventus, nella speranza che si possa replicare l'operazione Piqué (il campione spagnolo infatti prima di tornare a casa aveva fatto le fortune delle giovanili del Manchester United).

Pol Garcia Tena è la scommessa della dirigenza bianconera che ha sfruttato la situazione di svincolato del ragazzino e l'ha tesserato nell'estate del 2011. Garcia nasce a Terrassa, comune a 28 km da Barcellona. Cresce nel settore giovanile dell'Espanyol per poi attirare le attenzioni dei sempre vigili scout dei cugini del Barca, che privilegiano la formazioni di ragazzi della Catalogna per non allontanarli così giovani da casa. Si trasferisce nella Cantera azulgrana nell'estate del 2010, in pianta stabile nella formazione Cadete A (una sorta di formazione Allievi), fregiandosi della straordinaria vittoria del torneo "Manchester United Premier Cup 2010" (competizione internazionale rivolta agli Under 15 più promettenti, vinta per ben 3 volte dal Barcellona, unica formazione ad aver compiuto l'impresa). Secondo le norme internazionali, sul punto di firmare il primo contratto da professionista con il club di Rossel, non trova l'accordo con i vertici del Barcellona e prende in considerazione le numerose offerte pervenute al suo entourage. La proposta che maggiormente lo soddisfa è quella juventina che gli offre un progetto nel quale potrebbe essere in prima squadra nel giro di soli 3 anni. Al momento dell'addio Garcia si dice dispiaciuto di dover abbandonare la Spagna ma sicuro della sua scelta, non tanto per un fattore economico ma piuttosto per una questione di opportunità. Pol Garcia passa alla Juventus da svincolato, assieme al fratello Jesus ( difensore classe 90 ceduto subito in prestito al Cuneo in Lega Pro). A Torino il centrale mancino viene inserito negli Allievi Nazionali anche se entra presto a fra parte della rosa dei più grandi. Con i primavera ha all'attivo una sola presenza (uno scampolo di partita nella vittoria interna contro il Modena per 1-0 ad ottobre 2011) ma la sua carriera nelle squadra allenata da Marco Baroni è in evoluzione nonostante i 17 anni ancora da compiere.

Pol Garcia è un difensore centrale mancino di grande prospettiva. Ha un'ottimo senso della posizione e dell'anticipo con piedi tecnicamente validi per il ruolo che ricopre. Deve ancora crescere fisicamente ma ha dalla sua una buona personalità unita alla capacità di uscire bene palla al piede dalla difesa. Non male anche lo stacco di testa ma deve migliorare nell'uno contro uno e nella concentrazione durante tutto il match, classici difetti dei giovani difensori.

E' un punto fermo della Spagna Under 17 con la quale ha esordito a febbraio di un anno fa. Ha partecipato a diversi raduni anche se per un ragazzo che cresce fuori dalla Spagna è più difficile essere chiamato in nazionale. Ha tutto per diventare un gran giocatore ma è ancora presto per dire dove effettivamente arriverà. La Juventus si è assicurata un valido prospetto, ma non sempre il potenziale di un calciatore, vedi l'ex bianconero Iago Falqué (ora al Tottenham), gli permette di imporsi ad alti livelli nel nostro campionato. Aspettiamo e vediamo i frutti del lavoro che farà in Piemonte. Intanto godiamoci il giovane centrocampista Gabriel Appelt Pires che nella primavera della società di Torino sta facendo davvero bene.


Ai tempi dell'espanyol, stagione 2008/2009.


mercoledì 8 febbraio 2012

Il settore giovanile dell'Atalanta



Il sogno di qualsiasi ragazzo è diventare un grande calciatore, magari che milita nella squadra per cui tifa. Non è sempre così perché il percorso è tutt'altro che facile. Ci vogliono anni di crescita costante per diventare davvero un grande calciatore. E' quindi fondamentale per qualsiasi ragazzo fare un buon periodo in un settore giovanile. Altrettanto importante è anche far parte della società giusta. Una delle società più attive nei settori giovanili è senza alcun dubbio l'Atalanta.

La prima persona che si impegnò ad allestire un paio di squadre di giovani fu Giuseppe Ciatto, che si dedicava a qualsiasi aspetto organizzativo. Arrivò così la vittoria del primo campionato Ragazzi nel 1949. E' il preludio per la nascita di un vero e proprio settore giovanile, voluto fortemente sulla fine degli anni '50 dall'ingegnere Tentorio, con una struttura indipendente da quella della prima squadra. Così fu Giuseppe Brolis a realizzare il tutto, attorniandosi da collaboratori di fiducia, creando rapporti con altre società venete e friuliane, costruendo una rete di informatori, assumendo come allenatore Raffaele Bonifaccio. Con il passare degli anni Brolis creò delle società satellite. Ma il passo decisivo avvenne solo negli anni '90, quando il presidente Percassi affidò il ruolo di responsabile del settore giovanile a Mino Favini, allora dirigente del Como. Nella gestione Favini le squadre giovanili bergamasche hanno vinto addirittura dodici titoli nazionali di categoria.

Secondo una classifica stilata dal Centro studi di Corverciano l'Atalanta possiede il secondo miglior settore giovanile d'Italia ed è il quarto in tutt'Europa. Un risultato altisonante che però rispecchia la realtà, visto che i parametri sono basati su il numero di giocatori che hanno esordito in Serie A proveniente dai settori giovanili di tutto il Mondo.

La casa dell'Atalanta è il Centro Sportivo “Bortolotti” a Zingonia, dove si allenano quasi tutte le squadre del settore giovanile insieme alla prima squadra. Curiosamente, la Primavera e la prima squadra sono divisi in realtà da una siepe alta circa due metri che costeggia tutta la linea laterale. Ci sono ben cinque aree per far crescere i giovani talenti, ognuna con delle proprie funzioni e finalità: l'Area Tecnica per la ricerca, la selezione e l'allenamento; l'Area Organizzativa per gli aspetti logistici, di coordinamento e di organizzazione; l'Area Medico-Sanitaria per la cura e la prevenzione di malattie; l'Area Educativo-Formativa per il supporto dei giovani talenti e delle proprie famiglie; e, infine, l'Area Relazioni Esterne per l'organizzazione degli eventi e i rapporti con le istituzioni.

L’Atalanta con il suo modo di lavorare assicura ai propri giocatori una formazione umana e personale parallela a quella sportiva. A tale scopo ha scelto la strada della qualità professionale, garantita da una formazione continua dei suoi operatori e, nei limiti del possibile, dei genitori, componente essenziale del processo di crescita dei giovani giocatori. La programmazione degli obiettivi motori, tecnici, fisico-atletici, tattico-strategici, psicologici ed educativi è calibrata per fasce d’età, consapevoli che il raggiungimento della massima prestazione di gioco è una meta lunga e faticosa, che può essere raggiunta con molta pazienza, consentendo ai giocatori di godere le tappe della loro vita fino in fondo, senza fretta e pressioni. I principi guida per i giovani calciatori dell’attività di base sono la partecipazione attiva, l’inclusione, il turn over per consentire a tutti di raggiungere i propri traguardi personali. Per quanto riguarda i risultati con i più piccoli viene privilegiato quello sportivo-formativo. Con i più grandicelli si ricerca il giusto equilibrio fra il successo sportivoformativo e quello agonistico.

Le attività utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi sopraccitati per i piccoli giocatori (pulcini-esordienti) privilegiano il gioco, le situazioni di gioco, gli 1 contro 1 e le partite, consapevoli che questi sono degli ottimi mezzi sia per soddisfare i bisogni tipici dei bambini, sia per allenare contemporaneamente tutti i fattori della prestazione. Negli allenamenti gli allenatori giovanili bergamaschi danno molto spazio alle attività ludiche anche perché sono molto divertenti e in tal modo i piccoli calciatori si appassionano al calcio e se sono appassionati la loro motivazione ad imparare cresce continuamente e i loro apprendimenti migliorano. I giochi proposti vanno di pari passo con l’età dei bambini e questo li guida gradualmente all’agonismo. Attraverso i giochi i giovani imparano ad affrontare le molteplici situazioni dello sport e della vita: l’io, l’altro, le regole, il divertimento, la vittoria, la sconfitta, la lealtà, l’errore, l’egoismo, la solidarietà, la gioia, la rabbia, la sfida, il rischio, la paura e tutto ciò che può scaturire da un'esperienza sì fantastica ma altrimenti campestre.

Ma il vero segreto della società Atalanta è la pazienza che molti altri club non hanno e non possono avere. Individuate le qualità di base i bergamaschi più di chiunque altro sanno che la forza, la resistenza, le conoscenze tattiche e la maturità psicologica hanno bisogno di anni di lavoro e perciò i cali di rendimento e i momenti difficili sono da accettare come momento di crescita. Essere bravo da ragazzino non significa necessariamente esserlo da grande ed è vero anche il contrario. Pensare che acquistando un giovane talento il più è fatto è un errore che spesso i grandi club commettono condizionati dalla voglia di vincere competizioni giovanili che danno lustro ed immagine, ma non sempre coincidono con il risultato finale che è la formazione dell’uomo calciatore.

lunedì 6 febbraio 2012

Charalampos Mavrias

Nome: Charalampos "Charis" Mavrias
Data di nascita: 21 febbraio 1994, Zante
Nazionalità: Grecia
Altezza: 1,77 m
Piede preferito: Ambidestro
Squadra: Panathinaikos - Super League (serie A greca)
Ruolo: Ala destra, Trequartista
Valore: 500.000 €





Complice la crisi economica europea, molti campionati calcistici si sono dovuti adeguare alla politica del risparmio concedendo così ai migliori giovani del proprio settore giovanile di emergere più in fretta e quindi evolvere repentinamente una carriera promettente. Si potrebbe pensare che questo possa essere il caso di Charalampos Mavrias ma in realtà il giovane gioiello del Panathinaikos, come il promettente compagno Kapino, è uno di quei giocatori che avrebbero debuttato a prescindere perché in possesso di doti fisiche e tecniche di primissimo livello per ragazzi non ancora maggiorenni.

Mavrias nasce a Zante, isola greca che ha dato i natali all' indimenticato poeta italiano Ugo Foscolo, il quale scrisse il celebre sonetto "a Zacinto" (Zacinto dal nome greco Zàkinthos). Entra a far parte del settore giovanile bianco-verde all'età di 12 anni, scalando rapidamente tutte le giovanili fino al debutto in prima squadra in un'amichevole contro il Wolfsburg il 20 luglio 2010 a soli 16 anni. Il 20 ottobre 2010 arriva invece il debutto assoluto tra i professionisti nello 0-0 casalingo contro il Rubin Kazan in Champions League (a 16 anni, 7 mesi e 27 giorni) mentre il 24 ottobre 2010 arriva l'esordio in campionato nel match che vede il Panathinaikos perdere fuori casa per 1-0 contro l'Aek Atene. Termina la stagione 2010/2011 con 4 presenze ufficiali. Nella stagione incorso Charis Mavrias è un punto fermo della squadra allenata da Jesualdo Fereira. Nonostante non abbia ancora compiuto la maggiore età ha all'attivo ben 16 presenze con la prima squadra e promette di incrementare notevolmente la sua esperienze nei prossimi mesi con la squadra di Atene che guida la classifica davanti ai cugini dell'Olympiakos.

Mavrias è un giocatore molto solido e rapido. E' un ala destra che all'occorrenza può giocare anche a sinistra o nella trequarti in quanto dotato di un ottimo tocco di palla e si muove moltissimo lungo tutta la fascia. Non è un goleador ma lavora tantissimo per la squadra e risulta preziosissimo nello scacchiere tattico per la pressione costante che esercita sia in fase offensiva che difensiva. Con le selezioni greche risulta essere sempre un punto fermo delle rispettive formazioni: 7 presenze in Under 17, 7 presenze e una rete in Under 19 e 8 presenze condite da 2 reti in Under 21. Inutile dire che su di lui ci sono gli occhi vigili del C.t Santos per la nazionale maggiore.

Sul greco c'è l'attenzione dell'intera Premier League inglese con in testa City e United che hanno già tentato un primo approccio. Si dice che anche il Barcellona lo stia seguendo con attenzione, per lo schema tattico della società di Guardiola è un giocatore perfetto. Si accodano anche Real, Valencia, Inter, Juventus, Milan, Napoli, Roma e Lazio. Il ragazzo ha dimostrato di essere già pronto per imporsi a livelli piuttosto alti e l'età è dalla sua. Sarebbe opportuno non lasci la Grecia almeno per un'altra stagione in modo tale che possa giocare con continuità senza la pressione delle grandi platee europee.







venerdì 3 febbraio 2012

Concluso il sondaggio: "Qual'è stato il miglior ProssimoCampione del 2011? "... Neymar



Neymar si aggiudica il primato nel sondaggio che vi chiedeva quale fosse il miglior giocatore del 2011 tra i fantastici giovani che ProssimiCampioni ha recensito per voi dall'inizio della sua attività. Il fantasista carioca ha battuto una foltissima concorrenza, a dispetto del fatto che gioca in Brasile e quindi in linea teorica è meno esposto ai riflettori del calcio europeo. Neymar invece in questi anni non risulta essere solo un talento calcistico in rapida ascesa ma anche un fenomeno mediatico di primissimo livello. Le sue giocate, accompagnate dalle sue bizzarrie, viaggiano rapidamente nel web garantendo a tutti gli appassionati di poter assistere al suo spettacolo. Il "craque" del Santos è diventato un modello, non necessariamente nell'accezione migliore del termine, per tutti i ragazzi, giovani e meno giovani. Le sue acconciature sono diventate un "must", le sue scarpe vanno a ruba, il suo futuro è sulla bocca di tutti ed è riuscito a promuovere più o meno indirettamente una canzone brasiliana come "hit" principale nelle classifiche di tutto il pianeta. Il suo ballo filmato negli spogliatoi ha influenzato addirittura tantissimi colleghi del pallone che lo emulano ancora dopo mesi nelle esultanze. Quello che più interessa a noi però è l'incredibile credo calcistico che incarna questo ragazzo della periferia di San Paolo. Neymar è il vero attaccante brasiliano per eccellenza, un misto di rapidità, genialità e tecnica fuori dal comune. Inutile decantarne le doti perché le sue gesta sono sotto gli occhi di tutti. La speranza di tutti coloro che amano questo sport è che il giovane Neymar, diventato padre alcuni mesi fa, non faccia l'errore di mettere da parte la professionalità di un atleta cedendo così ai vizi ai quali è inevitabilmente esposto. La società nella quale si trasferirà e coloro che gli saranno accanto dovranno essere attenti e premurosi nel accompagnare la sua carriera dentro e fuori dal campo ma ovviamente lui sarà il principale artefice del suo destino.

Al secondo e al terzo posto si piazzano altri due fantasisti, a conferma del fatto che questa tipologia di giocatore è quella che più esalta i tifosi. Mario Gotze è il campioncino tedesco di nuova generazione, disciplinato tatticamente e caratterialmente e in possesso di quell'inventiva e del piede sopraffino delle grandi platee. Eden Hazard è forse quello che meno si è imposto a livello internazionale anche perché il sua club attuale, il Lille, non è una di quelle società di primo livello. Il belga invece è stato eletto per due anni consecutivi come miglior giovane della Ligue 1, campionato nel quale ha condotta la sua squadra al titolo la passata stagione.

Di seguito le percentuali del sondaggio mensile:

1)Neymar (35%)
2)Mario Gotze (23%)
3)Eden Hazard (12%)
4)
Thiago Alcantara (11%)
5)Christian Eriksen (7%)
6)Lucas (5%)
7)Jack Wilshere (5%)
8)Phil Jones (2%)


Il prossimo sondaggio di ProssimiCampioni vi chiede: "Qual'è il terzino destro del futuro?"
Vi chiediamo quale tra questi giovani terzini può raccogliere la pesante eredità di Maicon, Dani Alves e Sergio Ramos:

- Gregory Van der Wiel (Ajax)
- Micah Richards (Manchester City)
- Kyle Walker (Tottenham)
- Rafael (Manchester United)
- César Azpilicueta (Marsiglia)
- Andreas Beck (Hoffenheim)
- Gonzalo Castro (Bayer Leverkusen)
- Silvio (Atletico Madrid)

Atila Turan


Nome: Atila Turan
Data di nascita: 10 Aprile 1992, Cheny
Nazionalità: Francese con passaporto turco
Altezza: 1,78 cm
Piede preferito: Sinistro
Squadra: SC Beira-Mar in prestito dallo Sporting Lisbona, Superliga (Portogallo)
Ruolo: Terzino sinistro
Valore: 1.000.000 Euro




Il calcio francese ha sempre prodotto giovani talenti che hanno fatto le fortune dei vari club e della nazionale. Molti di questi hanno origini africane o comunque orientali ma hanno scelto la nazionalità francese per esprimere al meglio il proprio talento. Dopo Zouma e Mangala è arrivato il momento di Atila Turan.

Atila Turan nasce a Cheny, paesino vicino Auxerre, e ben presto comincia a giocare in due squadre dilettantistiche della sua città per poi passare al Grenoble nel 2008. Il primo contratto da professionista lo firma il 3 Febbraio 2010 durata di tre anni. Esordisce il 30 Luglio 2010 in Coupe de la Ligue persa contro il Guimguamp per due a uno. Ha esordito poi la settimana successiva in Ligue Deux vinta contro il Le Havre per uno a zero. Segna il suo primo gol il 29 Ottobre 2010 nel pareggio in casa contro l'Ajaccio. Alla fine della stagione conterà 24 presenze totali condite da tre gol con il Grenoble che retrocederà in Ligue Trois. Nonostante il deludente risultato finale Turan con le sue ottime prestazioni è stato uno dei pochi a salvarsi guadagnado così la chiamata dello Sporting Lisbona che lo acquista per poi prestarlo il 31 Agosto al Beira-Mar. Finora con il piccolo club portoghese di Aveiro ha avuto qualche difficoltà in questo inizio di stagione a causa della presenza di Joaozinho. In totale solo cinque presenze per lui.

Atila Turan ha fatto tutta la trafila delle nazionali francesi minori. Può contare 7 presenze con l'Under-16, 17 presenze con l'Under-17, 9 presenze con l'Under-18 e 4 presenze e 1 gol con l'Under-19 dove milita attualmente.

Atila Turan è un terzino sinistro di grande resistenza e corsa, veloce e potente fisicamente. Ha un gran sinistro che usa per cross soprattutto tesi e dalla difficile lettura. Deve sicuramente migliorare con il destro. E' troppo precipitoso in fase di costruzione ma senza palla è molto dinamico, reattivo e tatticamente intelligente. Davvero diligente nella scelta degli inserimenti dove è sempre devastante. Sa battere anche i calci di punizione sempre a giro.

Lo Sporting Lisbona l'ha strappato alla concorrenza di Barcellona, Juventus, Fiorentina, Udinese e Catania che erano a lui interessate. Viene ancora seguito con attenzione da squadre italiane e spagnole che dovranno sborsare 30 milioni di euro. A tanto, infatti, ammonta la clausola rescissoria presente nel contratto fino al 2016 con lo Sporting.

E' il mix perfetto tra componente difensiva e qualità offensive. Somiglia molto ad Aly Cissokho del Lione. La Turchia sta cercando in tutti i modi di portarlo in nazionale ma sembra che Atila Turan vuole ambire alla maglia della nazionale francese maggiore.

Con la maglia del Grenoble.


Con la nazionale transalpina.


mercoledì 1 febbraio 2012

Il maltempo e il problema stadi

Come ogni inverno nel nostro Campionato torna puntuale la questione maltempo e inagibilità degli stadi. Dopo la partita tra Juventus e Udinese giocata senza problemi sabato 28 gennaio sotto una forte nevicata, sono arrivati i primi rinvii dovuti al gelo nel turno infrasettimanale del 31 gennaio e dell'1 febbraio. Sono saltate in serie: Parma-Juventus, Siena-Catania e Bologna-Fiorentina in Serie A, oltre a Sampdoria-Empoli e Modena-Albinoleffe in Serie B.
Si torna a far luce quindi sul problema degli stadi italiani, le partite infatti non sono state rinviate per l'inagibilità dei campi di gioco, ma per il pericolo degli spalti e delle strade attigue allo stadio congelate. Tutto questo ovviamente non può che essere messo in paragone con la situazione di altre città europee, come ad esempio Gelsenkirchen, sede dello Schalke 04, dove si gioca anche con temperature di venti o più gradi sotto lo zero.

Ciò che viene rinfacciato alla Lega Calcio, organo che si occupa dei calendari delle partite, è di aver messo un turno infrasettimanale in notturna in quella che si sapeva da tempo essere la settimana più fredda dell'anno. Chiaramente dietro questa scelta c'è un motivo economico che riguarda i diritti tv, sarebbero pochi infatti gli spettatori dietro lo schermo alle 15 di un giorno feriale, ma agendo in questo modo si penalizza solo il consumatore, lo spettatore e i vari abbonati.

Sotto la lente d'ingrandimento ci sono ovviamente anche gli impianti. Nel resto d'Europa troviamo seggiolini riscaldati, tribune che all'occorrenza possono essere coperte e tutto questo non avviene solo negli stadi delle società di "punta", quelle dei petrol-dollari per intenderci, ma anche nelle sedi di società minori, come in Germania ad esempio dove infatti gli incassi provenienti dalle partite sono la principale risorsa delle società, che mettono i tifosi nelle condizioni di andare ai vari impianti tutto l'anno. Non è un caso che il campionato italiano sia quello con la minor affluenza di pubblico, con un triste 54% di spettatori rispetto ai posti disponibili, mentre in Inghilterra viene registrato un 93,3% e in Germania addirittura un 95,7%.
Il maltempo non ha che rispolverato la questione che viene trattata da anni, l'inadeguatezza degli impianti, che ci è costata la candidatura agli Europei del 2012 e del 2016. In Parlamento si parla da più di un anno di un disegno di legge che permetterebbe la costruzione di nuovi stadi a costo zero per i contribuenti, approvato finora dal Senato ma mai arrivato alla Camera dei Deputati. Intanto tutte le società, e di conseguenza gli spettatori, soffrono la mancanza di impianti di proprietà che portano maggiori entrate e consentono una migliore gestione. Non a caso lo Juventus Stadium, ultimo costruito in Italia, ha superato senza problemi il primo gelo dell'anno.
Bisogna aggiungere che società come Fiorentina e Inter hanno presentato progetti di costruzione non approvati dai comuni per diversi interessi. L'affitto di San Siro frutta al comune di Milano ben 15 milioni di euro l'anno divisi tra Inter e Milan.

Gli spalti e gli esterni dei vari stadi sono stati i protagonisti degli ultimi giorni, ma i campi, nonostante protetti dai teloni, sono comunque di standard di molto inferiori rispetto agli altri campi europei, ad esclusione di Novara e Cesena uniche società ad aver approvato il terreno sintetico. Se a questo si aggiungono tutti i problemi finora descritti la situazione appare tragica, e come sempre sono gli spettatori e lo spettacolo a soffrirne maggiormente.

I vari Presidenti dovrebbero coalizzarsi insieme alla Lega e al Parlamento per trovare una soluzione al fine di rendere gli stadi un luogo da vivere non solo durante le partite, ma un impianto da usare tutta la settimana e finalmente di proprietà delle società che potrebbero gestirli al meglio.

Chiediamo ai nostri lettori di farci sapere tramite i commenti quali sono i principali problemi degli stadi italiani e come vedono l'attuale situazione.


Pubblicato il 01/02/2012

Le scommesse sportive in Italia sono un fenomeno sempre più diffuso tra gli appassionati di sport


Punta sull'Udinese di Pawlowski su Bwin