lunedì 14 maggio 2012

Antonio Rozzi

Nome: Antonio Rozzi
Data di nascita: 28 maggio 1994, Roma
Nazionalità: Italia
Altezza: 1, 81 m
Piede preferito: Sinistro
Squadra: SS Lazio - Serie A italiana
Ruolo: Attaccante, Ala sinistra
Valore: 400.000 €




Delle giovanili della Lazio vi avevamo parlato un po' di tempo fa, quando abbiamo recensito il gioiellino Tommaso Ceccarelli (ora in prestito in serie B alla Juve Stabia) e la punta Barreto, ma l'attività del settore giovanile del club di Lotito non si ferma a questi ma  si traduce in tanti giovani di talento appetiti dalle più grandi società italiane ed estere (Faraoni ne è un esempio) e validi elementi per il futuro della prima squadra biancoceleste. Oggi vi segnaliamo un'altro grande prospetto romano che nonostante la giovane età ha convinto Reja a convocarlo a più riprese tra i grandi e persino a farlo debuttare in serie A, ci riferiamo all'attaccante Antonio Rozzi.

Antonio Rozzi nasce a Roma e muove i primi passi all'età di 4 anni nella piccola società del Casal Monastero Calcio di Roma. A 5 anni si trasferisce nel settore giovanile dell' AS Lodigiani, terza storica società della capitale dove mossero i primi passi Totti e Candreva e dalle cui ceneri nel 2003 nacque la Cisco Roma (nel 2005 è ripartita l'attività del club nella categoria dilettanti sotto il nome ASD Lodigiani). Dopo poco viene subito notato dagli scout biancocelesti e nella stessa stagione entra ufficialmente nella Lazio iniziando una rapida ascesa che in questa stagione lo vede debuttare in prima squadra. Nella stagione 2010/2011 fa il suo debutto in primavera terminando la stagione con 2 presenze in campionato e togliendosi la soddisfazione della prima partita, con goal, nella nazionale italiana Under 17 nell'amichevole terminata 2-2 con i pari età della Germania (negli azzurri presente anche Valerio Verre). In questa stagione Rozzi disputa un grande campionato da titolare nella Lazio primavera con 14 reti in 20 presenze (in attesa delle fasi finali di Gubbio alle quali la Lazio si è qualificata seconda dietro la Roma di Viviani, Verre e Pagliacelli). Reja si è accorto subito delle qualità del giovane e dopo averlo ammirato in allenamento, con i complimenti di Klose annessi, l'ha fatto debuttare il 1 febbraio 2012 nella vittoria per 2-0 contro il Milan. Seguiranno altre due presenze in campionato e pure 20 minuti in Europa League contro l'Atletico Madrid. In nazionale ha giocato 2 partite in Under 16, 2 in Under 17 (1 rete come detto), 9 in Under 18 ed è stato recentemente convocato in Under 19.

Il giovane gioiello romano è un attaccante rapido e dotato di un'ottima tecnica. Ha ottime capacità di dribbling e segna con buona regolarità. Il ruolo che gli è più congeniale è quello di attaccante esterno mancino che gli consente non solo di sfruttare il pregiato piede sinistro ma di essere letale negli inserimenti. Per certi versi somiglia, con le dovute proporzioni, a Mauro Zarate ma più concreto e con meno qualità nelle conclusioni. E' uno di quei esterni offensivi d'attacco che in Italia scarseggiano e infatti assieme a Fabbrini può rappresentare una nuova generazione azzurra del ruolo, fondamentale per il calcio moderno. La determinazione e la personalità di questo ragazzo sono davvero di ottimo livello e le doti atletiche risultano essere interessanti sebbene sia ancora molto giovane.

L'interesse delle altre squadre non ha tardato a farsi sentire in questi anni di continua crescita di Rozzi. Arsenal, Roma e Juventus avrebbero voluto portarselo via ma il ragazzo si è dimostrato fedele e la società ha ripagato la fiducia facendolo debuttare e facendogli firmare un triennale che per i prossimi anni lo lega alla società capitolina. Il prossimo anno potrebbe fare un'altra stagione tra primavera e prima squadra anche se non è escluso un prestito nella serie cadetta, magari in un progetto "simil" Pescara di Zeman. L'età è dalla parte di Rozzi e Lotito certo sa di avere tra le mani un ragazzo molto interessante.    






sabato 12 maggio 2012

Alfred Gomis

Nome: Alfred Gomis
Data di nascita: 5 settembre 1993, Ziguinchor
Nazionalità: Senegal
Altezza: 1, 94 m
Piede preferito: Destro
Squadra: Torino primavera - Campionato primavera
Ruolo: Portiere
Valore: 175.000 €




Il Torino sembra essere la formazione più accreditata a conquistare il campionato cadetto 2011/2012 e questo grazie ad una squadra quadrata e con buona esperienza ma arricchita da una serie di giovani molto interessanti. Il maestro Giampiero Ventura infatti si serve spesso del talento di giovani calciatori molto promettenti: Alen Stevanovic (in comproprietà dall'Inter), Simone Verdi (a metà con il Milan) e il gioiello Angelo Ogbonna su tutti. L'abilità nel gestire i giovani però si ripercuote anche nell'academy granata e in particolare nella primavera che nel girone A è arrivata dietro solo ai rivali bianconeri della Juventus. Il giovane di cui vi parliamo oggi è il portiere di questa squadra molto interessante, di cui avremo sicuramente modo di parlare nelle prossime puntate, è Alfred Gomis.

Alfred Gomis è il secondo di tre fratelli nati in Senegal ma cresciuti a Cuneo fin da quando erano piccoli. Il fratello più grande è Lys, 22 anni, granata fin dai Giovanissimi, sempre nel ruolo di portiere ed ora terzo tra gli estremi difensori della prima squadra di Ventura. Alfred invece entra nelle giovanili del Toro all'età di 8 anni e inizia nel ruolo che più lo emozionava, quello di attaccante. Quando si è piccoli si sa, non si può avere una posizione in campo fissa, ma gli addetti ai lavori non ci mettono troppo a capire che fra i pali il piccolo Alfred ha grande talento. Per convincerlo ad indossare il numero 1 gli viene promesso che nelle seguenti partite avrebbe fatto un tempo anche come bomber, ma crescendo il ruolo del fratello Lys entra dentro il giovane Gomis che compie una rapida scalata che lo porterà nella squadra primavera come titolare delle ultime due stagioni. Nella stagione 2010/2011 debutta e disputa 15 ottime presenze (più una nelle fasi finali), mentre quest'anno ha giocato la bellezza di 26 partite, aspettando le prossime fasi finali di Gubbio, e parando 3 rigori durante il torneo (uno a Mauro Icardi della Samp). E' stato fra i protagonisti del Toro primavera e tutti lo attendono alla rassegna conclusiva.

Gomis è un portiere forte fisicamente e dall'ottimo senso della posizione. Ha una grande esplosività, unita ad un buon tempismo nelle palle alte. Deve migliorare nelle uscite ma si dimostra spesso molto concentrato e nelle palle basse è ad un ottimo livello per la categoria. La determinazione e il talento non mancano a questo ragazzo ma necessita di un'esperienza in Setie B di almeno un paio d'anni prima di ambire a qualsiasi porta della massima serie italiana.

Il ragazzo non è ancora stato convocato dalla selezione senegalese anche se crediamo che sia solo questione di tempo in quanto per la sua età è forse il portiere con più esperienza della compagine africana Under 19. E' in possesso della doppia nazionalità e potrebbe essere convocato anche in azzurro. Caratterialmente viene descritto come molto maturo e posato. Il Torino è ben propenso a concedergli la grande occasione anche se non vuole affrettare i tempi. Il prossimo anno, soprattutto se Ventura porterà la squadra in serie A, è possibile faccia un'esperienza tra i professionisti per poi tornare e tentare di imporsi sotto la Mole. Da annotare che la dinastia Gomis non si ferma a Lys e Alfred ma vede anche il piccolo Maurice (classe 1997), che para nei Giovanissimi Nazionali.






mercoledì 9 maggio 2012

Il Subbuteo




Tutti gli appassionati di calcio conoscono il Subbuteo e in molti, almeno una volta, ci hanno giocato. Il Subbuteo è un gioco da tavolo nel quale viene prodotto in miniatura il gioco del calcio. La storia di questo giocattolo è piena di leggende, alcune non confermate.



Si narra che già nei primi anni '20 alcuni marinai inglesi, appassionati di calcio, portassero nei loro viaggi delle miniature di piombo, che dovevano somigliare ai calciatori, e giocassero con una pallina da Ping Pong. Ma il primo vero gioco da tavolo, storicamente datato, è quello creato da William Lane Keelings che diede forma ai calciatori con bottoni, costruì le porte con fili di ferro e con un gesso tracciò le linee di campo su una coperta militare. Introdusse anche il famoso “tocco a punta di dito”, producendo il gioco da tavolo, chiamato New Footy, fino al 1939. Ma solo negli anni '40 abbiamo la nascita ufficiale del Subbuteo, quando un ornitologo, Peter Adolph, nel 1947 riprese l'idea di Keelings, apportando poche ma sostanziali modifiche. Prima di tutto introdusse la plastica, poi sostituì le miniature in bottone con dei rilievi. Originariamente Adolph avrebbe voluto chiamare il gioco The Hobby, che in inglese significa passatempo, ma identifica anche un falco, il Lodaio Eurasiatico, conosciuto scientificamente come Falco Subbuteo. L'ufficio brevetti, infatti, negò la possibilità di registrare l'idea con The Hobby, perciò Adolph decise di prendere in prestito proprio il nome scientifico del falco, Subbuteo.


Il gioco ha avuto grande diffusione anche in Italia soprattutto durante gli anni settanta e ottanta. Nel corso degli anni '90 l'azienda produttrice del gioco, Subbuteo Sports Games Ltd, compagnia della Waddingtons Games, fu acquisita dall'azienda statunitense produttrice di giocattoli Hasbro la quale, però, nel 2000 interruppe la produzione del gioco considerandolo non più competitivo nei confronti dei nuovi videogiochi di argomento calcistico. La produzione del gioco è continuata, in Italia, fino al 2003 grazie ad una licenza concessa al distributore locale, la ditta Edilio Parodi, che ha inoltre creato una nuova versione del gioco da tavolo chiamata Zëugo, gioco in genovese. Il marchio Subbuteo è ricomparso ufficialmente in Italia nel 2009, grazie ad una collana edita dalla Fabbri Editori su licenza Hasbro e distribuita nelle edicole. In Italia esiste un movimento organizzato, detto Old Subbuteo, che tende a replicare il medesimo gioco degli anni '70 ed '80 utilizzando materiali dell'epoca oppure fedeli riproduzioni attuali.

Ecco le regole della Federazione Subbuteo:

I giocatori sono poggiati su una base semisferica bilanciata con un piombino che consente loro di essere colpiti con l'indice della mano destra, per potersi muovere lungo la superfìcie di gioco e toccare la palla. Il gioco si svolge su una superficie di forma rettangolare originariamente di panno verde di circa 140 X 91 cm, rappresentante un campo di calcio, che di norma viene fissata a un tavolo.

Norme di base - Per sanzionare se la palla o la miniatura hanno superato completamente una linea di gioco, l'arbitro dovrà vedere il verde del campo tra la palla o la miniatura e quella linea osservando il tutto direttamente dall'alto. Una miniatura imbrigliata o sdraiata non può avere il possesso della palla ed è considerata un oggetto neutrale. In occasione di calci d'angolo, tiri di punizione e rimesse laterali, l'attaccante può chiedere la distanza se qualche miniatura fosse collocata troppo vicina alla palla. Le distanze minime richieste tra la miniatura e la palla sono: 4 centimetri per il calcio di punizione e la rimessa laterale, 9 centimetri per il calcio d'angolo. Una miniatura può essere colpita da dietro, sulla sua base, con l'unghia del dito indice o medio. Un colpo è considerato effettuato se un giocatore tocca qualunque parte di qualunque miniatura.

Movimento illegale - Nessuno dei due giocatori può colpire una miniatura se non ha diritto di effettuare un colpo e se la miniatura è sdraiata o imbrigliata. In caso di infrazione ci sarà un calcio di punizione dal punto in cui è avvenuto il fallo descritto.

Tempo di gioco - La durata dell'incontro consiste in due periodi di gioco di 15 minuti ciascuno, con un intervallo non superiore ai 3 minuti. Nel caso di perdita di tempo o di interruzione per ritardo, l'arbitro lo farà recuperare.

Suddendeath - In una competizione individuale a eliminazione diretta, se il punteggio di un incontro è in pareggio alla fine del tempo regolamentare, sarà disputato un tempo supplementare di 10 minuti. L'incontro terminerà quando uno dei due giocatori avrà segnato.

Procedura per effettuare il calcio d'inizio - L'attaccante deve posizionare le sue miniature per primo, dopo non gli è consentito cambiare di nuovo la loro posizione.

L'attacco - Il possesso di palla resta all'attaccante a meno che la miniatura colpita abbia mancato la palla, la palla colpisca una miniatura ferma del difensore o il portiere avversario, sia assegnagto al difensore avversario una rimessa laterale o un calcio di punizione o un calcio d'angolo o una rimessa dal fondo o un calcio d'inizio o un calcio di rigore.

Rete - Una rete è realizzata se la palla ha completamente attraversato la linea di porta.

Portiere - Prima, durante e dopo il tiro, il portiere può esser tenuto in qualsiasi posizione desiderata per tentare di giocare o di salvare la palla all'interno della sua area, che non gli è consentito di oltrepassare.


La scatola base contiene generalmente solo gli accessori strettamente utili a disputare una partita, come un panno verde rappresentante il terreno di gioco, le porte, i palloni e due squadre generiche, la "squadra rossa" e la "squadra blu". Ma è possibile, grazie ai centinaia di accessori disponibili, trasformare il tavolo in un vero e proprio stadio, con tribune piene di spettatori, tabellone segnapunti, recinto per il campo, panchine, riflettori per "partite notturne", telecamere della paytv, miniature rappresentanti le tipiche figure presenti a bordo campo (raccattapalle, poliziotti, allenatore, riserve in tuta). Il Subbuteo è famoso anche per la vastissima disponibilità di squadre con maglie reali, sia nazionali che di club, dai nomi più usuali come Spagna, Italia, Brasile, Juventus, Milan e quelli unici come Falkirk e Jugoslavia. Questa ricchezza di materiale spinge gli appassionati al collezionismo e molti di essi sono, più che giocatori, collezionisti. Originariamente le divise dei calciatori erano dipinte a mano e molti giocatori le personalizzavano, aggiungendo numeri e particolari tipici delle casacche ufficiali; successivamente sono state messe in commercio squadre con figurini e divise intercambiabili e riproducenti le fattezze dei giocatori delle reali squadre di calcio.


A partire dai primi anni ’70, la Waddington, produttrice inglese del Subbuteo, organizzò delle competizioni internazionali dedicate al gioco. Il torneo, che diede avvio ad una lunga tradizione di competizioni internazionali, fu il 1º Campionato Mondiale Subbuteo, organizzato a Londra il 22 e il 23 agosto 1970. Dal 1970 fino al 1990, in concomitanza con i mondiali di calcio, la Waddington organizzò continuativamente i mondiali di Subbuteo, a cui si aggiunse, a partire dal 1980 e fino al 1992, anche il Campionato Europeo. Nel mondo numerosissime erano le federazioni nazionali di Subbuteo, diffuse non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti, in Canada e in Australia. Tutte le federazioni e associazioni nazionali di Subbuteo, facevano comunque capo alla FISA, Federation International Subbuteo Association. In Italia i tornei e le manifestazioni agonistiche furono organizzate prima dalla FICMS , Federazione Italiana Calcio in Miniatura Subbuteo, e successivamente dall’AICIMS, Associazione Italiana Calcio in Miniatura Subbuteo. Anche per quanto riguarda l’aspetto agonistico del gioco, fondamentale fu il ruolo di Edilio Parodi, importatore e distributore in Italia del gioco.
Negli anni d’oro i tornei di Subbuteo in Italia erano frequentissimi, ma il sogno dei subbuteisti italiani era indubbiamente partecipare e conquistare il Guerin Subbuteo. Il Guerin Subbuteo, organizzato per la prima volta nel 1978, è stato per quasi vent’anni la maggiore manifestazione di Subbuteo a carattere nazionale. Organizzato in collaborazione tra Parodi e il settimanale calcistico Guerin Sportivo, era aperto a tutti poiché si svolgeva attraverso una prima fase di selezione regionale e una fase finale di carattere nazionale, suddivisa nelle due categorie juniores e seniores. Di pari prestigio era anche il Campionato italiano, organizzato per la prima volta nel 1974.



Tutti i più grandi giocatori di Subbuteo italiani hanno almeno una volta iscritto il loro nome nell’albo d’oro di uno di questi tornei, o nell’albo d’oro del Torneo Primavera, storico torneo organizzato annualmente a Genova in occasione della Fiera campionaria. Tra i più forti giocatori bisogna certamente ricordare Stefano Beverini, Andrea Piccaluga, Edoardo Bellotto, Davide Massino, Mario Baglietto, ma soprattutto Renzo Frignani, il quale fu per ben sei volte vincitore del Guerin Subbuteo, ma fu soprattutto Campione del Mondo nel 1982 a Barcellona e Campione d’Europa due anni più tardi a Parigi. Ai club era invece destinata la Coppa Italia, organizzata dal 1977 al 1983, e poi sostituita dal 1984 con il Campionato Italiano Subbuteo per squadre di club, suddiviso in una serie A di carattere nazionale e una serie B di carattere regionale. Dopo i mondiali del 1990, svoltisi a Roma, e gli Europei tedeschi di Amburgo nel 1992, l’organizzazione agonistica del Subbuteo gestita dalla Waddington andò in crisi, generando un lento passaggio dei migliori giocatori verso laETF European Table Football, nonostante l’ultimo tentativo di organizzare negli Stati Uniti il 7° Mondiale di Subbuteo, in concomitanza con i mondiali di calcio di USA’94. Negli stessi anni, infatti, oltre ai tornei di Subbuteo, si era sviluppata una serie di manifestazioni di grande importanza organizzate dalla ETF, nella quale non era imposto l’uso esclusivo di materiale marchiato Subbuteo. Da questo movimento e dalla scissione della struttura agonistica del Subbuteo nacque l’attuale calcio da tavolo, che deriva ovviamente dal Subbuteo ma ne ha modificato i materiali e il regolamento, con l’intento di trasformare il gioco in una attività sportiva codificata e riconosciuta, che fa oggi riferimento alla FISCT, Federazione Italiana Sport Calcio da Tavolo, in Italia, e alla FISTF, Federation International Sports Table Soccer, a livello internazionale. Oltre al Mondiale, ogni nazione organizza un Gran Premio e due Open. Esistono poi quattro circuiti Major (in Italia, Belgio, Francia e Austria) che vanno a costituire il Grande Slam, e sono gli unici tornei che prevedono un premio in denaro. Ogni anno si tiene anche un Campionato europeo (ovvero la coppa dei Campioni), che è il torneo più importante. Vi accedono due squadre per nazione. Per l' Italia ne hanno diritto quelle che vincono campionato e coppa Italia. A livello nazionale, ogni regione ha un Gran Premio e tre Open. I primi 8 della classifica giocano poi un Master Nazionale, mentre i primi 11 a livello internazionale partecipano al Master Europeo.


lunedì 7 maggio 2012

Sergi Roberto

Nome: Sergi Roberto Carnicer
Data di nascita: 7 febbraio 1992, Reus
Nazionalità: Spagna
Altezza: 177cm
Piede preferito: Destro
Squadra: FC Barcellona - Liga BBVA
Ruolo: Centrocampista centrale, trequartista
Valore: 2.500.000€



Ormai rischiamo di diventare ripetitivi, anzi, il calcio stesso rischia di diventare ripetitivo. Il nuovo talento odierno è un giovane centrocampista spagnolo, per la precisione è un figlio di quella terra che da anni a questa parte sembra benedetta dai santi protettori del pallone, la Catalogna, e per chi avesse ancora dei dubbi è un grande talento naturale e veste blaugrana.

Sergi Roberto, da molti indicato come il futuro faro guida del centrocampo azulgrana, nasce a Reus, città che ha dato i natali al suo giovane compagno Isaac Cuenca e al noto architetto catalano Antoni Gaudì. Inizia a giocare nel Gimnastic di Tarragona, la squadra più nota della sua provincia, e dopo solo una stagione viene notato dai sempre lungimiranti osservatori del Barca e viene invitato ad unirsi al loro settore giovanile. Sergi arriva alla Masia nel 2006, a quattordici anni, ed inizia ad apprendere la filosofia e le tecniche di lavoro che hanno reso grande il settore giovanile blaugrana. Inizia nei Cadete per poi passare alla formazione Juvenil ed infine viene aggregato in pianta stabile alla formazione B a soli diciassette anni. Durante la sua prima stagione con la seconda squadra del Barca fa la spola con il settore giovanile, difatti quell'anno gioca molto raramente nella terza divisione spagnola e collabora ben poco alla promozione in Segunda Divisiòn. Dalla stagione 2010/2011 inizia ad essere un elemento cardine per il centrocampo della squadra allora allenata da Luis Enrique, grande bandiera della storia azulgrana ed attuale allenatore della Roma, che gli affida subito le chiavi del gioco. Dopo qualche tentennamento iniziale guida la squadra alla preziosa riconferma in Segunda Divisiòn grazie alle 26 partite giocate con 2 gol realizzati e 3 assist. Le ottime prestazioni gli valgono durante la stagione due chiamate molto importanti dalla prima squadra e da Pep Guardiola. La prima arriva il 27 aprile 2011, quando gli viene concessa la possibilità di debuttare in Champions League, nientemeno che nella partita di andata della semifinale giocata in casa del Real Madrid. Il giovane centrocampista entra in campo ad una manciata di minuti dal fischio finale, ma la grande prova di fiducia da parte del mister gli viene confermata meno di un mese dopo, esattamente il 21 maggio nell'ultima partita di Liga in casa del Malaga. In quest'occasione Sergi ha la possibilità di giocare tutti i novanta minuti. Nella stagione 2011/2012 Roberto viene riconfermato nella rosa del Barca B ed il nuovo tecnico, Eusebio Sacristàn, continua a lasciargli le chiavi del gioco della squadra. Nella stagione in corso ha realizzato fino ad oggi (07/05/12 n.d.r.) 23 presenze, 3 gol e 3 assit. La cosa più importante però è il fatto che sia stato convocato diverse volte per la prima squadra, ed inoltre si allena ormai in pianta stabile con Puyol e compagni. il 6 dicembre 2011 torna a giocare in Champions League, nella sfida casalinga contro il Bate Borisov parte nell'undici titolare scelto da Guardiola e realizza il primo gol della partita poi conclusasi 4-0. Il 22 dello stesso mese entra al trentesimo minuto nella sfida di Copa del Rey contro L'Hospitalet in sostituzione dell'infortunato Iniesta e realizza un assit nel gol dell'8-0 di Tello. Il 12 gennaio 2012 è nuovamente in campo in Copa del Rey per l'incontro in casa dell'Osasuna. Anche in quest'occasione parte nell'undici titolare e a venti minuti dal termine realizza il definitivo gol vittoria. L'11 febbraio è ancora in campo dal primo minuto nel match di Liga un'altra volta in casa dell'Osasuna. Purtroppo questa partita è andata male sia al Barca sia al giovane Sergi, autore di una prestazione opaca. Da quel momento Sergi è tornato stabilmente nella formazione B, in attesa di una nuova chiamata da Guardiola, o la prossima stagione da Tito Vilanova.

Sergi ha sempre avuto due grandi estimatori in Pep Guardiola, che lo segue con attenzione fin dal periodo allo Juvenil, e Luis Enrique, suo allenatore la scorsa stagione, e non a caso entrambi sono due centrocampisti che fanno parte della storia del club catalano. Fin dalle prime partite nellan formazione Juvenil molti lo hanno accostato come tipo di giocatore proprio ad Enrique, soprattutto grazie alla notevole tecnica personale che farebbe sfigurare diversi giocatori ben più affermati, e alla visione di gioco, grande punto di forza del bagaglio tecnico di Sergi. Non a caso sia Luis Enrique che l'attuale tecnico del Barca B, Eusebio Sacristàn, gli hanno affidato le chiavi del gioco, sia perchè era il giocatore più adatto a gestire la manovra, sia per abituarlo fin da subito al compito e alla pressione che dovrà sopportare una volta arrivato in prima squadra. Nell'ultima stagione Sergi ha sempre più assunto il ruolo di leader, era lui che andava a cercare il pallone quando le cose stavano andando male, mentre nella scorsa stagione tendeva alcune volte ad estraniarsi dal gioco, quasi non accettasse quella responsabilità. Sicuramente il debutto in prima squadra ed i due gol realizzati hanno contribuito enormemente a consolidare l'autostima del ragazzo. Anche sotto il punto di vista fisico-atletico il giovane centrocampista è pronto per il salto di categoria. Con un po di esperienza che acquisirà nelle prossime stagione è destinato a diventare il regista della mediana dei "Culés".

I Commissari Tecnici delle Nazionali giovanili guardano sempre con attenzione al florido vivaio catalano ed il talento di Sergi non è passato inosservato. Viene convocato nell'Under17 dove realizza 3 gol in 11 partite e prende parte al Campionato del Mondo di categoria disputato nel 2009 in Nigeria. Realizza una fantastica tripletta negli ottavi di finale contro la Burkina Faso e contribuisce alla conquista del terzo posto finale. In seguito gioca 9 partite con la maglia dell'Under19 e viene convocato per l'Under20 con la quale prende parte a un altro Mondiale di categoria nel 2011 in Colombia. Realizza un gol nell'ultima partita del girone eliminatorio contro l'Australia e mette a segno uno dei calci di rigore che servono a risolvere la sfida nei quarti di finale con il Brasile terminata 2-2 durante i tempi regolamentari ma vinta dai verdeoro proprio ai tiri dagli undici metri. Sergi conclude la sua esperienza in Under20 con un bottino di 5 presenze ed 1 gol e passa all'Under21 dove finora conta una sola presenza nella partita di qualificazione all'Europeo del 2013 in Israele contro i pari età della Georgia. Sergi può vantare inoltre una convocazione nella squadra rappresentate della Catalogna nell'annuale amichevole di dicembre. Il giovane catalano ha giocato in occasione dell'incontro del 30 dicembre 2011 terminato 0-0 contro la Tunisia.

All'arrivo di Villas-Boas sulla panchina del Chelsea era uno dei giocatori chiesti dal tecnico portoghese, che poi ha dovuto ripiegare su Romeu. Sicuramente a Luis Enrique non sarebbe dispiaciuto se avesse deciso di seguirlo a Trigoria, ma fattostà che Sergi Roberto è un uomo Barca ed il club non ha mai nascosto di voler puntare fortemente su di lui e quindi di essere deciso a non ascoltare nessuna offerta. Per quanto riguarda il futuro prossimo del centrocampista, ovvero la prossima stagione, pare plausibile aspettarsi un doppio impegno tra Barca B e prima squadra, con molte più occasione nell'undici affidato a breve a Tito Vilanova. Il futuro è tutto dalla parte di Sergi, e sicuramente alla Masia sanno come far crescere bene un giovane talento senza sprecarlo. Ci aspettiamo grandi cose da lui, come anche Barcellona e la Spagna.





                                   

sabato 5 maggio 2012

Tottenham Academy


Questo prestigioso club vanta nella sua bacheca la bellezza di 1 Coppa delle Coppe, 2 Coppe Uefa, 2 campionati inglesi, 8 FA Cup (in Inghilterra questo è un trofeo molto sentito, al pari del campionato), 4 Football League Cup, 7 Community Shield e 2 Football League Championship, la seconda serie inglese. Ha vinto la prima volta il campionato minore nel 1920, dopo una delle vicissitudini che ancora oggi tocca profondamente i tifosi del Tottenham. Henry Norris, imprenditore e politico di quegli anni, acquisì l’arsenal nel 1910 e individuò la zona dove costruire il nuovo stadio, Highbury. Purtroppo il posto prescelto era molto vicino alla sede del Tottenham che in tutti i modi si oppose, ma invano. Il campionato precedente si era concluso con Tottenham ultimo in First Division e Arsenal quinto in Second Divison. Si era deciso di aumentare il numero di partecipanti alla massima serie e nei precedenti allargamenti erano sempre state abbonate le retrocessioni. Ma quella volta andò diversamente. Norris aveva un profondo legame con l’allora presidente della lega e grazie a questo riuscì a far sua la promozione, relegando i bianco blu alla Second Division. L’anno successivo il Tottenham trovò la qualificazione vincendo il campionato. Da allora con l’Arsenal esiste una faida che ha fortemente caratterizzato tutti i loro incontri.



Il settore giovanile della squadra di White Hart Lane è uno dei più importanti di Inghilterra; nelle sue fila hanno visto crescere talenti come Sol Campbell, Peter Crouch, Ledley King, Chris Hughton attuale allenatore del Birmingham City e Stephen John "Steve" Perryman, vera e proprio bandiera del club con 665 presenze nella sola Premier. Negli ultimi tempi, in linea con la maggior parte delle squadre europee, il Tottenham sta cercando di migliorare sempre più nella ricerca,crescita e gestione dei giovani talenti. Per fare questo una rete di 35 osservatori visiona giocatori provenienti da tutto il mondo, tenendo ovviamente un occhio di riguardo per quelli inglesi. L’accademia è composta da circa 150 ragazzi di età compresa fra gli otto e i dieci anni, seguiti da uno staff di 30 persone qualificate. I ragazzi frequentano le lezioni presso lo stadio White Hart Lane in collaborazione con il London North College. L’educazione viene fornita su base individuale andando così a colmare le eventuali lacune e a migliorare gli aspetti dove gli studenti si sono dimostrati più carenti. Inoltre la società partecipa in primo grado all’istruzione verificando l’andamento con visite scolastiche regolari e discussioni con gli insegnanti. La permanenza all’accademia può essere messa in discussione se un giocatore giovane trasgredisce più volte le regole della scuola: ovvero assenze ingiustificate, violazioni dei compiti e comportamenti scorretti.



Il club propone e cerca di proporre estro, fluidità e calcio d’attacco. Questi sono i tratti fondamentali con cui la società si autodefinisce e questi sono anche i criteri che vengono considerati primari all’interno dell'apparato scouting. Così il Tottenham costruisce programmi d’allenamento personalizzati mirati a massimizzare i potenziali dei loro talenti; cercano di sviluppare ad ogni sessione il ritmo del giocatore, cercano di raggiungere risultati significativi negli ambiti tecnici, tattici fisici e psicologici ed infine cercano di sviluppare la personalità e la forza mentale di ogni atleta. Stati Uniti, Thailandia, Singapore, Islanda, Canada e Malesia sono i paesi in cui la squadra ha svolto programmi di accrescimento per i giocatori locali attraverso l’International Player Development Programme. Con queste iniziative il Tottenham lavora per migliorare il calcio in queste nazioni esportando le proprie esperienze nella gestione globale dello sport: educazione, alimentazione e ovviamente allenamento calcistico. E’ un'iniziativa davvero interessante, soprattutto per quanto riguarda gli Stati Uniti poiché siamo certi che a livello calcistico abbiano molto da dare e i consigli di una squadra del calibro del Tottenham possono essere certamente utili. Attualmente sia lo stadio che un centro di formazione sono in costruzione. I progetti sonno molto ambiziosi ma per non cadere nell’errore di affrettare i giudizzi è saggio aspettarne la realizzazione. Vedremo mancare un altro storico tempio del calcio come il White Hart Lane (costruito nel 1899 N.d.R.) ma sappiamo che uno stadio della capienza di 37 mila posti non è adatto ad una squadra come questa. Sembra che il Tottenham punti più sulla qualità che sulla quantità, costruendo un ambiente educativo rigoroso, modellato da regole ferree, come si richiede a società di quest'importanza.



Certamente questo è un ambiente adatto a coltivare giovani campioni e infatti la storia non mente. Tra coloro degni di nota spiccano, come detto nell'incipit:
Sol Campbell: impressionante difensore centrale alto 188 centimetri per 92 chili. Era insormontabile per gli attaccanti che gli si presentavano contro poiché era dotato oltre che della stazza anche di un senso della posizione importante. I tifosi del Tottenham non gli hanno mai perdonato l'essere passato all’acerrima nemica Arsenal.

Peter Crouch: attaccante rapace fortissimo di testa in virtù della sua altezza (201 cm). Attualmente in forze allo Stoke City, ha militato in molte altre squadre tra cui il Liverpool, con cui ha perso in finale di Champions nella stagione 2006-2007 contro il Milan (2-1).



Ledley King: difensore classe 1980 capace di giocare nel ruolo di centrale, suo prediletto, e anche di esterno o di centrocampista davanti alla difesa. Il problema alle ginocchia né ha fortemente limitato la carriera, infatti gli allenatori hanno sempre dosato il suo utilizzo. E’ l’attuale capitano dopo la partenza di Robbie Keane.

John "Steve" Perryman: è una vera e propria bandiera del club, avendoci giocato per la bellezza di 854 volte. Centrocampista duttile utilizzato in casi di estrema necessità come difensore, ha totalizzato una sola presenza per la nazionale inglese.



venerdì 4 maggio 2012

Marcello Trotta

Nome: Marcello Trotta
Data di nascita: 29 Settembre 1992, Santa Maria Capua Vetere (Caserta)
Nazionalità: Italia
Altezza: 1,86 cm
Piede preferito: Sinistro
Squadra: Fulham, Premier League (Inghilterra)
Ruolo: Attaccante
Valore: 500.000 Euro




Il calcio italiano è pieno di giovani talenti emigrati all'estero per cercare fortuna e perseguire il sogno di diventare calciatori professionisti. Gli esempi più famosi sono sicuramente Dalla Bona, Rossi e Lupoli, ma ce ne sono tantissimi altri come Borini e Marcello Trotta, di cui parleremo in questa scheda.

Marcello Trotta nasce a Santa Maria Capua Vetere, l'antica Capua degli imperatori romani, e comincia a dare i primi calci al pallone nel Recale 2002. Nel 2004 supera un provino per il Napoli, all'epoca retrocesso in C1 (attuale Lega Pro) per fallimento. Nelle giovanili del club partenopeo mostra tutte le sue immense capacità realizzative, così nel 2008 viene acquistato dal Manchester City. Scoppia il caso “scippo”, il Napoli si rivolge alla FIFA che apre un'inchiesta e il giocatore viene squalificato per due mesi e il Napoli viene multato. Ma passa solo un anno e il City, che aveva investito ben 1 milioni di euro per strapparlo agli azzurri, lo scarica. Ne approfitta il Fulham che crede nelle doti del ragazzo. Trotta mette subito in mostra tutte le sue qualità da bomber nella squadra riserve, con la quale farà in stagione 12 gol in 12 partite. Così viene mandato in prestito nel Novembre del 2011 al Wycombe Wanderers in League Two (quarta serie inglese). Debutta con gol il 26 Novembre contro il Milton Keynes Dons. Il 26 Dicembre arriva addirittura la prima tripletta contro l'Exeter City. Alla fine della sua esperienza di due mesi (8 gol in 8 partite), torna al Fulham, debuttando ufficialmente nel quarto turno di FA Cup contro l'Everton, persa 2-1. Nel Febbraio 2012 viene girato nuovamente in prestito, questa volta al Watford, ma torna di nuovo alla casa madre (1 presenza per lui in Championship), con la quale arriva anche il fatidico debutto in Premier League il 7 Aprile contro il Bolton Wanderers, sfiorando il gol nel finale. Quest'anno ha totalizzato 12 reti in 12 presenze con la squadra riserve del Fulham.

Marcello Trotta ha già esperienza con le nazionali giovanili italiane. Ha esordito il 23 Aprile 2008 nell'Under-16, con la quale ha vinto il Torneo Internazionale di Grado, segnando proprio lui il gol decisivo. In totale 2 gol in 4 presenze che gli fanno guadagnare l'esordio con gol nell'Under-18 il 17 Aprile 2010 (1 gol in una presenza) e il debutto con l'Under-19 il 26 Maggio dello stesso anno. Al momento è nel giro della nazionale Under-20.

Marcello Trotta è la classica punta centrale moderna, brava nel movimento. Somiglia molto a Robin Van Persie nelle movenze (con le dovute proporzioni), ma il suo idolo è curiosamente l'ex attaccante del Napoli Marcelo Zalayeta, che ha conosciuto durante l'ultima stagione con i partenopei. E' potente fisicamente, bravo nella protezione della palla e dall'innato senso del gol. Non velocissimo, possiede una buona tecnica e grande rapidità di esecuzione. Molti, a nostro avviso erroneamente, lo accostano a Luca Toni ma in realtà pare diverso nel modo di giocare. Deve migliorare il piede debole e nei colpi testa, arma fondamentale per i centravanti fisici. E' un giocatore da seguire attentamente.



Ecco alcune reti con il Wycombe.

mercoledì 2 maggio 2012

I.C.F. Intercity Firm


Negli ultimi anni, soprattutto in Italia, il fenomeno Hooligans sembra attenuarsi. Gli scontri tra tifoserie sono in netto calo rispetto a fine anni 90 e primi 2000 però nella maggior parte dei casi siamo ancora ostaggio di frange di tifoserie violente che nulla hanno a che vedere con il calcio. Non meno di due domeniche fa abbiamo assistito ad uno spettacolo a dir poco paradossale; allo stadio Marassi di Genova si svolgeva la partita tra la squadra padrona di casa, il Genoa e la squadra del Siena. Dopo il quarto goal da parte senese è scoppiata una rivolta da parte di una frangia estrema genoana che in primo luogo ha fatto fermare la partita e poi  ha“trattato” con giocatori e dirigenti societari la resa della propria squadra invitandoli a levarsi la maglia ed uscire dal campo perché “non degni” di indossare quei colori. Scene al limite della cinematografia, difficilmente replicabili in qualsiasi altro campionato di alto livello come il nostro.



Oggi vogliamo portarvi indietro di qualche anno, e per la precisione nel 1974, a West Ham, un distretto nel borough londinese Newham, da qui nasce l’InterCity Firm. In Inghilterra in quel periodo il problema Hooligans era molto accentuato e le tifoserie ogni domenica cercavano continuamente il “contatto” per scontrarsi e dar vita a risse furibonde. C’era una squadra dell’est Londra in particolare che si rese fautrice di un gruppo che tutt’ora è ricordato come uno dei gruppi più temuti tra le tifoserie inglesi, il West Ham United. Durante gli anni '70 uno degli obiettivi delle tifoserie hooligans era occupare o comunque cercare di entrare nella curva della squadra rivale, dimostrando quindi superiorità a livello di gruppo ultras. Durante le trasferte, alle tifoserie erano dedicati dei treni speciale per raggiungere gli stadi ma per eludere i controlli delle forze dell’ordine i tifosi più facinorosi cominciarono a usare i treni InterCity. Alcuni di questi salirono su treni regionali sin dalle prime ore del mattino per andare agli incontri calcistici, mischiandosi quindi con i pendolari che andavano a lavoro. La Firm del West Ham nacque dunque dall’uso di questi mezzi che portò anche all’abbandono per molti dell’uso di sciarpe e indumenti inerenti alla propria squadra a discapito di un abbigliamento “casual”, proprio per non essere riconosciuti durante le trasferte.



La prima apparizione vera e propria dell’ICF la troviamo durante il match tra Aston Villa e West Ham, dove un gruppo di circa 50 tifosi del West Ham entrarono di nascosto nella curva dei tifosi del Villa per poi, a pochi minuti dell’inizio del match, farsi riconoscere e cantare: “«Noi siamo I… InterCity, siamo C… cattivi e combattiamo, siamo F…forti e fanatici… siamo I.C.F.!». Si scatenò un panico generale con gente che si riversava in campo e gli ultras dell’Aston Villa, una volta riconosciuti i rivali, che provavano a caricare quel gruppo di 50 ragazzi che si erano racchiusi in un angolo alto della curva, cercando di conseguenza di reggere l’ondata di tifosi alla carica. Tutti ragazzi giovani dai 15 ai 18 anni che però all’arrivo della polizia vennero scortati fuori dalla curva e portati nel loro settore anche perché uno di questi dopo esser stato fermato, dichiarò di aver sbagliato curva e settore, visti anche i colori sociali simili. Alla fine della partita al ritorno nella stazione di Euston, si presentarono davanti all’ICF un muro di 100/150 tifosi ed acerrimi rivali della squadra del Millwall FC. Lo scontro fu acceso e i tifosi del West Ham li misero in fuga; così il primo giorno, la ICF si “presentò” ai suoi “vecchi” della curva, ai tifosi del Villa ed agli acerrimi rivali del Millwall. C’erano molte bande all’interno della curva del West Ham ma riunirsi sotto il nome di ICF per molti significava avere un grande valore. Tra gli anni 70 ed 80 ci furono violentissimi scontri tra firm Inglesi, ma l’ICF del West Ham si distingueva dalle altre. Terminatone uno vittorioso con una tifoseria, l’ICF era solita lasciare un biglietto da visita dove c’era scritto: “Congratulations, You Have Just Met the ICF (Congratulazioni, hai appena incontrato l'ICF). Da ricordare sempre gli acerrimi rivali della squadra del Millwall dove per anni si sono susseguiti pesanti scontri anche in campo, l’ultimo proprio nel 2009 quando durante il derby di coppa di lega ci furono battaglie fuori dallo stadio ed invasioni di campo con anche un accoltellato e molti feriti. Il derby dell’est di Londra non si è mai fermato.



Negli anni si sono susseguiti film e documentari sulle firm Inglesi e sui problemi degli scontri tra tifoserie. L’apice fu la strage dell’Heysel del 1985, dove morirono trentanove persone e più di 600 feriti per un “take an end” (termine indicato per occupare la curva) dove i tifosi del Liverpool entrarono nel settore ospiti della Juventus. La UEFA dopo quell’episodio escluse le squadre Inglesi dalle competizioni europee visti anche i precedenti per quando riguarda il problema stadi (tra cui la strage di Bradford dove crollò il tetto dello stadio per un incendio in cui morirono 56 persone). Nel 1986 in Inghilterra furono introdotte nuove leggi per i tifosi facinorosi e nel 1989 dopo la tragedia di Hillsborough, dove morirono 96 persone schiacciate e soffocate, furono introdotte nuove leggi per la ristrutturazione degli stadi. La storia dell’ICF è stata ispirata alla pellicola del film “Hooligans” del 2005 mentre per chi volesse approfondire il tema, v’invitiamo a leggere il libro di Cass Pennant uno dei leader dell’ICF; “Congratulazioni, hai appena incontrato la ICF (West Ham United), Milano, Baldini & Castoldi, 2004”.







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