lunedì 15 ottobre 2012

Isco

Nome: Francisco Román Alarcón Suárez
Data di nascita: 21 aprile 1992, Benalmádena
Nazionalità: Spagna
Altezza: 176cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Màlaga CF - Liga BBVA
Ruolo: Trequartista, ala sinistra-destra
Valore: 12.000.000€



La tradizione spagnola dei centrocampisti tecnici e talentuosi non accenna a rallentare nello sfornare talenti pronti fin dalla giovanissima età ad imporsi nella massima serie iberica. Diverse squadre estere hanno iniziato ad investire in questi talenti, come ad esempio il Bayern Monaco che ha ingaggiato Javi Martinez pagando la clausola rescissoria di quaranta milioni per intero, e i due ex canterani del Real Madrid Carvajal, Joeselu e l'under 21 ex Altetico Dominguez. Un altro giovane potrebbe lasciare la penisola iberica in un prossimo futuro, ed il nostro Paese rientra tra i possibili candidati ad un suo possibile approdo. Stiamo parlando di Isco, trequartista del Malaga, che si sta facendo conoscere al pubblico internazionale grazie alle ottime prestazioni in campionato e in Champions League.

Francisco, detto Isco, nasce a Benalmádena, una piccola cittadina andalusa nel profondo sud della Spagna. La sua prima squadra è l'Atletico Benamiel, un piccolo club delle divisioni regionali della sua città, con il quale però riesce a farsi notare dal Valencia, squadra da sempre molto attenta ai giovani prospetti della Comunidad Valenciana e delle ergioni limitrofe. Nel 2006 entra a far parte del Valencia Mestalla, la formazione B della squadra spagnola. Qui inizia a mostrare tutto il suo talento ed affina sempre di più le sue caratteristiche di regista e creatore di gioco, oltre che ottimo finalizzatore. Dopo una serie di ottime prestazioni nelle serie minori con il Mestalla, viene convocato in prima squadra nel corso della stagione 2010/2011. Il debutto arriva da titolare nella partita di Copa del Rey dell'11 novembre 2010 in casa contro l'UD Logroñés. Nel suo primo incontro ha la possibilità di giocare ottanta minuti e mette a referto una pregevole doppietta. Il debutto in Liga arriva soli tre giorni dopoquando gioca i venti minuti finali della sfida contro il Getafe. Per completare l'incredibile inizio dopo dieci giorni è in campo nella partita contro il Bursaspor valido per la fase a gironi della Champions League. Da li alla fine della stagione avrà diverse altre occasioni di giocare con la prima squadra, ma questa la si può considerare a tutti gli effetti una stagione d'apprendimento, chiusa con un bottino di 8 presenze, tra campionato, Coppa del Re e Champions League, e 2 gol all'attivo.
Durante l'estate del 2011 arriva al Valencia l'offerta del Malaga, intenzionata a riportare il giocatore nella sua regione e farlo giocare e crescere definitivamente davanti alla sua gente. L'offerta di sette milioni di petroldollari degli sceicchi viene accettata e Isco diventa fin da subito una parte molto importante del progetto del team di Manuel Pellegrini. Debutta da titolare fin dalla prima giornata, nel difficilissimo inizio contro il Barcelona resta in campo per tutti i novanta minuti senza però poter far nulla per impedire la sconfitta dei suoi per 4-1. Alla tredicesima giornata, in casa del Real Santander, realizza la sua prima marcatura nella massima serie spagnola, ripetendosi la giornata successiva in casa contro il Villarreal. Il Malaga sta affrontando un'ottima stagione, che al termine li vedrà qualificati per la Champions League, e Isco con il tempo diventa sempre più leader del centrocampo e della trequarti, nonostante i giocatori di esperienza accanto a lui. Raramente non parte nell'undici titolare, ed infatti chiude la stagione con 35 presenze 5 gol e 5 assist, oltre ad una media minuti prossima agli ottanta primi per partita.
Nella stagione in corso il trequartista iberico riprende da dove si era interrotto: titolare nei primi sette incontri di Liga e leader assoluto de debutto in Champions dei suoi dove ha steso lo Zenit di Luciano Spalletti con una splendida doppietta, fissando il risultato finale sul 3-0 per gli andalusi.

La caratteristica principale di Isco, oltre che suo punto di forza, è l'impeccabile tecnica individuale. Molto abile nei passaggi, lunghi e corti, dispone di un'ottima visione di gioco che lo rendono un temibile assist-man. Nell'ultimo periodo si è allenato molto per essere più incisivo in zona gol grazie ai suoi inserimenti. Calcia molto bene anche di sinistro, nonostante sia un destro naturale, ed inoltre il suo baricentro basso ed il fatto che sia molto rapido lo rendono difficile da marcare in fase di possesso di palla. Ha un buon dribbling, fatto soprattutto di rapidi cambi di direzione, tipico del gioco spagnolo. Non ha particolari compiti in fase difensiva, ma visto il suo talento in fase di costruzione e finalizzazione sarebbe difficile chiedergli di imporsi anche in fase di copertura, visto che comunque non stiamo parlando di un centrocampista centrale, ma di un trequartista, che nello stile di gioco spagnolo può ricoprire la stessa porzione di campo, ma non ha necessariamente gli stessi compiti (come ad esempio Xavi ed Iniesta, sia nel Barcelona che nella Nazionale spagnola). Viste le carattiristiche tecniche e fisiche può ricoprire anche il ruolo di ala, ma per il suo tipo di gioco risulta essere più incisivo quando gioca in posizione centrale con libertà di movimento.

Francisco è sempre stato un elemento fisso delle varie Nazionali giovanili iberiche. Debutta nel 2008 con la Selezione Under 16 con la quale realizza 3 presenze e 1 gol. Nello stesso anno passa in Under 17 dove in un anno totalizza 21 apparizioni e 6 marcature arrivando a giocare fino alla semifinale del Mondiale Under 17 del 2009. Dopo solo una presenza in Under 18 condita da un gol passa in Under 19 dove gioca 12 partite segnando la bellezza di 7 gol. Nel 2011 gioca il Campionato del Mondo con la formazione Under 20 in Colombia, avventura che chiude ai quarti di finale contro il Brasile. Con la malgia Under 20 gioca 6 partite realizzando una marcatura. Dal 2011 è titolare fisso dell'Under 21 iberica con la quale finora ha realizzato 5 gol in 8 partite di qualificazione ai prossimi Campionati Europei di categoria. Nel 2012 ha preso parte ai Giochi Olimpici londinesi con la selezione Under 23, non riuscendo però a superare il non irresistibile girone con la sua squadra.

Ci sonoi tutte le premesse per ipotizzare una maglia da titolare nella Nazionale spagnola per Isco, in un futuro neanche troppo lontano. Al momento guida il suo Malaga ad una difficile riconferma nei primi quattro posti in campionato, ma non è da escludere una sua possibile partenza, più la prossima estate che a gennaio. Come si sa lo sceicco del Malaga ha deciso di chiudere i rubinetti dopo una sola stagione segnate da ampie perdite, ed Isco potrebbe diventare una vendita pregiata da piazzare. La clausola rescissoria è alta ma non impossibile. Si tratta infatti sui ventuno milioni, ma non è da escludere un possibile rinnovo contrattuale con clausola nuova. Ad oggi sono diverse le squadre interessate, a cui vanno unite le nostrane Juventus e Milan. I bianconeri sono stati i primi, nel nostro campionato ad interessarsi al trequartista, seguiti dai rossoneri impegnati a ringiovanire e rinnovare la rosa con un occhio di riguardo al bilancio. Noi come sempre auspichiamo un campionato italiano sempre pieno di talenti, ed anche in questo caso non possiamo che augurarci che in caso di partenza il giovane Isco scelga il nostro Paese.






sabato 13 ottobre 2012

Il personaggio...Edgar Davids

Lo chiamavano pitbull. Avevano le loro buone ragioni per farlo: non tirava mai indietro la gamba e possedeva una grinta e una cattiveria tale da incutere timore e rispetto negli avversari. Questo soprannome gli era stato dato dal suo allenatore Van Gaal ai tempi dell’Ajax; Edgar era scontroso e irascibile, aveva un carattere molto difficile ma possedeva qualcosa in più rispetto agli altri giocatori: una grinta che rimarrà sempre d’esempio per tutti coloro che si avvicinano al mondo del calcio.

Edgar Steven Davids nasce il 13 marzo 1973 a Paramaribo, capitale del Suriname. Appartiene alla scuola giovanile dell’Ajax e debutta in Eredivise il 6 settembre 1991. Da qui in poi diventa sempre più fondamentale per la squadra poiché la sua incredibile eleganza nel trattare il pallone abbinata alle doti di mediano ne fanno un giocatore unico. Con la sua squadra vince tantissimo: 3 campionati, una coppa Uefa, una Champions League e raggiunge anche una seconda finale di Champions che però perde contro la Juventus.

Il Milan si accorge dell’importanza che potrebbe avere e decide nel 1996 di comprarlo, sperando potesse essere fondamentale come gli olandesi comprati da loro nel passato. Fin da subito si rivela un giocatore con un carattere difficile e al Milan iniziano a pentirsene. Durante la prima stagione totalizza solo 15 presenze anche per colpa di un infortunio: nel febbraio 1997 si frattura tibia e perone in uno scontro con il portiere Bucci. La rabbia però può essere un pregio oltre che un difetto: infatti dopo solo sei mesi riesce a recuperare pienamente dall’ infortunio lavorando duramente in palestra, spesso da solo. L’allora allenatore del Milan Capello era molto preoccupato della possibile influenza negativa del giocatore sullo spogliatoio e quando arriva la notizia di un’offerta della Juventus nessuno si oppone: tanto più che il giocatore era arrivato grazie alla sentenza Bosman a parametro zero e la proposta juventina era di 9 miliardi di lire.

Quando il giocatore arriva a Torino, al Milan sono contenti e felici del suo trasferimento tanto da dire “ci siamo tolti una bella grana”; a fine stagione però la Juventus vince serie A e Supercoppa Italiana mentre il Milan arriva decimo. Moggi e Lippi puntano tantissimo su di lui e gli consegnano le chiavi del centrocampo. La continuità di rendimento unita alla grinta, all'abilità nel tackle ed alla straordinaria tecnica individuale ne fanno uno dei migliori interpreti del suo ruolo di quegli anni е di ogni tempo.

Alla fine dell’anno viene chiamato a disputare il mondiale in Francia e qui gioca veramente bene portando l’Olanda in semifinale, partita persa poi con il Brasile. Alla fine della competizione viene eletto come uno dei migliori giocatori del torneo.

La stagione 1998/1999 non inizia però con il piede giusto: la Juventus non è brillante come nella stagione precedente e Marcello Lippi viene esonerato a metà anno. Al suo posto arriva Ancelotti che si trova subito bene con l’olandese; la squadra arriva fino alle semifinali di Champions League contro il Manchester United con cui perde con un risultato complessivo di 4 a 3. Inoltre la Juventus perde lo spareggio per l’accesso alla Coppa Uefa e questo desta molti malumori nello spogliatoio. L’anno successivo la Juve perde il campionato all’ultima giornata nella famosa partita contro il Perugia arbitrata da Pierluigi Collina e Davids ciononostante disputa un ottimo campionato. In estate gioca il campionato europeo in Olanda anche se purtroppo esce in semifinale contro proprio l’Italia ai rigori. Edgar è considerato il miglior giocatore del torneo e uno dei più forti giocatori del mondo.

L’annata 2000/2001 è la peggiore: all’olandese viene diagnosticato un glaucoma agli occhi e per questo è poi costretto a giocare con gli occhialini che tanto lo hanno caratterizzato nella sua carriera. Viene però trovato positivo all'antidoping dopo una partita con l’Udinese e nonostante la difesa da parte sua e della società (sostenevano fosse dovuto alle cure per gli occhi) viene squalificato per 5 mesi dai campi di gioco.

Al suo ritorno però la squadra ha dei problemi tattici: Lippi (ritornato sulla panchina bianconera) deve riuscire a conciliari i diversi giocatori che giocano sulla parte sinistra del campo: Nedved, arrivato per “sostituire” Zidane, Del Piero e Davids. La soluzione però viene trovata con un’ottima intuizione da parte dell’allenatore: Del Piero viene spostato più avanti, a Nedved viene concessa la possibilità di svariare e quindi si crea lo spazio per Edgar. La Juventus riesce così a vincere un contestatissimo scudetto ai danni dell’Inter e riesce a ripetersi anche l’anno successivo, perdendo però la finale di Champions ai rigori contro il Milan.

La stagione 2003/2004 comincia non proprio bene: la squadra ingaggia Appiah, ritenuto l’erede naturale di Davids, poiché quest’ultimo destava preoccupazioni dal punto di vista fisico. In più l’olandese, vicino alla fine del contratto, chiedeva un sostanzioso aumento di stipendio, cosa che Moggi non era disposto a concedere. Così l’allenatore lo schiera pochissimo e il giocatore stizzito chiede di essere mandato altrove. Viene così lasciato in prestito al Barcellona e qui sembra di rivedere il Davids dei migliori tempi: il Barca con lui in campo recupera terreno sulle prime e a fine stagione si classifica secondo. Purtroppo però la voglia di rivalsa di Edgar nei confronti del club torinese è talmente alta da fargli accettare l’offerta da parte dell’Inter: qui non riesce però a trovare la giusta condizione e gioca solamente 15 partite e neanche troppo bene. A fine stagione va al Tottenham dove gioca una stagione e mezza prima di ritornare all’Ajax, club che lo aveva lanciato. Qui rimane una stagione e contribuisce alla vittoria della coppa d’Olanda segnando il rigore decisivo. Si trasferisce poi nel 2010 per poco tempo al Crystal Palace e ora è allenatore/giocatore del Barnet, squadra che milita in Football League Two.

Di lui ci rimane il ricordo di uno dei mediani più forti di sempre, un autentico pitbull attaccato alle caviglie che però quando aveva la palla tra i piedi era capace di fare cose difficili anche per i registi più bravi. Possedeva veramente una tecnica fuori dal comune e nonostante inseguisse gli avversari per 90 minuti riusciva anche ad inventare la giocata di fino per il gol. Non a caso è stato inserito da Pelè nella sua lista dei 100 giocatori più forti di sempre.





venerdì 12 ottobre 2012

Adam Matthews

Nome: Adam Matthews
Data di nascita: 13 gennaio 1992, Swansea
Nazionalità: Galles
Altezza: 1, 78 m
Piede preferito: Destro
Squadra: Celtic Glasgow - Premier League scozzese
Ruolo: Terzino destro
Valore: 3.000.000 €




Quando si pensa al ruolo di terzino, sia destro o sinistro, sono sempre gli stessi i nomi che vengono in mente: Roberto Carlos, Maicon, Dani Alves, Lahm, ultimamente Marcelo ma soprattutto il fenomeno gallese Gareth Bale. Ecco, proprio quest'ultimo, che a dire la verità nasce terzino, ma nelle ultime stagioni è stato spostato più avanti, ha molto in comune con il profilo che vi presentiamo oggi. Il giovane terzino che entra ufficialmente nel database di ProssimiCampioni è gallese, copre tutta la fascia e fa della corsa e della forza le proprie qualità distintive, proprio come il connazionale Bale, parliamo di Adam Matthews, tornante dei Celtic di Glasgow.

Adam Matthews nasce a Swansea, seconda città del Galles per numero di abitanti ed unica nel Paese ad ospitare una squadra che gioca attualmente in Premier League inglese, lo Swansea appunto. Molto giovane tenta di entrare nel blasonato settore giovanile bianconero ma si rompe un braccio e lo staff della società gli dice di ripassare a fare un provino quando questo sarebbe guarito. Risolto il problema fisico si presenta nuovamente allo Swansea che però non accoglie il desiderio del ragazzo e senza nemmeno sottoporlo ad uno stage lo scarta. A 8 anni il piccolo Adam non demorde e partecipa ad una selezione dei rivali del Cardiff City che sceglie proprio lui tra una quarantina di aspiranti calciatori. Dal 2000 comincia la rapida scalata nel settore giovanile rossonero che lo porta nel 2009 a firmare il primo contratto da professionista. Il debutto ufficiale tra i professionisti arriva il 15 agosto 2009 nel pareggio esterno (1-1) contro il Blackpool in Championship (la Serie B inglese). Alla prima stagione segna la bellezza di 35 presenze, una rete, il debutto nell'Under 21 del Galles (3 gare) e il premio come uno dei migliori giovani del campionato. La stagione 2010/2011 invece è piuttosto difficile per il terzino gallese che segna appena 8 presenze nel Cardiff, complici alcuni dissidi con l allenatore e le voci che lo vedono vicino al Manchester United. Al termine del campionato passa al Celtic di Glasgow che punta tutto sul ragazzo per rinnovare la fascia destra di difesa. Alla prima stagione a Glasgow parte alla grande e termina in trionfo con 32 partite ufficiali tra campionato e coppa nazionale, 5 presenze in Europa League e il titolo scozzese in tasca. Le ottime prestazioni con i Celts gli valgono la convocazione in pianta stabile con il Galles (8 presenze ad ora) ed un interesse sempre crescente tra le big europee. In questa stagione oltre al debutto in Champions dove è titolare fisso del Celtic impegnato nel Girone G con Spartak Mosca, Barcellona e Benfica, ha disputato 5 match di campionato conditi da 4 assist e 2 partite di qualificazioni mondiali con la propria nazionale.

Adam Matthews è un terzino destro di spinta che può giocare esterno alto di centrocampo oppure all'occorrenza fungere da tornante mancino con buoni risultati. Come Bale la spinta e la fisicità risultano essere le sue armi migliori anche se il fenomeno degli Spurs è decisamente più dotato atleticamente e tecnicamente con un sinistro potente ma anche piuttosto raffinato. In prospettiva comunque Matthews è un ottimo terzino, molto abile nel fornire assist ai compagni con il suo gran destro dalla fascia e con capacità di inserimento più che discrete. Deve migliorare molto nell'anticipo e nel tenere la posizione ma questa stagione al Celtic, con la vetrina europea, può davvero mostrarci quali siano i margini di miglioramento del ragazzo. Occhio alle rimesse laterali con le mani di Matthews, impressionanti, non ancora al livello del mitico Rory Delap, ma siamo sulla buona strada.

Matthews è sul taccuino di tutta la Premier League con United, City, Everton e Spurs in testa. Già in passato è stato vicino allo sbarco in Inghilterra ma i tempi non erano maturi e la prossima stagione potrebbe essere quella buona. Il ragazzo piace anche in Germania ma il suo destino sembra segnato in tra Liverpool e Manchester. Sarebbe un ottimo giocatore per la Serie A italiana ma non risultano al momento società particolarmente vigili sul sua situazione che potrebbe rappresentare ancora un ottimo investimento prima che il prezzo si impenni dopo la Champions. Vedremo cosa ci farà vedere questa stagione, siamo curiosi di sapere dove realmente potrà arrivare.





mercoledì 10 ottobre 2012

La Pro Vercelli dei 7 Scudetti

Negli ultimi anni abbiamo assistito a lotte scudetto dove le contendenti sono state le solite grandi squadre come Juve, Inter e Milan. Solo una piccola parentesi delle romane ha spezzato questa catena anche se il Napoli di queste ultime stagioni sta assumendo sempre più credito per una vittoria finale. Oggi vogliamo parlarvi di una società le cui imprese sono sconosciute a molti, proprio perché non sono recenti, e risalgono a più di cento anni fa, in riferimento ad una delle società più antiche e gloriose agli albori del nostro campionato. Parliamo della Pro Vercelli che può vantare ben sette titoli ed una storia tutta da raccontare. La Pro Vercelli nasce nel lontano 1892 a Vercelli, provincia piemontese conosciuta come “capitale europea del riso”, e si identifica inizialmente come “Società Ginnastica”, per mano del professore Domenico Luppi, insegnante di educazione fisica. Negli anni successivi e precisamente nel 1903 uno schermidore di nome Marcello Bertinetti decide di creare anche la sezione dedita alla scuola calcio, assieme ad alcuni amici e fonda uno dei club che nella seconda decade del 1900 avrebbe dominato il campionato. “Bianche Casacche” era il nome che veniva dato ai giocatori che indossavano una divisa di colore bianco abbinata a dei calzoncini neri, che hanno segnato uno stile ripreso da molte società calcistiche in futuro. Il primo Campionato ufficiale disputato dalle “bianche casacche” risale al 1906 e per la precisione nella Seconda Categoria, ma l’esito fu presto negativo e la squadra venne rapidamente eliminata. L’anno successivo riuscì finalmente ad entrare nell’Elitè del calcio di allora e cioè nella massima serie del Campionato di Prima Categoria. Fu una grande impresa perché alla sua prima apparizione la Pro Vercelli conquistò subito il Campionato nel 1908.


La società di Marcello Bertinetti sconfisse alle eliminatorie la Juventus e nel triangolare finale la Società Ginnastica Doria e la Società Milanese. Insieme alla vittoria scudetto i bianchi si aggiudicarono anche la famosa Coppa Romolo Buni (assegnata dallo stesso Romolo Buni, mecenate sportivo ed ex campione di ciclismo che aveva deciso di donare l'omonima coppa per chi avesse vinto il campionato). L’anno seguente la Pro Vercelli bissò il successo e mise in bacheca anche l’accesso al Campionato di Prima Categoria Federale. La formazione di Prima Categoria che vinse il primo scudetto era formata da questo 11: Innocenti, Salvaneschi, Celoria, Ara, Mila­no I, Leone, Romussi, Bertinetti, Fresia, Visconti, Rampini I.
Negli anni successivi la Pro Vercelli vinse altri tre scudetti fino al 1913; solo nel 1910 perse un titolo in favore dell’Inter a causa di una diatriba legata alle convocazioni dei giocatori di Vercelli e ai rinvii di alcune partite. Il Campionato finì con due squadre a pari merito, l’Inter e la stessa Pro Vercelli appunto; si doveva disputare una gara di spareggio che inizialmente venne organizzata ma non fu più disputata. La Pro Vercelli chiese in seguito una proroga alla data successiva di spareggio perché nella sua rosa mancavano giocatori fondamentali impegnati in un torneo militare a Roma. L’allora FIF (La FIGC di oggi) decise di non accogliere questa proroga e diede ordine di far giocare comunque la partita. La Pro Vercelli per protesta mise in campo una squadra di ragazzini, alcuni molto piccoli (11 anni) e l’Inter vinse facilmente 10 - 3. Tutt’ora questo scudetto è amaro per gli appassionati della Pro Vercelli in quanto la società avrebbe potuto vantarsi di aver vinto ben sei titoli di fila. Gli ultimi due titoli vennero vinti nel 1921 e nel 1922 proprio dopo la Prima Guerra Mondiale. L’ultimo, soprattutto, sancì una nuova era per il calcio in Italia in quanto si passò ad una visione più professionistica di questo sport, concepito prima in una dimensione dilettantistica. Squadre come Bologna, Juventus e Milan poterono godere di più considerazione e cominciarono i trasferimenti di giocatori con grossi investimenti di denaro. Grandi talenti come Silvio Piola sono cresciuti nella Pro Vercelli, quest’ultimo detiene ancora il record di 6 goal in una sola partita contro la Fiorentina. Proprio a Piola, dopo la morte nel 1996, è stato intitolato lo stadio “Robbiano”. Un bel aneddoto da raccontare risale al 1913 quando la Nazionale Italiana venne chiamata a partecipare ad una partita contro la nazionale del Belgio e nell’undici azzurro erano presenti ben 9 giocatori delle “Bianche Casacche” (unici due giocatori di altri club erano un terzino destro del Milan e un attaccante della Società Ginnastica Doria). La partita finì 1-0 per l’Italia e a segno andò, quasi inevitabilmente, un giocatore della Pro Vercelli.


Dopo il settimo scudetto la Pro Vercelli, come detto, perse quell’appeal che l'aveva resa protagonista e che gli era valso addirittura delle amichevoli di dimostrazione in Brasile. Nel 1934 l’idolo indiscusso della piazza vercellese, Piola, approdò alla Lazio e da quel momento incominciò un lento declino che partì da una retrocessione in serie B ed arrivò fino agli anni bui della serie D (anni 80). Dopo 64 anni di purgatorio, un ripescaggio e il cambio di denominazione a FC Pro Vercelli 1892, nel 2012 la società è tornata nella serie cadetta, pronta a giocarsi un posto che gli valga il ritorno nella massima serie. Ora la Pro Vercelli, gestita sapientemente dal Presidente Massimo Secondo, imprenditore nel campo socio-assistenziale e sanitario, ha una nuova forza e punta a ricompattare quella passione che ha sostenuto a lungo il club negli anni di gloria. Nel 2007 è stato realizzato un moderno centro sportivo che ospita la prima squadra e tutto il settore giovanile. Assieme allo storico complesso "M. Ardissone" di Via Vicenza 22, forma quel ponte tra passato e presente che mira a creare un nuovo solido corso, senza dimenticare la storia antica e gloriosa della società piemontese. Il centro sportivo è dotato di alcuni campi in erba sintetica: uno da 11, uno da 7 e uno da 5 ai quali si aggiungono nuovi spogliatoi, uffici e aree ristoro utili all'organizzazione di convegni e seminari. Una società che è ripartita, con pazienza e attraverso una degna progettualità. Rendiamo omaggio a coloro che hanno dato grande spettacolo quando il calcio stava nascendo e che meritano di essere ricordati per la passione che hanno regalato. La nostra grande tradizione, unita alle modernità tecniche e strutturali delle federazioni estere, può salvare il nostro calcio.

La squadra 2011/2012 che ha riconquistato la serie B

Goal vittoria al debutto in Serie B contro la Ternana, 1-0 (Di Piazza)


lunedì 8 ottobre 2012

Paulo Gazzaniga

Nome: Paulo Dino Gazzaniga
Data di nascita: 2 Gennaio 1992, Murphy (Santa Fé)
Nazionalità: Argentina
Altezza: 1,96 cm
Piede preferito: Destro
Squadra: FC Southampton, Premier League (Inghilterra)
Ruolo: Portiere
Valore: 3.000.000 Euro




La scuola argentina è conosciuta per i propri talenti offensivi: trequartisti, seconde punte e attaccanti dal dribbling funambolico e dalla qualità immensa. Mai si parla, invece, di portieri e difensori, forse anche a ragione veduta visto che da anni i punti deboli della nazionale argentina sembrano proprio questi. Ma forse questa incresciosa situazione potrebbe essere risolta molto facilmente. Infatti, in queste prime settimane di calcio europeo si è guadagnato i fari della ribalta Paulo Gazzaniga, di cui parleremo ora.

Paulo Dino Gazzaniga nasce il 2 Gennaio 1992 a Murphy, piccolo paesino nella provincia di Santa Fé. Dopo aver trascorso l'infanzia tra Ecuador e Perù con suo padre Davide, anche lui portiere, si trasferisce all'età di 15 anni stabilmente in Spagna a Valencia, dove comincia la sua carriera da calciatore. Nel 2010 entra a far parte delle giovanili, ma non è mai un punto fermo delle varie juniores e compie una vita molto difficile, tra pendolare e lavoro nel bar del padre. Nell'estate 2011 fa un provino con il Gillingham, club inglese di League Two, quarta serie, che supera facilmente, tanto da guadagnarsi un contratto biennale. Inizialmente Gazzaniga è il secondo di Ross Flintley, debuttando in prima squadra il 4 Ottobre nella sconfitta in Trophy Cup contro il Barnet. Il 12 Novembre arriva anche l'esordio in FA Cup nel 3-3 contro il Bournemouth. Le prestazioni offerte sono convicenti, così arriva l'atteso esordio in campionato il 28 Gennaio 2012, subentrando all'infortunato Flintley, contro l'Accrington, persa 4-3. Da quel momento in poi diventa titolare, dispuntando ben 22 partite consecutivamente, con 26 gol subiti e 8 partite con la porta inviolata. E' uno dei migliori, se non il migliore, della stagione del Gillingham, tra i pochi che si salvano, guadagnandosi il premio come Miglior Giovane dell'anno. Perciò il 20 Luglio il Southampton decide di acquistarlo per ben 3 milioni e 150 mila euro, una cifra importantissima per un giocatore di quarta divisione. In un primo momento la dirigenza dei Saints avevano deciso che il giocatore sarebbe tornato in prestito al Gillingham, ma le ottime prestazioni offerte nel precampionato sono state decisive per la sua permanenza in Premier League. Esordisce con il Southampton in Carling Cup il 28 Agosto nella vittoria per 4-1 a Stevenage, dove è autore di una grandissima prestazione che legittima l'esordio in Premier League il 22 Settembre nella prima vittoria in campionato e in casa per 4-1 contro l'Aston Villa. Per il momento può contare già 4 presenze con il Southampton, 5 reti subite e una partita con la porta inviolata.

Paulo Gazzaniga è un portiere con un talento palese, fisicamente ben strutturato, con grande etica del lavoro e molto sicuro dei propri mezzi. La caratteristica che più risalta è proprio la personalità. Per questo Gazzaniga spesso “imposta” il gioco con grande distribuzione della palla, grazie alla grande tecnica di cui disponde. Grazie all'imponente fisico occupa molto bene la porta e diversamente da molti giovani colleghi è davvero fenomenale nelle uscite alte. Portiere molto istintivo, capace di alzare la saracinesca come pararigori. Difficile da trovare impreparato, sempre attento all'evolversi del gioco.

Dovrebbe acquisire ovviamente più esperienza nei campionati più importanti. Le ottime prestazioni offerte con il modesto Gillingham avevano attirato le attenzioni anche dell'Everton, ma il Southampton è stato più lesto e ha approfittato anche della possibilità di giocarsi il posto da titolare, nonostante l'arrivo ad inizio settembre di Boruc. Gazzaniga ha talento, ma soprattutto è probabilmente uno dei portieri in prospettiva più abili nel rilancio lungo della palla e nella tecnica individuale. Molti l'hanno paragonato a Petr Cech, ma il portiere del Chelsea è di tutt'altro livello, anche perché Gazzaniga è più istintivo e meno tecnico. Molto più simile al nostro pur buon Amelia anche se può decisamente superarlo. Se dovesse confermarsi anche in un campionato molto difficile come la Premier League, allora l'Argentina avrebbe finalmente trovato il portiere tanto agognato e che manca da troppo tempo.




sabato 6 ottobre 2012

Il Personaggio...Ronaldinho


Quanti di noi in un momento libero sono andati su youtube e si sono guardati una compilation casuale di questo fenomeno? Moltissimi. Vederlo accarezzare il pallone con quella sicurezza e fargli compiere numeri da giocatore di freestyle ci riempiva gli occhi di ammirazione mista ad invidia. La cosa entusiasmante era che in partita riusciva ad eseguire autentici numeri da circo senza apparentemente fare fatica e nonostante la grande spettacolarità dei suoi gesti riusciva anche a conciliarli ad una grande concretezza.

Ronaldo De Assis Moreira nasce a Porto Alegre il 21 Marzo 1980 da una famiglia povera: il padre lavorava come manovale in un cantiere navale e la madre come negoziante. Fino ai 13 anni Ronaldinho aveva praticato beach soccer e calcetto (futsal) ma da quest’età in poi decise di dedicarsi al calcio vero e proprio. Si mette in mostra quando, durante una partita della sua scuola realizza tutti e 23 i gol della sua squadra. Dal 1995 viene convocato nelle formazioni giovanili del Gremio e dal 1998 si aggrega alla prima squadra. Nel 1999 viene convocato nella nazionale maggiore e con la stessa vince la Copa America proprio in quell’anno.

Si trasferisce nel 2001 al Paris Saint-Germain grazie ad un difficile trasferimento e in due stagioni riesce a mettere a segno 17 reti in 50 partite, risultando anche il miglior giocatore della squadra. Purtroppo però il PSG non riesce a qualificarsi per nessuna coppa europea e l’allora giovane Ronaldinho esprime il desiderio di andare a giocare altrove, scatenando una vera e propria battaglia tra club, in particolare tra Manchester United e Barcellona. Nel frattempo nel 2002 disputa il campionato del mondo con il Brasile giocandolo da vero protagonista: in tutti noi rimane il ricordo della punizione fantastica grazie alla quale è riuscito a segnare al portiere dell’Inghilterra David Seaman calciando il pallone all’incrocio dei pali.

Il 19 luglio 2003 si accasa al Barcellona che decide di prenderlo dopo una lunga trattativa costata al club 30 milioni di euro. Durante la prima stagione contribuisce alla rimonta blaugrana che, dopo un brutto inizio di campionato, li colloca al secondo posto nella Liga. Nel 2004 vince il suo primo campionato spagnolo e il titolo di FIFA World Player, ma in Champions nonostante i suoi due gol segnati al Chelsea esce agli ottavi con il punteggio totale di 4-2. La stagione successiva è quella dove Ronaldinho mette a segno le sue migliori prestazioni: vince la Champions League in finale contro l’Arsenal e guida la sua squadra anche alla conquista della Liga; inoltre vince per il secondo anno consecutivo il FIFA World Player e oltretutto conquista il massimo trofeo individuale: il Pallone d’oro. Nelle restanti stagioni al Barcellona Ronaldinho continua a divertirsi e a far divertire ma la squadra non riesce a ripetere i successi precedente nonostante una squadra fortissima. Nel 2008 gioca poco e a luglio passa al Milan, per una cifra compresi i bonus di circa 25 milioni. Il suo arrivo in Italia viene accolto con grandi consensi e alla sua presentazione a San Siro lo stadio fa segnare 40000 spettatori.

Durante la prima stagione a servizio di Carlo Ancelotti si rivela decisivo nella prima parte di stagione ma da gennaio in poi viene impiegato poco e figura spesso tra i panchinari. Nella stagione 2009-2010 sulla panchina siede Leonardo e Ronaldinho ripaga la grande fiducia del tecnico con 15 gol e 17 assist. Viene inoltre premiato nel corso della stagione dalla rivista World Soccer come miglior calciatore del decennio, superando la concorrenza di fenomeni come Lionel Messi e Cristiano Ronaldo. L’annata successiva si rivela molto amara poiché non riesce a convincere il tecnico Massimiliano Allegri e così, dopo una prima parte di stagione da spettatore, decide di ritornare in Brasile al Flamengo.

In "Rubro-Negro" viene accolto come un re,: alla sua presentazione la piazza era gremita di gente e lo stesso Ronaldinho non poteva credere di suscitare così tanto affetto nel cuore dei Brasiliani. Resta a Rio fino a maggio 2012 e gioca 72 partite ufficiali segnando 28 gol. La rescissione del contratto è dovuta al fatto che la società non ha onorato il suo stipendio e lui allora ha deciso di andare a giocare per l’Atletico Mineiro. Qui, visto che la maglia numero 10 era già prenotata, ha deciso di vestire il numero 49, anno di nascita della madre che era stata operata poco tempo prima di tumore.

In noi il ricordo di questo grande campione rimane sempre vivo, e in molti sostengono che sia stato il giocatore con più controllo di palla dell’intera storia del calcio. Un vero genio che con le sue giocate ha ispirato un'intera generazione di giovani calciatori. E' l'archetipo ideale del calcio brasiliano tutto brio e fantasia, e per questo è amato dai suoi tifosi. In pochi istanti con un semplice tocco è capace di infiammare tutto lo stadio, e per questo gli sono state sempre perdonate le sue numerose eccezioni ai regolamenti. Spesso fuori forma, fuori orario durante i ritiri e nei pre e post partita. Ma in fondo non c'è genio senza un minimo di sregolatezza, e alla fine, appena lo si vede giocare con la palla al piede, gli si perdona tutto.





venerdì 5 ottobre 2012

Luca Garritano

Nome: Luca Garritano
Data di nascita: 11 Febbraio 1994, Cosenza
Nazionalità: Italia
Altezza: 1,74 cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Inter Primavera, Campionato Primavera Girone B (Italia) in comproprietà con il Cesena
Ruolo: Attaccante, trequartista, esterno d'attacco
Valore: 150.000 Euro



Le ultime stagioni dei campionati giovanili hanno evidenziato una superiorità disarmante dell'Inter. Probabilmente ad oggi è il miglior settore giovanile italiano, sia per risultati raggiunti che per numero di calciatori prodotti e che giocano tra Serie A e Serie B. Oggi parleremo di Luca Garritano, sicuramente non l'ultimo di questa grande industria di giovani talenti.

Luca Garritano nasce l'11 Febbraio 1994 a Cosenza, dove comincia a muovere i primi passi nel calcio. Il talento espresso nel Real Cosenza porta l'Inter ad interessarsi al ragazzo e a tesserarlo nel 2008, quando viene aggregato nei Giovanissimi Nazionali, allenati da Cerrone. Subito si guadagna la maglia da titolare, diventando una colonna della squadra che a fine stagione vincere lo Scudetto di categoria. Nella stagione successiva passa negli Allievi Regionali, riuscendo a confermare le doti espresse in precedenza e brillando nella vittoria del “Torneo della Città di Arco”. Prosegue la sua trionfale carriera giovanile anche con i Berretti Juniores di Sergio Zanetti, vincendo ancora una volta il campionato la scorsa stagione. In realtà però comincia ad allenarsi e a disputare qualche partita anche con la Primavera, giocando in otto occasioni e prendendo parte attivamente alla doppia impresa della squadra allenata da Stramaccioni prima e da Bernazzani poi, Next Generation e Campionato di categoria (ha pure segnato il momentaneo 2-1 alla Lazio proprio in finale). Nell'affare Nagatomo, il suo cartellino è stato ceduto in comproprietà al Cesena, ma con diritti sportivi all'Inter che ha confermato di crederci anche per il prolungamento del contratto di comproprietà fino al 2015 e del suo contratto fino al 2016. In questo inizio di stagione è un perno della Primavera insieme a Bessa (rimasto a Milano solo per curare un grave infortunio), con la stellina Tassi in rampa di lancio. Può già contare 4 presenze, condite da un gol. E' stato inoltre aggregato al ritiro da Stramaccioni e ha disputato un buon precampionato con la prima squadra. Il debutto tra i grandi arriva il 4 ottobre 2012 in Europa League nella sfida vinta dai nerazzurri contro gli azeri del Neftchi Baku (1-3 per l'Inter) dove il ragazzo cosentino entra nell'ultimo quarto d'ora e sfiora il goal dopo un bello scambio con Jonathan.   Garritano è da tempo nel giro delle selezioni azzurre. Ha esordito con l'Under 18 il 9 Novembre 2011 nella sconfitta con la Germania. Rompe il ghiaccio il 4 Gennaio 2012 contro l'Ucraina ed è una doppietta. In totale sono 7 le presenze con ben 3 reti. Le ottime prestazioni offerte con l'Inter e con l'Under 18, convincono Evani a convocarlo anche per la nazionale Under 19, con la quale esordisce il 22 Agosto 2012 nella sconfitta in Croazia. Per il momento è l'unica presenze in questa categoria.

Luca Garritano è un attaccante molto duttile, capace di fare la prima punta di movimento, visto il suo fisico brevilineo, ma anche di giocare come trequartista ed esterno d'attacco, grazie alla grande resistenza fisica può fare tutta la fascia per tutta la partita. E' dotato di grandissime qualità tecniche e di ottima visione di gioco, velocissimo e bravo nel dribbling con una progressione davvero impressionante. Ma forse ciò che più impressiona è la grinta e lo spirito di sacrificio. Ci troviamo di fronte ad un talento cristallino, pronto a spiccare il volo. Ma probabilmente deve finire questa stagione e solo dopo potrà giocare in prestito in cadetteria o in qualche squadra di medio-bassa classifica in Serie A. Ha bisogno comunque di tempo per limare le ultime piccolissime lacune tecniche e per entrare nel meccanismo del calcio d'alto livello, ma tatticamente è già sulla buona strada e la categoria Primavera comincia a stargli stretta.




La rete al Varese la scorsa settimana.

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