venerdì 3 febbraio 2012

Concluso il sondaggio: "Qual'è stato il miglior ProssimoCampione del 2011? "... Neymar



Neymar si aggiudica il primato nel sondaggio che vi chiedeva quale fosse il miglior giocatore del 2011 tra i fantastici giovani che ProssimiCampioni ha recensito per voi dall'inizio della sua attività. Il fantasista carioca ha battuto una foltissima concorrenza, a dispetto del fatto che gioca in Brasile e quindi in linea teorica è meno esposto ai riflettori del calcio europeo. Neymar invece in questi anni non risulta essere solo un talento calcistico in rapida ascesa ma anche un fenomeno mediatico di primissimo livello. Le sue giocate, accompagnate dalle sue bizzarrie, viaggiano rapidamente nel web garantendo a tutti gli appassionati di poter assistere al suo spettacolo. Il "craque" del Santos è diventato un modello, non necessariamente nell'accezione migliore del termine, per tutti i ragazzi, giovani e meno giovani. Le sue acconciature sono diventate un "must", le sue scarpe vanno a ruba, il suo futuro è sulla bocca di tutti ed è riuscito a promuovere più o meno indirettamente una canzone brasiliana come "hit" principale nelle classifiche di tutto il pianeta. Il suo ballo filmato negli spogliatoi ha influenzato addirittura tantissimi colleghi del pallone che lo emulano ancora dopo mesi nelle esultanze. Quello che più interessa a noi però è l'incredibile credo calcistico che incarna questo ragazzo della periferia di San Paolo. Neymar è il vero attaccante brasiliano per eccellenza, un misto di rapidità, genialità e tecnica fuori dal comune. Inutile decantarne le doti perché le sue gesta sono sotto gli occhi di tutti. La speranza di tutti coloro che amano questo sport è che il giovane Neymar, diventato padre alcuni mesi fa, non faccia l'errore di mettere da parte la professionalità di un atleta cedendo così ai vizi ai quali è inevitabilmente esposto. La società nella quale si trasferirà e coloro che gli saranno accanto dovranno essere attenti e premurosi nel accompagnare la sua carriera dentro e fuori dal campo ma ovviamente lui sarà il principale artefice del suo destino.

Al secondo e al terzo posto si piazzano altri due fantasisti, a conferma del fatto che questa tipologia di giocatore è quella che più esalta i tifosi. Mario Gotze è il campioncino tedesco di nuova generazione, disciplinato tatticamente e caratterialmente e in possesso di quell'inventiva e del piede sopraffino delle grandi platee. Eden Hazard è forse quello che meno si è imposto a livello internazionale anche perché il sua club attuale, il Lille, non è una di quelle società di primo livello. Il belga invece è stato eletto per due anni consecutivi come miglior giovane della Ligue 1, campionato nel quale ha condotta la sua squadra al titolo la passata stagione.

Di seguito le percentuali del sondaggio mensile:

1)Neymar (35%)
2)Mario Gotze (23%)
3)Eden Hazard (12%)
4)
Thiago Alcantara (11%)
5)Christian Eriksen (7%)
6)Lucas (5%)
7)Jack Wilshere (5%)
8)Phil Jones (2%)


Il prossimo sondaggio di ProssimiCampioni vi chiede: "Qual'è il terzino destro del futuro?"
Vi chiediamo quale tra questi giovani terzini può raccogliere la pesante eredità di Maicon, Dani Alves e Sergio Ramos:

- Gregory Van der Wiel (Ajax)
- Micah Richards (Manchester City)
- Kyle Walker (Tottenham)
- Rafael (Manchester United)
- César Azpilicueta (Marsiglia)
- Andreas Beck (Hoffenheim)
- Gonzalo Castro (Bayer Leverkusen)
- Silvio (Atletico Madrid)

Atila Turan


Nome: Atila Turan
Data di nascita: 10 Aprile 1992, Cheny
Nazionalità: Francese con passaporto turco
Altezza: 1,78 cm
Piede preferito: Sinistro
Squadra: SC Beira-Mar in prestito dallo Sporting Lisbona, Superliga (Portogallo)
Ruolo: Terzino sinistro
Valore: 1.000.000 Euro




Il calcio francese ha sempre prodotto giovani talenti che hanno fatto le fortune dei vari club e della nazionale. Molti di questi hanno origini africane o comunque orientali ma hanno scelto la nazionalità francese per esprimere al meglio il proprio talento. Dopo Zouma e Mangala è arrivato il momento di Atila Turan.

Atila Turan nasce a Cheny, paesino vicino Auxerre, e ben presto comincia a giocare in due squadre dilettantistiche della sua città per poi passare al Grenoble nel 2008. Il primo contratto da professionista lo firma il 3 Febbraio 2010 durata di tre anni. Esordisce il 30 Luglio 2010 in Coupe de la Ligue persa contro il Guimguamp per due a uno. Ha esordito poi la settimana successiva in Ligue Deux vinta contro il Le Havre per uno a zero. Segna il suo primo gol il 29 Ottobre 2010 nel pareggio in casa contro l'Ajaccio. Alla fine della stagione conterà 24 presenze totali condite da tre gol con il Grenoble che retrocederà in Ligue Trois. Nonostante il deludente risultato finale Turan con le sue ottime prestazioni è stato uno dei pochi a salvarsi guadagnado così la chiamata dello Sporting Lisbona che lo acquista per poi prestarlo il 31 Agosto al Beira-Mar. Finora con il piccolo club portoghese di Aveiro ha avuto qualche difficoltà in questo inizio di stagione a causa della presenza di Joaozinho. In totale solo cinque presenze per lui.

Atila Turan ha fatto tutta la trafila delle nazionali francesi minori. Può contare 7 presenze con l'Under-16, 17 presenze con l'Under-17, 9 presenze con l'Under-18 e 4 presenze e 1 gol con l'Under-19 dove milita attualmente.

Atila Turan è un terzino sinistro di grande resistenza e corsa, veloce e potente fisicamente. Ha un gran sinistro che usa per cross soprattutto tesi e dalla difficile lettura. Deve sicuramente migliorare con il destro. E' troppo precipitoso in fase di costruzione ma senza palla è molto dinamico, reattivo e tatticamente intelligente. Davvero diligente nella scelta degli inserimenti dove è sempre devastante. Sa battere anche i calci di punizione sempre a giro.

Lo Sporting Lisbona l'ha strappato alla concorrenza di Barcellona, Juventus, Fiorentina, Udinese e Catania che erano a lui interessate. Viene ancora seguito con attenzione da squadre italiane e spagnole che dovranno sborsare 30 milioni di euro. A tanto, infatti, ammonta la clausola rescissoria presente nel contratto fino al 2016 con lo Sporting.

E' il mix perfetto tra componente difensiva e qualità offensive. Somiglia molto ad Aly Cissokho del Lione. La Turchia sta cercando in tutti i modi di portarlo in nazionale ma sembra che Atila Turan vuole ambire alla maglia della nazionale francese maggiore.

Con la maglia del Grenoble.


Con la nazionale transalpina.


mercoledì 1 febbraio 2012

Il maltempo e il problema stadi

Come ogni inverno nel nostro Campionato torna puntuale la questione maltempo e inagibilità degli stadi. Dopo la partita tra Juventus e Udinese giocata senza problemi sabato 28 gennaio sotto una forte nevicata, sono arrivati i primi rinvii dovuti al gelo nel turno infrasettimanale del 31 gennaio e dell'1 febbraio. Sono saltate in serie: Parma-Juventus, Siena-Catania e Bologna-Fiorentina in Serie A, oltre a Sampdoria-Empoli e Modena-Albinoleffe in Serie B.
Si torna a far luce quindi sul problema degli stadi italiani, le partite infatti non sono state rinviate per l'inagibilità dei campi di gioco, ma per il pericolo degli spalti e delle strade attigue allo stadio congelate. Tutto questo ovviamente non può che essere messo in paragone con la situazione di altre città europee, come ad esempio Gelsenkirchen, sede dello Schalke 04, dove si gioca anche con temperature di venti o più gradi sotto lo zero.

Ciò che viene rinfacciato alla Lega Calcio, organo che si occupa dei calendari delle partite, è di aver messo un turno infrasettimanale in notturna in quella che si sapeva da tempo essere la settimana più fredda dell'anno. Chiaramente dietro questa scelta c'è un motivo economico che riguarda i diritti tv, sarebbero pochi infatti gli spettatori dietro lo schermo alle 15 di un giorno feriale, ma agendo in questo modo si penalizza solo il consumatore, lo spettatore e i vari abbonati.

Sotto la lente d'ingrandimento ci sono ovviamente anche gli impianti. Nel resto d'Europa troviamo seggiolini riscaldati, tribune che all'occorrenza possono essere coperte e tutto questo non avviene solo negli stadi delle società di "punta", quelle dei petrol-dollari per intenderci, ma anche nelle sedi di società minori, come in Germania ad esempio dove infatti gli incassi provenienti dalle partite sono la principale risorsa delle società, che mettono i tifosi nelle condizioni di andare ai vari impianti tutto l'anno. Non è un caso che il campionato italiano sia quello con la minor affluenza di pubblico, con un triste 54% di spettatori rispetto ai posti disponibili, mentre in Inghilterra viene registrato un 93,3% e in Germania addirittura un 95,7%.
Il maltempo non ha che rispolverato la questione che viene trattata da anni, l'inadeguatezza degli impianti, che ci è costata la candidatura agli Europei del 2012 e del 2016. In Parlamento si parla da più di un anno di un disegno di legge che permetterebbe la costruzione di nuovi stadi a costo zero per i contribuenti, approvato finora dal Senato ma mai arrivato alla Camera dei Deputati. Intanto tutte le società, e di conseguenza gli spettatori, soffrono la mancanza di impianti di proprietà che portano maggiori entrate e consentono una migliore gestione. Non a caso lo Juventus Stadium, ultimo costruito in Italia, ha superato senza problemi il primo gelo dell'anno.
Bisogna aggiungere che società come Fiorentina e Inter hanno presentato progetti di costruzione non approvati dai comuni per diversi interessi. L'affitto di San Siro frutta al comune di Milano ben 15 milioni di euro l'anno divisi tra Inter e Milan.

Gli spalti e gli esterni dei vari stadi sono stati i protagonisti degli ultimi giorni, ma i campi, nonostante protetti dai teloni, sono comunque di standard di molto inferiori rispetto agli altri campi europei, ad esclusione di Novara e Cesena uniche società ad aver approvato il terreno sintetico. Se a questo si aggiungono tutti i problemi finora descritti la situazione appare tragica, e come sempre sono gli spettatori e lo spettacolo a soffrirne maggiormente.

I vari Presidenti dovrebbero coalizzarsi insieme alla Lega e al Parlamento per trovare una soluzione al fine di rendere gli stadi un luogo da vivere non solo durante le partite, ma un impianto da usare tutta la settimana e finalmente di proprietà delle società che potrebbero gestirli al meglio.

Chiediamo ai nostri lettori di farci sapere tramite i commenti quali sono i principali problemi degli stadi italiani e come vedono l'attuale situazione.


Pubblicato il 01/02/2012

lunedì 30 gennaio 2012

Paulo Dybala


Nome: Paulo Dybala
Data di nascita: 15 Novembre 1993, Laguna Larga
Nazionalità: Argentina
Altezza: 168 cm
Piede preferito: Sinistro
Squadra: Instituto AC Cordoba - Primera B Nacional
Ruolo: Seconda punta
Valore: 2.500.000€



Il calcio argentino ogni anno regala giovani promesse, beniamini dei tifosi, che inseguendo un sogno mettono in mostra tutto il loro talento e fanno parlare di sé tutto il mondo. La retrocessione di una big argentina in Primera B Nacional come il River Plate ha sicuramente aperto le porte ai giovani della cadetteria argentina e dopo Lucas Ocampos, proprio del River Plate, adesso è l'ora di Paulo Dybala.

Paulo è nato a Laguna Larga, vicino Cordoba, il 15 Novembre del '93 e ben presto il padre, deliziato dalle giocate palla al piede del figlio, lo spinge a provare per il Newell's Old Boys dove però rimane solo un anno. Infatti, Dybala si trasferisce all'Instituto che dista a soli 50 km dalla sua città natale. A 15 anni però perde il padre e quindi decide di trasferirsi a Cordoba dove vive nella pensione del club argentino, situato nel campus The Augustine. Esordisce in prima squadra all'età di 17 anni e nelle prime 12 partite ufficiali segna ben 8 gol.

Dybala è un attaccante mancino molto mobile, dotato di grande rapidità ed una più che discreta tecnica. Abile nel lanciare i suoi compagni a rete, gioca spesso sulla linea del fuorigioco e con i suoi movimenti continui ed intelligenti riesce a smarcarsi spesso e volentieri per realizzare gol da rapinatore d'area. Su crogiola nel gioco di squadra. Bravissimo infatti negli uno-due con i compagni e, come detto, è bravissimo ad attaccare gli spazi.

Il giocatore è ormai ad un passo dall'Inter che avrebbe offerto ben 3 milioni di euro per strapparlo alla concorrenza di Milan e Napoli. In passato un'agenzia di investimenti, la Gustavo Mascardi, si è vista rifiutare un'offerta di 3,5 milioni di euro dall'Instituto. A breve potrebbe acquisire il passaporto italiano e questo lo rende ancora più appetibile per i club italiani.

Per fisico e caratteristiche tecnico-tattiche somiglia non poco al nostro Antonio Di Natale, magari quello di qualche anno fa, meno goleador più fulcro del gioco della squadra. Il talento è palpabile ma bisogna capire se riuscirà a confermarlo in un campionato difficile e una categoria sicuramente superiore come la Serie A.








Pubblicato il 30/01/2012

venerdì 27 gennaio 2012

Mario Sampirisi


Nome: Mario Sampirisi
Data di nascita: 31 ottobre 1992, Caltagirone
Nazionalità: Italia
Altezza: 185cm
Piede preferito: n/d
Squadra: Genoa CFC - Serie A
Ruolo: Terzino sinistro, difensore centrale, mediano
Valore: 75.000€



Sono molti gli affari degli ultimi anni tra Milan e Genoa, molti di essi riguradano scambi di contropartite tra giovani promettenti del settore giovanile. Cosa avvenuta anche nel caso di Mario Sampirisi, giovane difensore del settore giovanile rossonero trasferitosi in Liguria a poche ore dal termine del mercato estivo del 2011.

Il giovane classe '92 nasce a Caltagirone, in provincia di Catania, ma si trasferisce ancora giovanissimo in Lombardia con la sua famiglia. Inizia a giocare nell'Us Aldini Bariviera, società nota a livello dilettantistico e affiliata proprio con il Milan, nella quale milita fino alla categoria allievi. In seguito entra a far parte dei Beretti Nazionali dei rossoneri per poi passare definitivamente nella Primavera. Dopo un inizio di stagione stentato acquista sempre di più la fiducia di Mister Stroppa che inizia a concedergli sempre più spazio nel finale della stagione, dove approda alle Final Eight per il titolo giocando anche nella sconfitta con la Roma. In questa stagione, la sua ultima con la Primavera del Milan, realizza 10 presenze in Campionato e arriva per lui anche la prima chiamata con l'Under 19. Come già detto si trasferisce al Genoa l'ultimo giorno di mercato, dopo aver fatto il ritiro prestagionale con la squadra di Allegri. In rossoblu viene inserito nuovamente in Primavera, dove gioca 8 partite con un gol all'attivo realizzato contro i pari età della Fiorentina, prima di entrare nell'orbita della Prima Squadra. Dopo diverse tribune e qualche panchina debutta da titolare nella sfida valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia contro l'Inter. Il Genoa esce da San Siro sconfitto ma la prestazione del giovane siciliano è molto incoraggiante, dopo un inizio difficoltoso aumenta il ritmo con il passare del tempo, come da lui dichiarato al termine della partita: "Prima della partita ero un po' teso ed emozionato. Diciamo un bel po'. Poi in campo mi sono sciolto. Ringrazio il mister e tutti i compagni per l’assistenza e gli incoraggimenti".
L'allenatore genoano, Pasquale Marino, è un tecnico che da fiducia ai giovani, come si è potuto notare a Catania e a Udine, e decide di riconfermare il ragazzo anche per la partita di Campionato giocata tre giorni dopo in casa del Palermo. Purtroppo in sicilia la squadra fatica ad ingranare e all'intervallo, in svantaggio, Sampirisi viene sostituito da Kucka. Sicuramente quanto di buono mostrato finora nelle giovanili e in seguito nella partita di Coppa non verrà eliminato da una brutta prestazione e Marino saprà ridare fiducia al difensore al momento opprotuno.

Sampirisi nasce centrocampista centrale, ruolo che ha ricoperto anche nell'Under 19 italiana, ma una volta arrivato al Milan viene dirottato terzino sinistro e in seguito al Genoa all'occorrenza anche difensore centrale. A conferma della sua duttilità, la caratteristica principale del giocatore, si può notare come nel caso della partita contro l'Inter abbia giocato da terzino destro. E' dotato inoltre di buon atletismo e resistenza, qualità preziose per un giocatore di fascia. Ha doti offensive naturali, spinge molto cercando i cross dal fondo, e cosa da non disprezzare assolutamente ha il vizio del gol. Si distingue bene anche in fase di copertura, anche se deve migliorare in fase di non possesso e sicuramente sulle situazioni di fuorigioco. Diverse volte contro il Palermo si è trovato fuori posizione con la linea difensiva.

All'epoca del Milan è arrivata la convocazione in Under 19 con la quale ha disputato 4 incontri realizzando un gol. Il 16 novembre 2011 ha debuttato con l'Under 20 di Luigi Di Biagio, con la quale finora conta 2 apparizioni.

Riguardo la risoluzione della comproprietà del ragazzo tra Genoa e Milan non ci sono notizie fino ad oggi. Il giocatore, dalla sue dichiarazioni, afferma di volersi consolidare in rossoblu e continuare a guadagnarsi la fiducia di Marino. Non è da escludere un possibile prestito in Serie B o magari in una squadra minore in Serie A la prossima stagione cosi da permettergli di giocare con più continuità per fare esperienza nel grande calcio.



In azione contro l'Inter








Pubblicato il 27/01/2012

mercoledì 25 gennaio 2012

L'insostenibile leggerezza dell'essere... Adriano



Questa è la storia di un imperatore e del suo regno, fatto di gloria e di esaltazione, ma al contempo di smarrimento e profonda solitudine...
Abbiamo aperto la rubrica come fosse un racconto di un grande condottiero, celebrato per la sua forza e per la sua capacità, idolatrato mentre svela la sua grandezza al cospetto di coloro ai quali la natura non ha donato tali capacità. Come spesso accade nella realtà, dietro un eroe che conduce una vita ai limiti del sogno, si nasconde un uomo schiavo dei suoi complessi, delle sue insicurezza e di un' infazia che l'ha visto vivere in situazioni difficili, nelle quali il confine tra bene e male si mescola pericolosamente. “L'insostenibile leggerezza dell'essere”, riprende l'omonimo romanzo di Milan Kundera (Adelphi, 1985) ma il soggetto di questa storia non è il Tomas o Franz, due dei quattro protagonisti del libro, ma Adriano Leite Riberiro, attaccante brasiliano che è stato Imperatore in campo e presto si è rivelato schiavo della bottiglia. Un uomo che vive senza possibilità di prova, né ripensamento, non riuscendo a sostenere una vita il cui peso lo opprime.

Adriano nasce a Rio de Janeiro il 17 febbraio 1982 e trascorre gran parte della sua infanzia a Vila Cruzeiro, favela di Rio, tra minorenni che si prostituiscono a cielo aperto, esecuzioni pubbliche e un giro di droga degno dei migliori cartelli colombiani. Inizia a muovere i primi passi nella squadretta del luogo fondata dal padre Adelmir, l' Hang Football Clube, senza per forza risultare il più bravo degli altri. Nel 1992 il padre rimane coinvolto in una sparatoria tra poliziotti e narcotrafficanti e si becca un colpo nella testa. L'uomo si salverà ma continuerà a vivere con una pallottola infilata nel cranio, impossibile da asportare chirurgicamente, combattendo per anni le forti emicranie con l'alcol. Il giovane Adriano rimane traumatizzato dell'accaduto, anche perché il padre è stato da sempre il suo modello e la sua guida, colui che l'ha protetto dal dolore della favela e che l'ha introdotto alle amicizie locali. Nel 1998 entra nel settore giovanile del Flamengo e dimostra di aver un discreto talento con i piedi, supportati da un fisico e da una potenza fuori dal comune. Con i Rubro-Negro conquista diverse convocazioni nelle selezioni giovanili, attirando su di sé le attenzioni dei club europei, e debutta nella massima serie brasiliana nella stagione 2000/2001 nella quale segna 7 reti in 19 presenze. Il talento dell'attaccante è sotto gli occhi di tutti ma non riscuote comunque grandissimo successo tanto che l'Inter se lo aggiudica, insieme ad un altro giovane, in un proficuo scambio con la meteora nerazzurra Vampeta.
L'avventura nerazzurra comincia nell'estate 2001, tra la curiosità generale, in quella fatidica amichevole estiva del Trofeo Bernabéu contro il Real Madrid.Entra nel secondo tempo e dopo due guizzi interessanti decide il match con una punizione a dieci minuti dal termine. La potenza del tiro è strabiliante e il giorno dopo i giornali titolano la nascita di una stella. Il ragazzo è comunque molto giovane, a 19 anni da poco compiuti non è facile imporsi nel campionato italiano.
Nel gennaio 2002 passa in prestito alla Fiorentina, ottimo girone di ritorno con 6 reti in 15 partite, e al termine della stagione viene ceduto frettolosamente al Parma in comproprietà. In Emilia inizia ad esprimere tutto il suo talento trascinando i gialloblu con 23 reti in 37 presenze in un anno e mezzo con la casacca gialloblu, fino al suo ritorno a Milano nel gennaio 2004. A Parma comincia però a rivelare qualche piccolo problema di comportamento e le frasi di Arrigo Sacchi nel 2003 (al tempo direttore sportivo dei ducali) risulteranno alquanto profetiche: “Adriano è un grande giocatore, quando vuole, il problema è che tira terribilmente male, da qualche mese”.

Il 3 agosto 2004, la morte di Aldemir Leite Ribeiro (dopo un malore improvviso nella sua casa a Rio), è l'inizio della parabola discendente di Adriano. L'Inter gli fa sentire tutto il suo affetto.Mancini e compagni lo aiutano e lo incoraggiano e il ragazzo sembra reagire alla grande sul campo. Adriano è un vero e proprio ariete d'attacco in quegli anni: un metro e ottantanove centimetri per ottantacinque chili di muscoli che scardinano le difese avversarie al minimo contatto, conditi da un mancino che spara proiettili nelle reti dei malcapitati portieri. Il successo, i soldi e la fama circondano il numero 10 della squadra di Moratti che in prima persona lo accudisce e rifiuta offerte faraoniche (si parlava di 80 milioni pronti dal Chelsea). Siamo al cospetto di un talento potenzialmente tra i più forti del mondo. La pressione e la bella vita sono però delle disgrazie per giovani fragili ed immaturi come il bomber verdeoro. Adriano si sente solo, non riesce a vivere serenamente perché in lui persiste la mancanza di qualcosa tuttora ancora difficile da decifrare: una guida come lo era stata nel bene e nel male il padre, l'affetto di amicizie sincere, la protezione di coloro che l'hanno visto crescere, la sua terra. Non è ancora dato a sapere.L'imperatore inizia a rifugiare le sue frustrazioni nell'alcol, nelle pessime amicizie e negli eccessi di feste e scorribande milanesi. Lo staff dell'Inter prova a sostenerlo: chiude un occhio quando il calciatore si allena male ed ingrassa, ne chiude due quando invece si presenta ancora ubriaco agli allenamenti e a nulla vale il prestito semestrale al San Paolo in Brasile per rigenerarsi tra le mura amiche. Dopo l'ennesimo ritorno all'ombra della madonnina regala una stagione disastrosa, oltre il limite di un qualsiasi professionista sportivo, annessi pettegolezzi e festini fuori dal campo. Rescinde infine il contratto con i nerazzurri (aprile 2009) che gli augurano di ritrovare la felicità e la serenità come uomo.

Per mesi si paventa l'ipotesi di un ritiro dal calcio giocato ma Adriano decide di riprovarci e tornato a Rio, firma un ricco e complesso contratto con il Flamengo, articolato da una serie di obblighi ma anche zeppo di bizzarre concessioni.Per lui il club carioca cambia luogo d'allenamento, dislocato più vicino alla sua abitazione di Vila Cruzeiro e si allena solo al pomeriggio per permettere al figliol prodigo di dormire la mattina. Gli viene inoltre concesso di saltare allenamenti, cosa che puntualmente avviene senza giusta causa. Vive di rendita sia nel rapporto con i compagni che in quello con i tifosi che nonostante tutto acquistano a migliaia la sua maglietta e accettano prestazioni penose, avvalorate da una sua condizione fisica a dir poco approssimativa. Adriano è grasso e trascina faticosamente la sua mole di oltre cento chili, boccheggiando nei rari scatti che si concede sia in allenamento che in partita. Ai compagni di squadra viene imposto il silenzio ma è evidente che una parte non accetta la situazione e l'altra la cerca di ridimensionare il tutto per rispetto e forse anche un po' per pietà, anche perché Adriano è un ragazzo generoso che tende a farsi voler bene nel rapporto con i compagni.
Intanto iniziano a girare le voci che vogliono Adriano intrattenere rapporti con la malavita del luogo e in particolare con Eneas Maluco, uno che ha letteralmente fatto a pezzi un giornalista infiltrato nel suo giro a colpi di katana nel 2002. Iniziano a girare foto di sacchetti di droga con stampata l'immagine del giocatore, storie sui regali che l'ex attaccante nerazzurro avrebbe fatto a numerosi criminali del suo quartiere che lo proteggono con ferocia da qualsiasi curioso pronto a proferire illazioni circa la sua vita extracalcistica. Vila Cruzeiro è ormai diventata “off limits” per tutti coloro che vogliano indagare sulla condizione del luogo, con una polizia incapace di gestire la situazione a meno di tragici bagni di sangue e costretta ad accordi con la malavita che concede qualche retata per criminali di basso profilo del quartiere. Adriano vive qui, nella sua prigione dorata, protetto da una comunità nella quale molti amici d'infanzia coincidono con narcotrafficanti ed assassini. Vive come un ragazzo comune che gira tranquillo in ciabatte ma in realtà è colui che più di tutti ha fatto fortuna e rappresenta una vera e propria calamita. L'Imperatore organizza party indecenti, tra prostitute, orge leggendarie (nelle quali si sostiene abbiano partecipato animali e nani), alcol e droga. E' ancora un calciatore e in quanto campione sa ancora come essere decisivo, infatti nonostante gli eccessi segna e conduce il Flamengo al vittoria del Brailerao (19 reti in 32 presenze) ma il tutto non fa che legittimare un comportamento autodistruttivo fuori dal terreno di gioco.

La stagione successiva ricomincia la sua parentesi italiana. Firma un triennale con la Roma ma è il lontano parente del corazziere visto in maglia Inter, sia per condizione fisica che mentale. In Italia è un'altra cosa e non ci si può permettere . Dopo appena 5 presenze (zero reti), molteplici infortuni e il ritiro della patente (ubriaco al volante in Brasile), rescinde con il club allora presieduto dai Sensi e torna in patria firmando per il Corinthias il 28 marzo 2011.
Nelle fila del Timao sembra di assistere ad un film già visto. Dopo appena 23 giorni si rompe il tendine d'Achille del piede sinistro ma nel bel mezzo della convalescenza va a ballare e per giunta senza il tutore al piede. Continua in seguito a saltare allenamenti, suscitando le ire di staff e tifosi, stufi di una condotta non professionale. A salvarlo è ancora una volta il suo talento che gli permette di segnare il goal decisivo nel due a uno contro l'Atletico Mineiro che vale il primato in classifica e successivamente risulterà determinante per la vittoria del campionato 2011. Tutto questo però non basta perché Adriano è sempre meno partecipe del gioco e il suo lento ma costante declino rischia di avere ripercussioni tragiche a breve termine. La versione 2012 dell'ex Imperatore è quella di uomo alla deriva, preda delle sue debolezze, senza rapporti stabili e completamente incapace di gestirsi. L'ultimo episodio lo vede complice di un gioco con un'amica che lo accusa di averle sparato ad una mano. Poco importa che l'attaccante si sia dichiarato innocente, il punto cruciale è che un uomo di quasi 30 anni dovrebbe iniziare ad abbandonare un certo tipo di vita. Molte delle persone che gli volevano bene l'hanno lasciato al loro destino, esasperate dall'inconsistenza delle sue promesse, e ora ci chiediamo quale sarà il limite ultimo delle sue bravate. Per molti la risposta è una sola e coincide con la fine di tutto.





La bomba all'esordio in Inter - Real Madrid. La traversa sta ancora tremando (agosto 2001).


Il mitico goal all'Udinese in Inter - Udinese 3 a 1 (17 0ttobre 2004)

lunedì 23 gennaio 2012

Lucas Ocampos


Nome: Lucas Ariel Ocampos
Data di nascita: 11 luglio 1994, Quilmes
Nazionalità: Argentina
Altezza: 187cm
Piede preferito: Destro
Squadra: CA River Plate - Primera B Nacional
Ruolo: Ala sinistra
Valore: 4.000.000€



Nonostante il River stia passando il periodo più buio della sua storia continua a mantenere la fama di essere una delle più grandi fucine di talenti di tutta l'Argentina. A causa della retrocessione e dei problemi economici sono partiti Lamela e Lanzini, ma questo ha favorito l'esplosione del giovanissimo Lucas Ocampos, titolare fisso a soli diciassette anni nella squadra di Matias Almeyda.

Il nome di Lucas Ocampos è salito alla ribalta durante il Campionato del Mondo Under 17, dove la selezione argentina non ha particolarmente brillato, ma il giovane del River pur non avendo segnato ha attirato le attenzioni degli addetti ai lavori e degli osservatori con grandi giocate e assist. L'avventura è terminata ai quarti di finale ma da allora sono arrivati sondaggi da tutte le principale squadre europee nella sede dei "Millonarios".
Il giovane esterno d'attacco approda nelle giovanili della storica società di Buenos Aires nel 2008, prelevato dal Quilmes, ed inizia a giocare come esterno di centrocampo. Viste le spiccate doti offensive viene avanzato nel tridente offensivo con Federico Andrada e Lucas Pugh, suoi compagni anche nella Selezione Under 17, dove inizia a dare spettacolo a suon di gol e giocate.
Con la retrocessione del club in Primera B e l'arrivo di Almeyda in panchina, Lucas viene promosso in prima squadra con l'idea di buttarlo nella mischia fin da subito. L'occasione di poter fare esperienza nel proprio club nella serie inferiore fa bene fin da subito al giocatore che gioca tutte le 18 partite fin qui disputate mettendo a referto 4 gol e 5 assist, dati che hanno portato il River a offrire al giocatore il rinnovo di contratto, anche per cautelarsi dal crescente interesse per il giocatore.
La prima società ad essersi mossa per l'attaccante è stata il Palermo che nel gennaio 2011 aveva opzionato il giocatore, come dichiarato dal DS dei rosanero Luca Cattani. La squadra siciliana aveva deciso di acquistare il giovane quando a causa della retrocessione la società del River ha deciso di avvalersi di un opzione di controriscatto per trattenerlo e cosi l'intero affare è saltato. Ad oggi non esiste l'intenzione di privarsi di Ocampos e la sua valutazione di mercato secondo "La Banda" è ben superiore ai dieci milioni.

Le qualità, soprattutto fisiche, del giovane esterno offensivo sono incredibili, tenendo conto anche della sua giovane età. Ben strutturato e possente (187cm) è comunque un giocatore rapido e veloce, difficile da controllare quando parte in progressione. E' un destro naturale, anche se calcia bene anche con il mancino, ed inoltre è un pericoloso colpitore di testa. Dotato di una tecnica ben al di sopra della media, può svariare su tutto il fronte offensivo, anche se per caratteristiche naturali preferisce disimpegnarsi sulla fascia sinistra accentrandosi poi per cercare la conclusione o il passaggio. La caratteristica per la quale viene cosi apprezzato da Almeyda è lo spirito di sacrificio. In fase di non possesso rientra sempre ad aiutare in fase difensiva, inoltre chi lo conosce bene lo definisce un ragazzo serio che si allena sempre con impegno e costanza, e con una grandissima voglia di vincere e sfondare nel calcio che conta.

Ad oggi Lucas ha vestito la maglia della Nazionale Under 15 con la quale non ha passato il girone eliminatorio del Campionato Sudamericano Sub15, e quella dell'Under17, dove oltre agli ottavi del Mondiale di categoria ha raggiunto un terzo posto nel Sudamericano Sub17 del 2011. Ad oggi ha siglato 3 gol in 8 presenze.

Come già accennato sono molte le squadre interessate a Ocampos, tra le ultime in ordine cronologico ci sono Inter, Napoli, Juventus e Chelsea, con i Blues intenzionati a ripetere l'affare Piazon. Il Presidente Passarella però è stato categorico: "Fino alla promozione non si parla di cessioni". Sicuramente in un futuro non troppo lontano Lucas sbarcherà in Europa, solo il tempo ci dirà quale squadra riuscirà a spuntarla.











Pubblicato il 23/01/2012

Le scommesse sportive in Italia sono un fenomeno sempre più diffuso tra gli appassionati di sport


Punta sull'Udinese di Pawlowski su Bwin