domenica 26 dicembre 2010

BUON NATALE da ProssimiCampioni !


ProssimiCampioni festeggia il primo 25 dicembre dalla sua nascita augurando a tutti i suoi lettori un felicissimo Natale.

A tutti coloro che ci seguono vanno i nostri ringraziamenti per la costanza con la quale visionate i nostri articoli e partecipate ai sondaggi. E' bello per noi sapere di poter essere una piacevole, anche se piccolissima, parentesi durante la vostra settimana e questo ci spinge a fare ancora meglio.

TANTI AUGURI RAGAZZI !!!

-- Ci farebbe piacere che chiunque abbia tempo e voglia scrivesse nei commenti i propri auguri !


Comunicazione: ProssimiCampioni tornerà regolarmente lunedì 7 gennaio 2011 con la scheda di un giovane talento.

I migliori auguri natalizi e per un grande 2011,

Fez e Massi

venerdì 24 dicembre 2010

Connor Wickham


Nome: Connor Wickham
Data di nascita: 31 marzo 1993, Hereford
Nazionalità: Inghilterra - Irlanda del Nord
Altezza: 191cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Ipswich Town - Football League Championship
Ruolo: Attaccante
Valore: 4.000.000€



Da sempre si sa che gli inglesi sanno valorizzare appieno i loro giovani talenti, al pari degli spagnoli e sicuramente più di noi italiani, basti pensare a tutti i giocatori che hanno debuttato giovanissimi e si trovano all'apice della loro carriera con un'esperienza decennale.
Connor Wickham è uno di loro, a soli diciassette anni e mezzo ha alle spalle un'intera stagione nella serie B inglese con l'Ipswich e adesso è uno dei giocatori con più presenze.

Inizia a giocare giovanissimo nel club di football della sua scuola, tifosissimo del Liverpool, sogna un giorno di percorrere le stesse orme del suo idolo Fernando Torres, e perchè no, di giocarci insieme.
Il primo club a tesserarlo nelle giovanili è il Reading, ma a causa del lavoro del padre, maresciallo della marina di Sua Maestà, è costretto a trasferirsi e nel 2006 si aggrega proprio all'Ipswich che da un giorno all'altro per caso si è trovato in casa un attaccante formidabile.
L'11 aprile 2009 avviene il debutto ufficiale in un match valido per il campionato contro il Doncaster Rovers, battendo di quarantasei giorni il precedente record di Jason Dozzell, idolo della tifoseria dei "Town". Il primo gol arriva prestissimo, alla quarta presenza ufficiale realizza una doppietta nel match di Coppa di Lega contro lo Shrewsbury Town che fissa il risultato sul 2-2, nella stessa partita alla lotteria dei calci di rigore segna permettendo alla sua squadra di vincere 4-2.
Il primo gol in campionato, che dona alla sua squadra la vittoria per 1-0, lo realizza ai danni dello Scunthorpe United nel marzo 2010. Nell'aprile 2010 realizza il suo secondo gol, il terzo nella vittoria per 3-1 contro il Derby County, pochi giorni dopo firma il suo primo contratto da professionista con validità di due anni a partire dal compimento del diciassettesimo anno di età.
Sempre nell'aprile 2010 vince il premio come "Football League young player of the month", grazie alla realizzazione di 3 gol in 4 partite.
La stagione 2010/11 non inizia nel migliore dei modi, nonostante il tecnico Roy Keane dia molta fiducia al ragazzo non è ancora riuscito a sbloccarsi nelle 15 presenze ufficiali in campionato, sebbene a questa età una flessione sia più che giustificata, la squadra è molto vicina al ragazzo, oltre a curarne la crescita tecnica e professionale, cura molto l'aspetto psicologico di questa situazione difficile. C'è da essere sicuri che il giovane si sbloccherà molto presto tornando a dare una mano alla squadra con i suoi gol.

A prima vista Connor ricorda molto il prototipo di attaccante inglese vecchia maniera, ma con un'analisi più accurata si capisce il suo potenziale tecnico e fisico devastante.
Innnanzitutto la corporatura è da vero mastino, 191 centimetri a soli diciassette anni, uniti a un'ottima capicità atletica lo rendono molto difficile da marcare in area di rigore, lo stacco aereo è uno dei suoi colpi migliori, l'unico aspetto sul quale deve migliorare è la velocità, sarebbe ingiusto oltre che scorretto affermare che sia un giocatore lento, ma in Inghilterra avere un'ottima velocità è fondamentale.
Dal punto di vista tecnico i colpi ci sono sicuramente, gran tiro a volte un po sfortunato, ottimo controllo di palla, molto abile negli inserimenti e nel creare gli spazi. E' un veterano nel protegger il pallone permettendo cosi alla squadra di salire o agli esterni del 4-3-3 di Keane di inserirsi.
Da migliorare sicuramente è la continuità, ma quella si raggiunge solo con l'esperienza.

La nazionalità nordirlandese del padre gli permetterebbe di vestire la casacca che fu tra gli altri del grande Best, ma Connor finora ha giocato per tutte le selezioni giovanili con la maglia inglese. In nazionale Wickham dà il meglio, impressionante il ruolino di marcia nella giovanili: under16 2 presenze e 8 gol, under17 13 presenze e 31 gol oltre al titolo di categoria vinto lo scorso maggio in Liechtenstein con 5 gol in 5 presenze e il gol decisivo in finale contro la Spagna, under18 3 presenze e 6 gol, under21 1 presenza e 2 gol. Sono dati assolutamente strabilianti!

Tutto ciò non può naturalmente che attirare le attenzioni dei vari top clubs sul talentino gigante dell'Ipswich. Il Tottenham è stato il primo a contattare la dirigenza per un trasferimento proponendo sulla bilancia 5 milioni di sterline, la società ha risposto picche con Roy Keane che ha dichiarato: "Se lasciassi partire Connor verrei linciato dalla tifoseria", per poi chiedere 10 milioni. Nel frattempo è entrato in gioco anche l'Arsenal che ha pareggiato la successiva offerta degli Spurs di 8 milioni di sterline, che però offrivano in più il prestito gratuito del giocatore per tutta la stagione successiva. Manchester United, Chelsea e Liverpool seguono la trattativa da lontano aspettando il momento giusto per intervenire. Di sicuro oltre manica stravedono tutti per lui arrivando a fare carte false per assicurarsi il talento del giovane gigante, non sarà impresa facile ma il suo destino è sicuramente tra i grandi, chissà magari proprio accanto all'idolo Torres nei Reds.





IL GOL ALL'EUROPEO UNDER 17 CONTRO LA SPAGNA IN FINALE


mercoledì 22 dicembre 2010

Enzo "il vecio" Bearzot


Per quelli come me, della generazione post '82, lui era uno dei rappresentanti del calcio del passato, quello che abbiamo imparato a conoscere attraverso i ricordi dei nonni e dei genitori. Del mondiale 82 tutti abbiamo imparato a conoscere quei personaggi attraverso ricordi sbiaditi di vita comune, ma dentro di noi li ammiravamo per quello che erano stati in grado di fare, unirsi in un solo uomo quando le avversità gli avevano messo tutti contro. Gente come Paolo Rossi, convocato nonostante non giocasse da due anni e che nessun italiano voleva in nazionale, Giancarlo Antognoni, convocato al posto di Beccalossi nonostante avesse fatto una delle sue migliori stagioni all'Inter proprio quell'anno, Gaetano Scirea, rimpianto difensore, moderno per la sua epoca amato da ogni tifoso di qualunque squadra, Antonio Cabrini, il bello, quello che faceva impazzire tutte le donne che avevano il loro poster in camera, e lui, Enzo Bearzot, il direttore d'orchestra di quello splendido miracolo azzurro che non verrà mai dimenticato, perchè noi italiani tra i nostri mille difetti siamo in grado di amare incondizionatamente e di ammirare un uomo capace di andare contro tutti per perseguire le sue idee, un uomo di roccia che non si faceva condizionare da nessuno, un'autorità dell'epoca per il suo carattere fermo ma scherzoso, che amava farsi chiamare dai suoi "il vecio".

Nasce nel 1927 ad Aiello del Friuli dove gioca per la squadra locale nel ruolo di difensore-mediano, nel 1946 passa alla Pro Gorizia, squadra di serie B, dove gioca per due stagioni. Nel 1948 la chiamata che aspettava, la serie A con l'Inter, purtroppo ci resta una sola stagione e torna in serie B con il Catania. Nel 1954 di nuovo in serie A con il Torino, la squadra della sua carriera, dopo una nuova parentesi con l'Inter nella stagione 56/57, torna definitavemente al Torino fino al suo ritiro nel 1964.
Da li intraprende la strada che lo consegnerà qualche anno dopo alla storia, inizia ad allenare dapprima i giovani del Torino, poi il Prato, e nel 1969 arriva la chiamata della federazione per allenare l'under 21, dove resterà fino al 1975, perchè allora arriva la chiamata che ogni allenatore sogna di ricevere: la Nazionale lo voleva.
Ha guidato gli Azzurri fino al 1986 ma non è stata una strada facile, in discesa, ci sono stati momenti molto difficili, dalla mancata qualificazione per l'Europeo 1976, al Mondiale 86 dove l'Italia campione in carica ha fatto una figuraccia. Ma per fortuna i momenti di grande calcio sono stati la maggioranza, nel Mondiale del 78 ha ottenuto un quarto posto ma soprattutto il riconscimento globale che la sua era la squadra a giocare il calcio più bello ed entusiasmante, più dell'Olanda del "Totaal Voetbal", il calcio totale.

Spagna 1982, il capitolo più importante della vita dell'allenatore friulano, non comincia di certo nel migliore dei modi, l'Italia riesce a qualificarsi per il rotto della cuffia in uno dei gironi più facili del torneo, tre pareggi di fila contro Polonia, Camerun e Perù, e qualificazione ottenuta grazie a un gol in più rispetto agli africani. Il Paese non ama di certo la squadra, le critiche piovono da tutte le parti, televisioni, giornali e normali cittadini bocciano all'unisono Bearzot e i suoi. Il Commissario Tecnico decide di mettere la squadra in silenzio stampa, e inizia il suo lavoro sulla preparazione psicologica e sulla motivazione che renderanno possibile il miracolo.
Il passaggio della prima fase a girone mette l'Italia di fronte all'Argentina di Maradona e al fortissimo Brasile in un mini-girone di fuoco dove la prima qualificata sarebbe passata alle semifinali. Qui esplode la furia agonistica di Paolo Rossi, è proprio lui uno dei motivi delle critiche a Bearzot, squalificato per i due anni precedenti per lo scandalo Calcio-Scommesse, torna alla fine della stagione 81/82 giocando solo le ultime quattro partite senza realizzare gol. Inspiegabilmente Bearzot lo convoca, e non solo gli da fiducia dopo le prestazioni opache del primo girone. Persino in squadra i suoi compagni non avevano molta considerazione di lui, racconta Altobelli: "Ricordo che, nelle partitelle di allenamento, facevamo le squadre come i bambini che giocano sulla strada: due sceglievano e Pablito restava sempre ultimo. "Sei il più scarso", gli dicevamo ridendo", ma Pablito alla fine splode e incanta tutti. Contro l'Argentina gli azzurri vincono 2-1 con gol di Tardelli e Cabrini, ora bisognava giocarsi la qualificazione contro il Brasile; a detta di tutti questa è stata sicuramente la partita più emozionante della competizione, uno splendido botta e risposta a suon di gol da parte di due squadre incredibili: inizia proprio Paolo Rossi al quinto minuto, risponde al dodicesimo Socrates, ancora Rossi al venticinquesimo minuto, Falcao della Roma riporta sotto i suoi al sessantanovesimo, ma ancora Pablito al settantaquattresimo chiude i giochi. Italia in semifinale, Rossi sugli scudi dopo la tripletta alla squadra più forte del mondo, e Bearzot che si gode finalmente il calcio espresso dai suoi, l'unico a crederci dall'inizio e a farci credere anche i giocatori.
La pratica della semifinale è stata risolta con un perentorio 2-0 sulla Polonia, con ancora uno splendido Rossi autore di una doppietta.
La finale: scenario dello stadio Santiago Bernabeu di Madrid, gli azzurri contrapposti ai rocciosi e talentuosi tedeschi dell'ovest guidati da Littbarski, Breitner e il capitano Rumenigge. Un primo tempo con poche emozioni, da segnalare la sola sostituzione di Graziani al settimo per infortunio a cui subentra Altobelli, e il rigore procurato da Bruno Conti e sbagliato da Cabrini.
Il secondo tempo vede salire in cattedra l'Italia, Oriali a centrocampo blocca tutti, la difesa guidata da Scirea con il giovanissimo Bergomi in campo rende il lavoro di Zoff molto più semplice, davanti la fantasia di Conti, gli inserimenti di Tardelli e lo stato di grazia di Rossi fanno volare l'Italia. Rossi al cinquantottesimo, Tardelli al sessantanovesimo e Altobelli all'ottantesimo chiudono i giochi, gol all'ottantetreesimo di Breitner e Italia Campione del Mondo quarantaquattro anni dopo l'ultimo successo.
Il ritorno degli Azzurri è un tripudio, l'intera Nazione è finalmente vicina ai giocatori e al loro allenatore che con la sua tenacia ha reso possibile questa grande impresa.
Purtroppo il Mondiale seguente è una totale disfatta per la selezione italiana e Bearzot si ritira lasciando il posto a Vicini, lascia completamente il calcio che ormai era sempre più diverso da come lo conosceva lui, ma nonostante tutto sapeva di essersi ritagliato un piccolo posticino nel cuore dei tifosi che avrebbero sempre ricordato, e in seguito raccontato, gli avvenimenti di quella lontana estate dell'82, l'estate spagnola.

Oltre che dalle azioni e dalle gesta, la vita di una persona si potrebbe riassumere dai ricordi che coloro che gli erano vicini, lo conoscevano e gli volevano bene hanno di lui, i suoi "figli", i giocatori che amava e rispettava come un padre non lo dimenticheranno mai, Dino Zoff, il capitano di quella grande Italia lo ricorda cosi: "Ho un ricordo straordinario di Bearzot uomo, prima ancora che come uomo di sport. La sua onestà era cristallina, era un uomo di coraggio che andava sempre alla ricerca del giusto. Ultimamente ci siamo sempre continuati a sentire, anche mentre era suo desiderio che non si sapesse che stava male. Bearzot mi ha insegnato senza dubbio il coraggio, la dignità e altri valori che vanno al di là dell'aspetto sportivo".
Bruno Conti, la fantasia della sua squadra: "Al di là dell'aspetto lavorativo e sportivo, mi manca un secondo papà. E questo non lo dico soltanto a nome mio, perché era un secondo padre anche per tutti gli altri compagni di squadra. Ci ha saputo trasmettere i veri valori dello sport, come l'umiltà e il fare gruppo. L'insegnamento più grande che mi ha lasciato è la tranquillità, il modo in cui parlava di calcio, i suoi consigli, i punti di vista. Lui ci diceva sempre di non darci dei punti di riferimento in campo, ma di fare solo del nostro meglio a seconda delle nostre caratteristiche e delle nostre potenzialità".
Ciccio Graziani lo ricorda cosi: "Bearzot ci ha lasciato fisicamente oggi e, come tutti gli amici che se ne vanno, è un dispiacere. Ma per quello che ha fatto non morirà mai, ha fatto la storia del calcio italiano e rimarrà sempre nei ricordi e nei cuori di tutti".
E il suo "figlio prediletto", quel Paolo Rossi che Bearzot ha contruibito a far entrare tra i grandi del calcio, in preda alla commozione ha detto: "Enzo Bearzot è stato uno dei grandi italiani del '900, su questo non ho dubbi. Per me è stato come un padre, io a lui devo tutto, senza di lui non avrei fatto quel che ho fatto. Era una persona di una onestà incredibile e un tecnico di grande spessore. Incarnava la figura dell'italiano popolare, e anche se non è stato uno scienziato o un artista, rimarrà nella storia dei nostri grandi del secolo scorso".

Molti rinfacciano sempre a noi italiani di prendere il calcio troppo sul serio, alla fine è solo uno sport si crede, ma per chi il calcio lo ama non è solo questo, è uno sport di uomini pieno di valori che si stanno sempre più perdendo di vista, come quello del "far gruppo" che lascia posto a un individualismo sempre più crescente.
Sembra giusto e doveroso in questi casi fermarsi un momento a riflettere su persone come Bearzot, che nel loro piccolo, limitandosi ad allenare una squadra di calcio, hanno cercato di insegnare e di far capire l'importanza di questi valori, soprattutto nella vita comune.
Winston Churchill affermò: "Gli italiani perdono guerre come se fossero partite di calcio e partite di calcio come se fossero guerre".
Dovremmo tutti ricordarci l'unità e la fratellanza che è in grado di creare una partita di calcio, non solo ogni quattro anni. Forse saremmo un popolo, e persone, migliori. Ed è giusto rendere omaggio a persone che hanno fatto di questo credo il loro stile di vita.
Forse anche noi un giorno, come hanno fatto i nostri genitori, racconteremo ai nostri figli quel lontano Mondiale, quello giocato quando non eravamo ancora nati, e racconteremo del bel Cabrini, del rimpianto Scirea, del fortunato Antognoni, del grandissimo Paolo Rossi e di quell'uomo che ha reso possibile tutto, Enzo Bearzot.

lunedì 20 dicembre 2010

Lucas Piazon


Nome: Lucas Domingues Piazon
Data di nascita: 20 gennaio 1994, San Paolo del Brasile
Nazionalità: Brasile
Altezza: 182cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Sao Paulo F.C. - Campeonato Brasileiro
Ruolo: Trequartista - Seconda Punta
Valore: n/d





Cari lettori non avete idea di quale importanza abbia questo momento, ProssimiCampioni nasce il 23 aprile 2010, da quella data, anzi da prima ancora, io e il mio socio avevamo il desiderio di scrivere la scheda di Lucas Piazon. Purtroppo gli eventi avversi capitati al giocatore l'hanno messo poco in mostra in questi mesi, per questo ci eravamo ripromessi di mettere Piazon in un cassetto e tirarlo fuori al momento opportuno, quando finalmente ci sarebbe stato del materiale fresco su di lui. Il momento tanto atteso è finalmente giunto, il nome di Lucas Piazon torna sui giornali e sui principali siti di calcio con un'indiscrezione non da poco: la Juventus è praticamente ad un passo dall'acquisto del giovane fantasista.
Beppe Marotta ha tutte le intenzioni di portare alla corte bianconera uno dei talenti più incredibili del calcio mondiale, un giocatore che già a quattordici anni ha incantato le più grandi squadre del vecchio continente, e ovviamente i tifosi paulisti.

Facciamo un passo indietro: Lucas Piazon nasce a San Paolo quasi diciassette anni fa da una famiglia di origine italiana, precisamente veneta, entra giovanissimo nel settore giovanile del club tricolore di San Paolo facendosi notare dapprima agli allenatori e dirigenti paulisti e in seguito dagli osservatori di mezzo mondo.
Nella sua breve carriera sono due le competizioni che hanno in particolar modo mostrato al mondo le capacità di Lucas: la Nike Cup organizzata a Manchester nell'agosto 2009 e il Sudamericano Sub15 dello stesso anno.
Nella Nike Cup, competizione per club giovanili ha condotto il San Paolo alla vittoria finale grazie alle sue cinque marcature, da allora osservatori hanno iniziato a seguirlo ad ogni partita.
Nel Sudamericano sub15 giocato poco dopo ha fatto ancora meglio, contro i migliori parietà sudamericani è riuscito a portare il Brasile ad un soffio dalla terza vittoria consecutiva, arrivando secondi solo al Paraguay. Il suo ruolino di marcia personale è qualcosa di straordinario: 2 gol al Cile nella seconda partita del girone, 3 al Venezuela, 3 alla Bolivia e chiude la fase finale con 2 gol all'Uruguay. Totale 10 gol, titolo di capocannoniere e miglior giocatore oltre alla medaglia d'argento per il piazzamento finale.

Adesso l'interesse per lui è alle stelle, Pete de Visser, osservatore del Chelsea, lo segue durante il Sudamericano, resta letteralmente estasiato dal giocatore da consigliarne l'acquisto immediatamente. Manchester United e Arsenal ci provano dall'estate 2009, entrano in gioco anche Real Madrid e Barcelona, mentre in Italia le più interessate sono sicuramente il Milan, sempre attento al campionato brasiliano, e l'Inter.
Proprio il Milan si era portato in testa su tutte le pretendenti, aveva ormai chiuso per il giocatore felicissimo di poter vestire rossonero, era cosa fatta quando tutto è sfumato da un giorno all'altro. Qualche settimana dopo si è fatta chiarezza su tutta la situazione: in Brasile non è possibile far firmare contratti professionistici a giocatori con meno di sedici anni, la famiglia Piazon aveva firmato un compromesso la cui validità sarebbe entrata in vigore al compimento dei sedici anni di età avvenuto nel gennaio 2010, proprio in quel periodo la famiglia aveva cercato di far saltare l'accordo forte dell'intesa con il Milan e con il Chelsea che nel frattempo si era rifatto sotto. Il San Paolo ha quindi denunciato l'accaduto alla CBF (la lega calcio brasiliana), che ha dato ragione al club quindi facendo saltare gli accordi presi dalla famiglia con le squadre europee. Da allora per punizione il giocatore è stato messo fuori rosa, e ha perso anche la maglia della Seleçao. Nell'estate 2010 è stato reintegrato in squadra ed ha ripreso a giocare. L'interesse su di lui era ancora alto, e proprio la Juve con una zampata degli ultimi giorni si è portata in testa. I dettagli non sono ancora del tutto chiari, si è letto e discusso molto al riguardo, verosimilmente qualora il giocatore dovesse arrivare potrebbe essere la prossima estate, infatti sfruttando la discendenza veneta potrebbe ottenere un passaporto comunitario e sbarcare quindi in Italia; qualora questo non dovesse avvenire bisognerebbe, sempre in caso di acquisto, aspettare la maggiore età, infatti in sudamerica i giocatori che hanno firmato un contratto professionistico per una squadra non possono lasciare il Paese fino alla maggiore età, a meno che il ragazzo non si trasferisca con l'intera famiglia. Il maggiore ostacolo per la Juve in questo momento è capire la possibilità di ottenere in tempi brevi il passaporto comunitario e quindi poter tesserare il giocatore da subito. Per quanto riguarda gli accordi tra le due società si parla di una cifra vicina ai 6 milioni di Dollari, il dato però ovviamente non è confermato da nessuna delle due parti in causa.

Come descrivere le caratteristiche tecniche del giovane verdeoro? Ecco avete presente Kakà? Immaginatevelo dodici anni più giovane e vi sarete fatti un'idea più che attendibile. Non si tratta dell'ennesimo paragone esagerato dove il primo giovane che ha movenze simili al giocatore più famoso gli viene subito accostato. In questo caso sembra che Dio abbia usato lo stesso stampo, oltre a una certa somiglianza fisica i due giocatori hanno caratteristiche del tutto uguali.
L'unica differenza è che a Piazon piace partire più vicino alla porta rispetto al fuoriclasse del Real. Per il resto sono dotati degli stessi colpi, su tutti la progressione, cavallo di battaglia di Kakà, devastante palla al piede, quando il giovane Lucas decide di partire pochi difensori sono in grado di fermarlo senza prendersi un bel cartellino. La capacità di dribbling è altissima, i suoi movimenti sono quasi imprevedibili per gli avversari, inoltre è dotato di un ottimo fisico, sicuramente è più formato di Kakà quando aveva la sua età.
L'unica grande differenza è la posizione in campo, il campione verdeoro ama partire più da lontano in progressione sfondando le linee avversarie, il giovane paulista gioca a ridosso dell'area di rigore, partendo alcune volte decentrato (il grande Ferguson in effetti è stato il primo ad affermare che per un giocatore veloce e forte fisicamente è più facile arrivare al gol partendo defilato per poi accentrarsi che giocando in area di rigore, e sembra che Lucas segua in pieno questo insegnamento) ma è meno "trequartista" rispetto a Kakà, infatti gioca più da seconda punta, arrivando addirittura a fare la prima punta in alcune occasioni.

Tutti coloro che lo hanno visto giocare hanno ammesso che sembra impossibile sia solo un '94, le grandi capacità e la sua maturità lo fanno apparire quasi un veterano che prende in mano le sorti della squadra.
Personalmente da milanista (e il mio socio da interista) sono molto deluso che non vesta la casacca della mia squadra. Ma il fatto che in Italia potremmo vedere un giocatore del genere fa bene al nostro calcio, fa bene al tifo e soprattutto fa bene ai nostri occhi.






BELLISSIMA GIOCATA E ASSIST DURANTE LA NIKE CUP

venerdì 17 dicembre 2010

Juan Iturbe


Nome Juan Manuel Iturbe Arévalos
Data di nascita: 4 giugno 1993, Buenos Aires
Nazionalità: Argentina - Paraguay
Altezza: 1,69 m
Piede preferito: Ambidestro
Squadra: Quilmes – Primera Divisiòn argentina (in prestito dal Cerro Porteno)
Ruolo: Centrocampista offensivo - Trequartista
Valore: 50.000 €



Oggi vi proponiamo un'altro talento sudamericano del quale ancora non si sa molto ma che secondo gli addetti ai lavori ha un potenziale da vero fuoriclasse. Si chiama Juan Manuel Iturbe Arévalos, centrocampista argentino, naturalizzato paraguaiano che milita nel Quilmes (Primera Divisiòn) in Argentina.
Iturbe si sposta giovanissimo da Buenos Aires in Paraguay con la madre e il padre Juan Del Carme ed entra a 12 anni nelle piccole giovanili dell'Universal. Dopo solo un anno viene prelevato dal settore giovanile della Trinidense dove avrà modo di farsi notare dai talent scout delle maggiori società paraguaiane. Ecco che a 14 anni entra a far parte dell'Academy del Cerro Porteno, la squadra con più tifosi in Paraguay. La squadra di Asunciòn vanta uno dei settori giovanili più importanti in Paraguay ed oltre ad aver collezionato 28 titoli nazionali, 5 semifinali di Coppa Libertadores e la formazione di giocatori importanti come Carlos Gamarra, è considerata la squadra “del pueblo” in riferimento alla classe sociale media dei suoi sostenitori oltre che una delle poche società ad opporsi seriamente alla corruzione di trafficanti e mafiosi che infangano il campionato paraguaiano.

Il piccolo centrocampista conquista tutti per la sua grandissima qualità tecnica. E' un trequartista che può svariare lungo tutto il fronte offensivo e abbina ad una grande rapidità e fantasia, una grandissima capacità nei fondamentali favorita dall'essere ambidestro. L'ormai ex allenatore del Cerro Porteno Pedro Troglio ammirava moltissimo Juan, tanto da farlo debuttare a soli 16 anni nella stagione 2009/2010 con la maglia rossoblu della prima squadra (11 presenze e il titolo di Apertura 2009).
Il trequartista di Buenos Aires suscita l'interesse di numerosi club europei tra cui: Real Madrid, Inter, Roma, Napoli, Palermo, Tottenham, Manchester United e West Ham ma il presidente Zapag rifiuta qualsiasi proposta. Nel marzo 2010 Iturbe allora rifiuta di firmare un nuovo contratto e di risposta il club paraguaiano lo mette fuori squadra nel tentativo di convincerlo a prolungare, ma il ragazzo si oppone fermamente. Tornato ad allenarsi in Argentina si unisce alla selezione Under 20 albiceleste scatenando un caso diplomatico con la federazione paraguaiana che lo aveva fatto giocare per l'Under 20 e l'aveva convocato in una partita non ufficiale della nazionale maggiore contro il Cile.

Con l'Argentina Under 20 entra a far parte della comitiva assoldata come sparring partner della nazionale maggiore che si apprestava a giocare i Mondiali in Sudafrica sotto la guida di Maradona. Proprio l'ex C.t sembra che abbia espresso parole di grande elogio verso Iturbe che ha debuttato nell'Under 20 proprio affrontando Messi e compagni in un'amichevole pre-mondiale.
La situazione di Iturbe si è parzialmente risolta il 2 agosto 2010 quando i dirigenti del Quilmes, neo promosso nella A Argentina ha trovato l'accordo per il prestito senza diritto di riscatto. Iturbe si appresta quindi a debuttare con la maglia della formazione di Quilmes per continuare la sua formazione. Con la nazionale paraguaiana (che aveva ottenuto la possibilità di tesserarlo nel perido di militanza nel Cerro Porteno) vanta 3 prsenze e 1 goal nell'Under 20 e una presenza non ufficiale nella maggiore e ciò ha permesso che il talento potesse optare nuovamente nelle convocazioni in albiceleste.

Il Cerro Porteno continua a tenerselo stretto e sembra che abbia rifiutato un'importante offerta del Napoli che si era convinto a portarlo in azzurro. Voci non confermate sostengono che sia stato offerto all'Inter ma la formazione milanese ha rimandato qualsiasi valutazione avendo puntato tutto su Coutinho in quel ruolo. Speriamo di poter vedere presto in Italia questo giovane che vagamente ricorda Messi.

I



mercoledì 15 dicembre 2010

Fair play finanziario... Come funziona?


Il Fair play finanziario è un progetto voluto dall' Uefa, principalmente dal presidente Platini, volto ad attuare norme finanziarie che possano garantire un futuro di stabilità economica e uno sviluppo societario sano dei club europei.
Grazie al Fair play finanziario i club saranno incoraggiati ad operare sulla base dei propri ricavi e a non spendere oltre i propri guadagni. I club sono tenuti a saldare con puntualità le pendenze economiche nei confronti di giocatori, altri club e autorità.
Il concetto verrà applicato nel 2010, 2011, 2012. I criteri di Fair play diventeranno obbligatori dall inizio del 2013/2014, quando il Panel di Controllo Finanziario dei Club (autorità che monitora) potrà iniziare ad irrogare sanzioni contro i club sulla base delle dichiarazioni finanziarie del 2011/2012 e 2012/2013. (Fra le sanzioni figurano anche le esclusioni dalle competizioni di Champions League ed Europa League).

Ecco i punti determinanti:

1) Per partecipare alle coppe bisognerà essere in regola con il Fair play finanziario che si aggiunge alle licenze Uefa.

2) Il Fair play obbligherà i club a non spendere più di quanto ricavato.

3) Entrerà in vigore dal 2015 ma prima ci sarà una fase transitoria (2012-2015) che obbligherà i club ad essere virtuosi nella gestione finanziaria.

4) Nella fase transitoria i club potranno sforare al massimo di 45 milioni di euro; dal 2015 al 2017 solo di 30 milioni; dal 2017 il Fair play entrerà a pieno regime con l' obiettivo del pareggio di bilancio in un triennio.

5) Il calcolo del deficit di bilancio terrà conto del tipo di spesa: non saranno considerate passività le spese per lo stadio, gli investimenti per il settore giovanile, i progetti sociali.

6) Si potrà ripianare il deficit – nella fase transitoria – con un aumento di capitale o una donazione, non con un prestito.

7) Un panel di esperti vigilerà sul rispetto delle regole e, in caso di violazioni, istruirà un procedimento che si concluderà alla Disciplinare Uefa.

8) La disciplinare Uefa potrà infliggere sanzioni ai club inadempienti: dall'ammenda alla penalizzazione di punti, fino all'esclusione dal torneo.

9) Il regolamento del Fair play andrà ad integrare quello delle licenze Uefa.

10) Il Fair play sarà approvato a maggio dall'Esecutivo Uefa.

E' possibile che dal 2013 venga introdotto un numero massimo di giocatori (25) da poter avere in rosa anche in campionato, sempre per il contenimento dei costi.
Il risultato auspicato è un'approccio più disciplinato dai club nei confronti delle proprie finanze. Investimenti a lungo termine volti a favorire la crescita dei giovani e il miglioramento delle infrastrutture dei club devono avere la precedenza su spese speculative a breve termine.

In Italia?
Come negli altri paesi europei siamo sommersi dai debiti dovuti a ingaggi eccessivi, perdite esorbitanti e gestione approssimativa tra spese e ricavi. Il problema è che, diversamente dagli altri paesi, abbiamo inoltre dei ricavi dimezzati che soffocano le casse dei nostri club. In Italia paghiamo la mancanza di stadi di proprietà (non si riesce a formulare un necessario disegno di legge), una tassazione altissima, la mancanza di sviluppo del merchandising dei club e la sua contraffazione e la volontà di ostacolare gli investimenti di capitali stranieri (sfavoriti anche dal poco appeal del nostro campionato).
La strada è lunga, anzi lunghissima...

Michel Platini (presidente dell'Uefa): “Abbiamo lavorato sul concetto di Fair play finanziario fianco a fianco con i club e il nostro obbiettivo non è punirli, ma proteggerli”. “I club sono perfettamente consapevoli di cosa li aspetta adesso. Dopo anni di anarchia era il momento di dare delle regole”.

martedì 14 dicembre 2010

Michele Camporese


Nome: Michele Camporese
Data di nascita: 19 maggio 1992, Pisa
Nazionalità: Italia
Altezza: 1,86
Piede preferito: Destro
Squadra: Fiorentina -Serie A italiana
Ruolo: Difensore centrale
Valore: 600.000 €



Abbiamo parlato di Natalino, Benedetti, Camilleri e non poteva mancare assolutamente Michele Camporese tra i promettentissimi centrali dell'Italia del futuro che si stanno affaciando al calcio che conta che ottima personalità. Cresciuto nel settore giovanile della Fiorentina, Camporese è la nuova scommessa dell'attuale tecnico viola Sinisa Mihajlovic che sembra sempre più convinto a far rientrare il pisano nell'undici titolare partita dopo partita.

Michele Camporese muove i primi passi nel settore giovanile dilettantistico del Garzella, una polisportiva di Marina di Pisa. Viene notato presto dagli attentissimi scout della Fiorentina che nel 2003 a soli 11 anni lo portano a Firenze in un progetto che vedrà numerosi calciatori del biennio 92 – 93 formare una delle formazioni Allievi e Primavera più interessanti del campionato italiano.
Nella Fiorentina scala tutte le formazioni del settore giovanile viola diventando (da capitano) Campione d'Italia 2009 con gli Allievi nazionali nella finale contro l'Inter (3 a 1 il risultato). L'anno successivo il giovane difensore centrale passa nella formazione primavera diventandone subito uno dei leader ma ben presto il nuovo tecnico dei gigliati Mihajlovic nota la personalità e la sicurezza del ragazzo pisano che comincia gli allenamenti con Gilardino e compagni.

Il 10 novembre arriva la convocazione del nuovo C.t dell' Under 21 italiana Ciro Ferrara che lo inserisce nel nuovo ciclo dell'Under 21 (con i “nostri” Destro, Natalino, Fabbrini, Macheda). Michele debutta in maglia Under 21 il 17 novembre nella vittoria 3 a 1 contro i pari età della Turchia. Dopo soli 3 giorni arriva anche il debutto in serie A contro il Milan quando entra al 46esimo al posto di Natali. Nonostante la sconfitta il debutto è buono e Mihajlovic decide di schierarlo da titolare la settimana successiva nel pareggio contro la Juventus. Ha all'attivo ad ora 3 ottime presenze in serie A.

Michele Camporese è un centrale di difesa dalla ottima personalità, sicurezza e tempismo negli interventi. Ricorda discretamente il compagno Gamberini nella buona lettura delle trame offensive ma risulta decisamente più promettente nelle incursioni offensive che lo rendono molto pericoloso nei calci da fermo. In occasione del suo esordio in Prima squadra nel match di Coppa Italia contro l'Empoli (26 ottobre 2010 1 a 0 per i viola) sfiora addirittura il goal di testa.

Camporese ha fatto tutta la trafila delle selezioni azzurre collezionando 3 presenze in Under 16, 12 presenze e 1 goal in Under 17, 7 presenze in Under 18, 4 presenze in Under 19 fino al debutto di novembre nell' Under 21 di Ferrara. Il futuro è nelle sue mani e nelle mani della Fiorentina che sembra crescere i propri giovani con cura e pazienza. Mihajlovic lo stima molto e questo favorisce la sua crescita e tutto lo staff gigliato crede possa diventare un giocatore importante non solo per la Fiorentina ma anche per il futuro della nazionale. In Italia come tradizione i grandi talenti in difesa non mancano mai.







Pubblicato il 14/12/2010

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