mercoledì 14 dicembre 2011

Quando i soldi non contano: la depressione nel calcio



La depressione è una patologia dell'umore, tecnicamente un disturbo dell'umore caratterizzata da un insieme di sintomi cognitivi, comportamentali, somatici ed affettivi che, nel loro insieme, sono in grado di diminuire in maniera da lieve a grave il tono dell'umore, compromettendo il funzionamento di una persona, nonché le sue abilità ad adattarsi alla vita sociale. In Europa circa il 30% della popolazione generale, nel corso della propria vita, ha sofferto sintomi depressivi.

Soldi, tanti soldi. Dovrebbero rendere più serena la vita di chi li ha. Non sempre, però, denaro e felicità vanno di pari passo e sembra che il mondo del calcio negli ultimi tempi non sia immune da questo problema e dalla depressione che ne consegue. Infatti, come in ogni ambiente, è possibile trovare dei casi di depressione in ambienti sportivi e soprattutto nel calcio.

La vicenda dell’ex calciatore e allenatore del Galles Gary Speed ha aperto una voragine nei cuori di tutti gli amanti del calcio che sono tornati a ricordare i tantissimi esempi di giocatori depressi che hanno abbandonato il campo o sono giunti al più doloroso dei gesti: il suicidio.

In Italia è impossibile dimenticare Agostino di Bartolomei, ex capitano della Roma, morto suicida la mattina del 30 maggio 1994 a San Marco, dove viveva, sparandosi nel petto con la sua pistola Smith & Wesson calibro 38. Erano trascorsi dieci anni esatti dalla finale di Coppa dei Campioni persa dalla Roma contro il Liverpool.
I motivi del suicidio (si parlò di alcuni investimenti andati male e di un prestito che gli era stato appena rifiutato) divennero abbastanza chiari quando fu trovato un biglietto in cui il calciatore spiegava il suo gesto: “mi sento chiuso in un buco”.

Esempi più moderni nel nostro paese ce ne sono comunque, ma con la differenza che questi altri sono riusciti ad uscirne. Marco Bernacci, centravanti che nell’estate del 2010 abbandona il Torino ed il calcio per depressione. Dopo un anno di assenza, Bernacci è tornato a giocare con il Modena. Tra gli idoli del calcio italiano dei nostri giorni, soltanto Gigi Buffon ha confessato, nella sua autobiografia, di aver sofferto di depressione. Ma anche Christian Vieri e Adriano sono andati in depressione, tanto che il Presidente dell’Inter Moratti controllava il brasiliano. Questi spesso si rifugiavano nelle discoteche per nascondere i loro problemi.

Da ricordare la singolare situazione di Martin Bengtsson, adesso 25enne, e proveniente dall’Orebro FK, venne acquistato dall’Inter. I nerazzurri riuscirono ad assicurarsi le prestazioni dello scandinavo nonostante la concorrenza delle big d’Europa. Le grandi prestazioni con la Primavera portano i media a parlare in maniera entusiasmante del talento scandinavo, ma proprio quando mancava solo il debutto con la prima squadra, Bengtsson comincia a cadere sempre più nell’anonimato, scomparendo progressivamente dai tabellini e mostrando uno stato di forma a dir poco pietoso. Non passa nemmeno un anno che scompare del tutto, cadendo pian piano nel dimenticatoio, finché nel 2007 scrive la sua autobiografia: “Nell’ombra di San Siro”.
Lo svedese racconta la sua esperienza traumatica a Milano: storie di droga, alcool, sesso che sfociano in un tentativo maldestro di togliersi la vita tagliandosi le vene. Solo dopo essere stato curato in un ospedale psichiatrico torna in Patria e dice addio al calcio.

Ma è soprattutto in Germania che ci sono stati gli esempi più eclatanti. Il primo è Sebastian Deisler, ex grande fuoriclasse del Bayern Monaco e colonna della nazionale tedesca. Nell’autunno 2003 Deisler confessò pubblicamente di soffrire di depressione e interruppe l’attività agonistica per farsi ricoverare al Charité di Berlino. Deisler, complici ripetuti infortuni al ginocchio, terminò precocemente la carriera nel 2007, a soli 27 anni.

Due anni dopo soltanto, il calcio venne scosso dal suicidio di Robert Enke. Il portiere dell’Hannover 96 avrebbe giocato titolare nel Mondiale in Sud Africa del 2010, ma nel pomeriggio del 10 novembre 2009, all'età di 32 anni, si tolse la vita gettandosi sotto un treno nei pressi di un passaggio a livello, dopo aver abbandonato la sua auto a poca distanza dai binari. Enke soffriva di depressione da sei anni ed era in cura da uno psichiatra. In una lettera d'addio chiese scusa alla moglie e al suo medico curante. Enke fu seguito a ruota libera da due inquietanti confessioni pubbliche: quelle di Andreas Biermann, difensore del St. Pauli che ammise di aver cercato di togliersi la vita, dichiarando: “Desideriamo risparmiarci di dover costruire una facciata di bugie per nascondere il mio reale stato di salute. Impresa peraltro ardua, dato che la durata non preventivabile dei trattamenti psichiatrici, solitamente lunga, difficilmente può essere camuffata dietro a una lesione muscolare o a un intervento chirurgico che giustifichino l’assenza prolungata dai campi di gioco e dalla vita di squadra.”. E di Stefan Schumann, centrocampista del FSV Zwickau, militante in quinta divisione, che aveva a sua volta tentato il suicidio ingerendo un cocktail di farmaci.

Così fu istituita da Teresa Enke la Fondazione Enke con lo scopo di scardinare il tabù delle patologie psichiatriche laddove sono maggiormente stigmatizzate. Appunto nel mondo del calcio e dello sport di vertice, oggetti di un importante progetto di psichiatria da parte della Fondazione e dei suoi partner. Dopo due anni, grazie al lavoro di informazione e di sensibilizzazione della mentalità da parte della Fondazione Enke, altri calciatori ammisero di soffrire di depressione.

Il primo fu Markus Miller, ex secondo di Enke nell’Hannover, che dichiarò: “Da un po’ di tempo ho sempre più l’impressione di non essere utile alla squadra e di non concludere nulla di essenziale. In questo senso, sento crescere dentro di me una pressione e una tensione sempre più grandi, che hanno cominciato a bloccarmi”. Fu così che dopo aver annunciato di necessitare di cure mediche per una “Sindrome da Burnout.”, è rimasto ricoverato per 3 mesi in un centro specializzato.

Nell’Ottobre 2011 fu poi il turno di Martin Fenin, 24enne attaccante ceco dell’Energie Cottbus, il club di seconda divisione da cui era stato acquistato la scorsa estate proveniente dal retrocesso Eintracht Frankfurt. Ci fu un comunicato ufficiale del club nel quale Fenin dichiarava: “Necessito di uno stacco dal calcio durante cui sottopormi a cure mediche intensive per poter tornare in campo sano e al mio miglior livello. Ho constatato di non essere più in grado di gestire da solo la mia malattia. La rassegnazione, la sensazione di solitudine e gli attacchi di depressione mi accompagnano già da parecchi mesi”. Egli stesso, infatti, chiese al suo club di rendere pubblica la sua malattia.

In un’intervista a una TV peruviana, anche l’attaccante dell’Amburgo Paolo Guerrero, ex-Bayern Monaco, ha ammesso di essere caduto vittima di una grave depressione dovuta all’infortunio al crociato rimediato in Nazionale nel settembre 2009 durante l’incontro di qualificazione ai Mondiali 2010 contro il Venezuela . Queste le sue parole: “È stato per me un periodo spaventoso, il più brutto della mia vita. Ero frustrato e depresso“. Al punto di non riuscire nemmeno più ad imbarcarsi sul volo di ritorno per la Germania, per la “paura dell’aereo”.


Infine, anche un allenatore di successo è stato vittima di depressione. Parliamo ovviamente di Ralf Rangnick, che si dimise dalla panchina dello Schalke 04. Rangnick non era più in grado di guidare la squadra che aveva condotto alle semifinali di Champions League e alla conquista della Coppa di Germania, poiché affetto da un grave esaurimento.

Abbiamo accennato all’inizio della nostra inchiesta a Speed. L’ex ct del Galles è stato trovato morto il 27 novembre 2011, a 42 anni. L'allenatore si è tolto la vita nella sua abitazione nel Chester, dove è stato trovato impiccato. Non è però il solo che in Gran Bretagna abbia sofferto di depressione.

Come dimenticare, infatti, i casi di Andy Cole, Neil Lennon, Stan Collymore, ma soprattutto Paul Gascoigne e Clarke Carlisle.

Gascoigne, uno dei più talentuosi calciatori inglesi di tutti i tempi, è stato protagonista di una serie di eventi negativi che hanno evidenziato i suoi malori depressivi. Il 22 febbraio 2008, in base alla Mental Health Act, la legge sulla salute mentale che permette alla polizia inglese di fermare e portare in un posto di pubblica sicurezza le persone che presentano sintomi di disturbi psichici e possono rappresentare un pericolo per l’incolumità pubblica, gli agenti lo ricoverano coattivamente in un ospedale a causa di due incidenti avvenuti in altrettanti alberghi del Nord dell'Inghilterra: prima all’Hotel Malmaison di Newcastle e poi all’Hilton Hotel di Gateshead. Resta per 72 ore in ospedale, dove viene tenuto sotto controllo medico. La sua situazione mentale peggiora sempre di più ed il 5 maggio seguente, affetto da manie depressive, tenta il suicidio in un lussuoso hotel di Londra. Oltre ovviamente a tantissime altre situazioni legate all’alcol che spesso viene usato dai depressi come una specie di detergente per la propria malattia, non facendo altro però che peggiorarla.

Clarke Carlisle, difensore del Preston e attuale presidente dell'assocalciatori inglese, nel 2003 fu costretto a curarsi da alcolismo e depressione nella Sporting Chance Clinic di Tony Adams.

Come dimenticare quando nel dicembre 2010 si era tolto la vita Dale Roberts, 24 anni, portiere nelle serie minori inglesi. Non aveva tollerato il dolore della scoperta che la sua fidanzata lo tradiva con il fratello di John Terry. Ma tornando indietro nel tempo possiamo ricordarne altri.

Nel 2003 era stato un mix di depressione e dissapori con la moglie a scatenante il gesto di Sergio Schulmeister, 25 anni, portiere dell'Huracan, prima divisione argentina, che si era impiccato con una cinta nella cucina del suo appartamento. Mentre nell’ottobre '97, si era tolto la vita il capitano della nazionale boliviana Ramiro Castillo, 29 anni, trovato morto nella sua casa di La Paz. Non si era mai ripreso da dolore per la morte del figlio di 9 anni avvenuta a giugno per disfunzione epatica.

Ma come si può capire quando un calciatore è in depressione? La risposta più ovvia è l’assenza dal campo. Arrivare stranamente e ripetutamente in ritardo, esprimere eccessivamente un’insolita stanchezza, alienarsi dal gruppo, essere demotivati, tristi, introversi possono rappresentare dei campanelli d’allarme. Gli allenatori delle squadre giovanili dovrebbero non sottovalutare tali segni, soprattutto se hanno a che fare con adolescenti. Anche per questo motivo, i settori giovanili dovrebbero avvalersi di un maggior numero di psichiatri. Superata la pubertà, l’atleta, ormai più maturo, potrà comunque andare incontro ad episodi depressivi. La conoscenza dei fattori di rischio, quali fattori che se presenti possono aumentare la probabilità di malattia, può aiutare a riconoscere

in tempo tale disturbo. In particolare, il mondo del calcio, dove tutto è esasperato, può favorire la presenza di un alto numero di eventi ad elevato contenuto di stress. Il calciatore professionista vive di calcio e ruota attorno al calcio. Molto della propria autostima dipende dall’andamento di tale attività. Per perseguire nel proprio sogno spesso ha dovuto lasciare prematuramente la propria famiglia di origine per andare in un vivaio professionistico. Inevitabilmente, non ha potuto coltivare altri aspetti della vita puntando tutto sul pallone.

Quando avviene un fallimento, una grave sconfitta, un contratto non firmato, un infortunio o davanti alla fine della propria carriera è facile che possa avvenire un episodio depressivo, soprattutto qualora non sia avvenuta nel frattempo una crescita personale affettiva del calciatore, parallela a quella sportiva.

Per prevenire una situazione simile sarebbe opportuno che presidenti, dirigenti e allenatori considerino il calciatore come un uomo prima ancora che come atleta e pertanto fornire un’adeguata attenzione a tutti i suoi bisogni e non solo a quelli sportivi. La maggior parte delle persone che circondano i calciatori lo fanno spesso per motivi economici. Per un torna-conto personale. Bisognerebbe sapere e comprendere, invece, i motivi che hanno spinto i calciatori a dare tutto per lo sport. Quindi le loro preoccupazioni, le loro paure e i loro desideri. Il mondo del calcio è crudele. Non dà spazio al lato umano e si fa spesso influenzare dalla logica del risultato. L’unico modo per sconfiggere la depressione è condividere le proprie esperienze con gli altri, solo così l’uomo non andrà incontro a queste malattie depressive. Perché “l’uomo muore quando resta solo” (cit. Giovanni Falcone).


L'ultimo saluto dei tifosi a Gary Speed

domenica 11 dicembre 2011

Aleksandar Ignjovski


Nome: Aleksandar Ignjovski
Data di nascita: 27 gennaio 1991, Pancevo
Nazionalità: Serbia
Altezza: 1,75 m
Piede preferito: Ambidestro
Squadra: Werder Brema - Bundesliga
Ruolo: Centrocampista centrale, regista davanti la difesa.
Valore: 2.500.000 €

La Serbia sta tornando a sfornare giocatori di altissimo livello. Dopo la deludente generazione nata nel decennio che va tra gli anni 80 e 90, che ha visto emergere solo Nemaja Vidic come campione assoluto, mentre Kolarov e Krasic stentano ad emergere nelle squadre blasonate, ecco profilarsi la rinascita di un'identità calcistica, quella serba, che nella scissione con il Montenegro aveva perso grandissimo potenziale (Jovetic e Vucinic avrebbero fatto molto comodo).

Il ragazzo di cui parliamo oggi è Aleksandar Ignjovski, autentica rivelazione del Werder nella prima parte di stagione. Il centrocampista serbo è arrivato in punta di piedi ed ha saputo conquistare il tecnico Thomas Schaaf che si affida sempre di più alle sue qualità fatte di dinamismo e tecnica in mezzo al campo. Con Mijailovic, Djuricic, Stevanovic, Ljajic, il baby fenomeno Jankovic e appunto Ignjovski, colui che è più predisposto a mettere ordine tra questi raffinati e fantasiosi centrocampisti, la Serbia potrebbe aver trovato un centrocampo potenzialmente eccezionale.

Ignjovski nasce a Pancevo, provincia di Voivodina, e muove i primi passi nelle giovanili dell'OFK Belgrado (vi entra all'età di 7 anni), terza squadra della città dopo Stella Rossa e Partizan. Nella società bianco-celeste passa per tutte le selezioni giovanili fino alla promozione in prima squadra nella stagione 2008/2009. Questa è la prima stagione da professionista e Aleksandar la onora con 23 presenze e la bellezza di 3 reti, numeri importanti per un debuttante centrocampista difensivo. Le buone prestazioni gli valgono l'attenzione di numerose squadre e quindi la pretesa di un contratto tutto nuovo. Di comune accordo con l'OFK Belgrado passa al Monaco 1860, siamo nell'estate 2009, con la formula del prestito biennale e l'ambizione di sfondare in Germania, anche se nella seconda serie dopo la Bundesliga. In Baviera colleziona 53 presenze che gli valgono l'attenzione di mezza Europa. Si distingue anche per duttilità in quanto gioca a centrocampo e nei ruoli di terzino destro e sinistro. Dopo un'estate di trattative, quella del 2011, nella quale sembrava fatto il passaggio al Napoli, il giovane serbo decide di rimanere in Germania dichiarando la ferma volontà di arrivare in Bundesliga e firma con il Werder Brema, che lo preleva per circa un milione di euro. Nel Werder debutta il 10 settembre 2011 nella vittoria interna contro l'Amburgo (2-0) come terzino mancino e successivamente colleziona altre 10 presenze sia come difensore che come centrale davanti la difesa (dato aggiornato al 12 dicembre 2011).

Ignjovski è un giocatore versatile, può giocare appunto come esterno di difesa, all'occorrenza come centrale, ma soprattutto nella mediana come regista basso dotato di buone capacità di impostazione e allo stesso tempo di doti da centrocampista di rottura. Calcia bene con entrambi i piedi, non è un gigante ma fisicamente sa farsi valere con grinta e tenacia ed è sempre pronto a cogliere le occasioni che gli si presentano davanti. Un giovane combattente dalle indubbie qualità tecniche e dal senso del sacrificio, merce rara e preziosa al giorno d'oggi.

Pur essendo di origini macedoni ha sempre giocato con le selezioni serbe. Ha all'attivo 6 presenze in Under 17, 2 in Under 18, 6 in Under 19 con un goal e 13 in Under 21 per la quale rappresenta un perno fondamentale in una rosa di numerosi talenti dalle caratteristiche offensive. La carriera di Aleksandar è in ascesa, come la sua quotazione. In passato è stato cercato dal Napoli, come detto in precedenza, da molti club tedeschi e dalla Fiorentina che aveva addirittura presentato un'offerta ufficiale, rifiutata in favore della permanenza in Germania dallo stesso giocatore. Il Werder ora punta forte su di lui per il nuovo corso e Schaaf sembra non poterne più fare a meno.






venerdì 9 dicembre 2011

Philippe Koch


Nome: Philippe Koch
data di nascita: 8 febbraio 1991, Jegenstorf
Nazionalità: Svizzera
Altezza: 180cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Fc Zurigo - Axpo Super League
Ruolo: Terzino destro
Valore: 1.500.000



In questi ultimi anni la Svizzera sta assumendo un ruolo sempre più da protagonista nella gestione e la maturazione dei giovani talenti. Il secondo posto agli Europei Under21 della passata estate non è casuale, ma il frutto di un lavoro giovanile sul quale la Federazione ha deciso di puntare ed investire. I talenti svizzeri, come ad esempio Xherdan Shaqiri, il suo compagno di Club al Basilea Granit Xhaka o l'ex rosanero Pajtim Kasami, sono ammirati e ricercati da mezza Europa.
Un altro talento che ha avuto modo di mettersi in mostra all'Europeo della scorsa estate è il terzino destro, in forza allo Zurigo, Philippe Koch.

Koch inizia a giocare in tenera età, a otto anni entra nel Bibrist, piccola società di Jegenstorf sua città natale. Nel 2002 entra nelle giovanili del Soletta, modesto Club della Terza divisione svizzera (la nostra Lega Pro) che gioca nello stesso girone guarda caso dello Zurigo Under21. Resta nel Soletta fino all'estate 2007, quando viene prelevato proprio dallo Zurigo e mandato nelle squadra Under21. Resta solo un anno in quello che potremmo definire il Team B, nella stagione 2008/2009 viene infatti aggregato ufficialmente alla prima squadra. Fa il suo debutto il 28 agosto 2008, nella partita del secondo turno della Coppa UEFA in casa dello Sturm Graz. Entra al novantunesimo minuto ed ha la possibilità di giocare tutti i tempi supplementari. In seguito è tornato a giocare nella selezione Under21, per poi essere richiamato il 1 marzo 2009 per la partita casalinga di Super League contro il Vaduz. In quest'occasione ha la possibilità di giocare per gli interi novanta minuti, e con personalità aiuta la sua squadra a vincere 5-0. Entro la fine della stagione riuscirà a disputare altre dieci partite, portando cosi a 12 le presenze al suo primo anno da professionista.
Nel corso della stagione 2009/2010 viene promosso in pianta stabile nella squadra principale, e qui ritrova anche suo fratello Raphael, di un anno più grande, di ritorno da un prestito pluriennale proprio al Soletta. Durante la stagione Philippe ha modo di mostrare il suo talento e le sue capacità, gioca infatti ben 25 partite in campionato ed altre 8 in Champions League, preliminari compresi. Nella stagione 2010/2011 l'obbiettivo era quello di ripetere le belle prestazioni, crescendo e magari trovando anche la prima rete da professionista. La rete non è arrivata ma in campionato ha firmato 5 assist in 27 partite, aumentando di molto il suo minutaggio.
Nella stagione in corso si è riconfermato come uno dei titolari imprescindibili dello Zurigo, e noi tifosi italiani abbiamo potuto ammirarlo nella doppia sfida contro la Lazio nei gironi di Europa League.

Philippe è un terzino completo nonostante la giovane età. Dispone di un buon atletismo e con la maggior esperienza maturata in questi anni tende a sganciarsi più spesso per arrivare sul fondo e cercare il cross. In difesa è molto attento e sicuro, buon senso della posizione e buon anticipo gli permettono molto spesso di fare la differenza. Nonostante abbia già tre anni e mezzo di professionismo alle spalle ha bisogno di maggior esperienza prima di approdare a un campionato più importante, ma sicuramente ha abbastanza talento per poter arrivare.

Ha iniziato a giocare con la maglia della Svizzera dalla selezione Under19 dove ha totalizzato 14 presenze. Dal 4 settembre 2009 è un membro fisso dell'Under21, dove oltre alle 21 presenze condite da un gol, vanta come già detto un argento all'Europeo 2011 di categoria. E' stato inoltre convocato dal CT della Nazione maggiore, Ottmar Hitzfeld, per la partita di qualificazione a Euro 2012 dell'11 ottobre a Basilea contro il Montenegro, senza però scendere in campo.

Molte squadre hanno richiesto informazioni sul giovane terzino, che può all'occorrenza svariare su tutto il fronte difensivo, allo Zurigo. Tra le italiane si nota un sondaggio della Lazio che ha cercato di ripetere l'exploit di Lichtsteiner. Lo Zurigo per il momento non ha intenzione di privarsi del giocatore, forte anche della volontà del ragazzo di restare in Svizzera per il momento. Sicuramente la prossima estate diversi club voleranno a Zurigo per provare a convincere società e giocatore ad un eventuale trasferimento.



mercoledì 7 dicembre 2011

Manageriale...che passione!

Quanti di voi, cari appassionati di calcio non hanno mai pensato di immedesimarsi nell'allenatore o nel presidente della propria squadra preferita; chi non ha mai pensato “se fossi io l'allenatore avrei sostituito quel giocatore o se fossi il Presidente l'avrei già venduto”. Oggi parleremo dei vecchi e cari giochi di calcio manageriali che ci hanno appassionato sin da bambini.

Il gioco di calcio manageriale ci permette di prendere le redini della nostra squadra del cuore e seguirla passo passo, dagli allenamenti al mercato fino alla costruzione dello stadio.
Uno dei grandi fautori dell'era manageriale calcistica sicuramente è stato PC Calcio 7 che in molti ricorderanno. PC Calcio 7 uscì nel lontano 1998 e si poteva acquistare in tutte le edicole. Fu veramente il primo manageriale che stupì tutti infatti tutt'ora lo si ritiene il manageriale per eccellenza.
All'interno dei videogiochi gestionali potevi impersonare vari ruoli nel mondo del calcio, a partire dall'allenatore, passando per il Presidente del club o persino tutti e due. L'obiettivo era quello di far vincere al proprio team i migliori trofei nazionali ed internazionali ma allo stesso tempo crearti anche grazie al mercato la propria squadra dei sogni. C'era chi cominciava il campionato scegliendo la squadra della propria città la quale era in una serie minore, chi prendeva squadre blasonate e tentava la scalata alla Coppa dei Campioni e chi sceglieva giocatori sconosciuti e li faceva crescere nelle proprie file senza badare al campionato.
Una volta scelta la propria squadra preferita si potevano modificare alcune opzioni come l'aiuto da parte dell'allenatore in seconda se si impersonava il ruolo dell'allenatore; questo ti aiutava nelle scelte importanti soprattutto negli allenamenti personalizzati per i tuoi giocatori. Potevamo scegliere se avvalerci di uno staff dirigenziale nel caso facessimo il Presidente in modo da aiutarci nella gestione dei contratti e delle sponsorizzazioni. Per i più “fanatici”, invece, le varie opzioni di aiuto era disattivate e ci si immergeva nella totale simulazione manageriale, arrivando anche alla costruzione dello stadio con la gestione degli abbonamenti.
Una volta completato e scelto le varie opzioni di gioco iniziali, si cominciava la vera e propria esperienza; si avviavano le prime partite amichevoli puntando subito l'occhio verso gli obiettivi prefissati e ad un attento mercato sia in fase d'uscita che in fase d'entrata. L'allenatore doveva scegliere il modulo con cui giocare, scegliere i giocatori su cui puntare senza tralasciare un comparto importante quale la crescita del proprio settore giovanile. Avevamo a disposizione medici, psicologici, e giardinieri che durante l'anno ci affiancavano e ci consigliavano in che modo dovevamo comportarci con i nostri giocatori, che tipo di infortuni si erano procurati e in che modo dovevano essere guariti facendoli riposare o meno uno. Il Presidente invece doveva tenere i conti della società, trattare i rinnovi dei contratti e gestire gli sponsor fino ad arrivare all'ampliamento del proprio stadio.
Le partite potevano essere giocate manualmente, (alcuni casi) vedere subito il risultato o aspettare che la partita si concludesse visionando una sorta di telecronaca scritta minuto per minuto con i vari giocatori che si muovevano come pedine sul campo da gioco.
Durante l'anno ogni giocatore poteva crescere ed aumentare il livello di bravura, soprattutto nel settore giovanile se all'interno vi erano delle giovani promesse potevamo notare un incremento notevole del loro valore (ogni giocatore aveva una valutazione numerica in base al suo livello di abilità). Vi ricorderete sicuramente i vari giocatori delle “giovani spagnole” su PC Calcio 2001 dove il loro livello arrivava oltre il 90 e per chi aveva talento poteva riuscire a formare una squadra giovane e di talento, senza spendere molto. Ricorderete sicuramente i vari Drazer, Ferguson, Vos, su PC Calcio 7, giocatori che, o per volontà o per errore dei programmatori da totali sconosciuti diventavano fortissimi.
L'andamento delle partite era influenzato anche dalla mentalità che davi alla tua squadra e dalle dichiarazioni pre e post partita con i giornalisti; una dichiarazione positiva in sala stampa ad un tuo attaccante poteva farti vincere anche molte partite in quanto dandogli importanza, lo stesso tendeva a segnare di più. Un abuso di dichiarazioni portava i giocatori a rilassarsi e non dare il 100%.
L'allenatore in seconda veniva designato “di solito” per i lavori sporchi come gli allenamenti personalizzati da far fare ai propri giocatori; punizioni, rimesse laterali, calci piazzati erano all'ordine del giorno. L'allenatore in seconda però ti aiutava anche a scegliere la miglior formazione da mettere in campo tenendo conto di come i tuoi giocatori si erano allenati durante la settimana. L'allenatore infine, aveva un indice di gradimento da parte della società in base agli obiettivi raggiunti e quindi si poteva essere sollevati dal proprio incarico se la squadra non otteneva buoni risultati.
Parlando di società non ci resta che parlare del ruolo del dirigente che si poteva impersonava, molte volte si sceglievano le squadre più blasonate perchè si aveva un grosso budget a disposizione per il mercato o comunque una maggiore esposizione a trattare con i vai giocatori durante il mercato. (Se impersonavi il presidente del Real Madrid avevi più opportunità di far accasare giocatori come Shevchenko o Ronaldo invece che in squadre come la Pro Vercelli).
Il ruolo di dirigente era molto importante in quanto doveva gestire tutta la parte economica della propria squadra cercando di far quadrare i conti, pagare gli stipendi ai proprio giocatori, ma anche ampliare lo stadio grazie agli introiti delle coppe vinte. Molto bello era la creazione di uno stadio da 90000 posti o più con i relativi parcheggi, bar e ristoranti. Si doveva persino scegliere che cibi offrire all'interno dei ristoranti. Il dirigente grazie anche alle dichiarazioni stampa si congratulava con la propria squadra e i propri tifosi per le vittorie e i trofei conseguiti. Molta attenzione doveva fare per i conti perchè un maggior esborso di denaro portava ad un ammanco societario e quindi ad un sicuro licenziamento.
In conclusione i giochi di calcio manageriali negli anni si sono sviluppati moltissimo partendo da PC Calcio fino ad arrivare ai vari Football Manager implementando sempre anno dopo anno decine di funzioni ed opzioni. Per gli appassionati i giochi di calcio manageriali sono stati un percorso importante della propria infanzia e per i futuri campioncini sicuramente saranno dei titoli molto più tecnici e reali. Ricordiamo che alcuni allenatori di calcio hanno ammesso di aver fatto uso di giochi manageriali perchè molto simili alla realtà e quindi divertenti ed impegnativi allo stesso tempo, un caso è quello dell'attuale mister del Chelsea Villas-Boas. Un consiglio che noi di Prossimi Campioni diamo però è di giocare a PC Calcio 7 o PC Calcio 2001 due vere pietre miliari del calcio manageriale su PC che sicuramente hanno fatto la storia.

martedì 6 dicembre 2011

ESCLUSIVA: PROSSIMICAMPIONI INTERVISTA PAOLO CASARIN




In occasione dell'incontro organizzato dalla società Pro Mogliano Calcio di Mogliano Veneto (TV), in data 2 dicembre 2011, per un convegno dal titolo: "Dalle partite della Serie A alle gare del Settore Giovanile: le regole sono utili per tutti, attori e spettatori" abbiamo avuto il piacere di ascoltare e in seguito intervistare l'ex arbitro internazionale, ex designatore AIA, UEFA e FIFA per gli Europei e i Mondiali, Paolo Casarin.

L'occasione, durante un convegno promosso dalla società trevigiana ed aperto al pubblico, ci ha permesso inizialmente di poter ascoltare il pensiero dell'arbitro originario di Mestre, che ha trattato temi quali regolamento e libertà al fine di donare il suo punto di vista sull'influenza e l'importanza che possono avere gli arbitri in campo e gli allenatori, in particolar modo delle giovanili, ed i genitori a bordo campo. In un intervento dal titolo: "Un bambino e il suo sogno" ha potuto esprimere le sue considerazioni sull'istruttività del calcio quale fenomeno socio-culturale e l'importanza che può avere lo sport che amiamo nella fase di crescita di un bambino. Ha fornito inoltre il suo punto di vista da ex arbitro su argomentazioni quali regolamento e costituzione del calcio e la funzione della figura arbitrale.

Di seguito l'intervista realizzata da ProssimiCampioni:


- Vista la sua esperienza decennale all'interno del mondo del calcio ai massimi livelli, quali sono secondo lei gli aspetti principali che hanno cambiato il calcio degli anni 80-90 nel calcio moderno?

Senza dubbio la velocità. Lo si può vedere da una qualunque partita anche in televisione. Questo è frutto sicuramente di una preparazione atletica diversa sotto molti punti di vista, soprattutto quello dell'alimentazione. Inoltre adesso il gioco è più corto e tattico, la preparazione degli allenatori per le partite è più profonda ed accurata.

- Il calcio italiano fatica a puntare sui giovani. Per quale motivo secondo lei la differenza con Paesi come la Germania è cosi evidente? Perchè per un giovane italiano è più difficile imporsi rispetto ad un giovane straniero?

Credo sia più difficile rispetto ad una volta stabilire se in una Primavera ci siano talenti pronti ad inserirsi in Prima Squadra. Poi sicuramente il fattore mercato è di notevole importanza, non dimentichiamoci che un giovane straniero, ad esempio africano, costa molto meno in termini di cartellino e contratto di un giovane italiano. In più credo che alcuni giovani italiani debbano imparare a fare più gavetta, all'estero sanno bene che devono prima affermarsi nelle selezioni giovanili e in Under21 per poi approdare nei campionati più importanti.

- Quali sono secondo lei i settori giovanili che stanno lavorando meglio e possono aspirare a conformarsi ai migliori europei?

L'Atalanta storicamente è uno dei migliori vivai italiani che sa unire i talenti nostrani alle scoperte estere dei loro talent scout. Inoltre è da apprezzare anche il lavoro dell'Udinese, sebbene sia meno riferito ai settori giovanili, hanno scoperto e valorizzato molti giovani talenti, grazie anche alla gestione del Granada come società satellite. Chiaramente il punto di riferimento deve essere il Barcelona, che tralatro ha un giovane giocatore che mi piace molto, Thiago Alcantara.

-Lei ha avuto recenti esperienze nel mondo del giornalismo sportivo attraverso Mediaset, con Controcampo, e con Sky in qualità di opinionista. Non crede che il giornalismo italiano contribuisca a scatenare polemiche con l'obbiettivo primario di fare notizia? Possiamo identificare la stampa come uno dei mali del calcio italiano?

Sapete qual'è la prima cosa che fa un arbitro il lunedi? Controllare che voto ha preso sulla Gazzetta. Io sono per un calcio saporito, non mi piacciono le minestrine riscaldate, i commenti e i vari articoli arricchiscono il calcio e il suo mondo. Certo è che però in Italia non si conosce neanche il regolamento molte volte, e molti moviolisti dovrebbero analizzare meglio le situazioni. Noi siamo figli delle tradizioni, e la tradizione calcistica e quella giornalistica vanno di pari passo.

-Lei sarebbe favorevole all'introduzione di nuove tecnologie al fine di aiutare l'arbitro?

Sono estremamente favorevole! Credo ad esempio che il sensore sulla porta vada usato assolutamente. Inoltre sono favorevole anche alla moviola, d'altronde in occasioni importanti la FIFA ne ha già fatto ricorso. Al Mondiale del 2006 ad esempio è stata la FIFA ad avvisare l'arbitro della scorrettezza di Zidane, non potevano rischiare che la Francia vincesse con lui in campo e le conseguenti polemiche. Nel caso di Rosetti al Mondiale 2010 credo semplicemente non abbiano fatto in tempo ad avvertirlo.

Concludendo, qual'è il giovane che l'ha colpita maggiormente in quest'inizio di stagione?

Ho visto giocare Estigarribia qualche giorno fa (in occasione di Napoli-Juventus del 29/11/11 Ndr.) e mi ha molto colpito. Ritengo El Shaarawy un ottimo talento in prospettiva ma va sicuramente valorizzato di più. Mi piacciono molto anche Ramirez del Bologna, Maxi Moralez dell'Atalanta e il giovane Ibarbo del Cagliari.


Ringraziamo il Signor Casarin per la disponibilità e per l'interessamento al nostro progetto. Dal nostro canto rinnoviamo la grande stima per questa figura di un calcio passato ma con un occhio al futuro.




Prossimamente saranno pubblicate anche alcune foto della conferenza.

lunedì 5 dicembre 2011

Isaac Cuenca


Nome: Joan Isaac Cuenca Lòpez
Data di nascita: 27 aprile 1991, Reus
Nazionalità: Spagna
Altezza: 181cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Fc Barcelona - Liga BBVA
Ruolo: Ala destra, sinistra
Valore: 100.000€



Barcelona e Catalogna, il binomio più fortunato dal punto di vista calcistico degli ultimi vent'anni. La provincia autonoma spagnola da sempre è terra prolifica per il calcio. Insieme ai Paesi Baschi ha dato i natali alla maggior parte dei campioni spagnoli di sempre, ma negli ultimi anni in Catalogna sta accadendo qualcosa di incredibile. Merito anche della società Barcelona che sa far crescere i giovani come nessun altro al mondo, pare che questa regione sia stata benedetta vista la grande quantità e qualità di giocatori che sta sfornando. Iniziando dalla vecchia guardia blaugrana con Guardiola, Puyol, De la Pena, passando dai vari Xavi, Iniesta, Valdes, fino ad arrivare ai più giovani Fabregas, Busquets, Pedro e concludendo con la moltitudine di giovani che stanno crescendo nei settori giovanili o nella squadra B da cui ogni anno l'allenatore Guardiola attinge per rinforzare ulteriormente la Prima Squadra. Quest'anno è il turno di Joan Isaac Cuenca Lopez, chiamato semplicemente Isaac Cuenca, che proprio in questo periodo si sta affermando in Liga e Champions League.

Isaac nasce a Reus, comune catalano che ha dato i natali anche al celebre architetto Anton Gaudì, ed inizia a giocare all'età di dieci anni nel settore giovanile dell'Espanyol. Nel 2003, a dodici anni, gli arriva l'invito ad unirsi al settore giovanile più importante al mondo, proprio quello dei blaugrana, ed Isaac non perde l'occasione. Resta nelle giovanili del Barcelona fino al 2006 quando decide di tornare nella sua città per giocare con il Deportivo Reus dove può continuare la sua crescita con calma e tranquillità. Nella stagione 2008/2009 gioca nel CF Damm per poi tornare a Barcelona nella stagione 2009/2010. Nell'estate del 2010 viene aggregato al Barcelona B, che attualmente milita nella seconda divisione spagnola, giocando sei partite e realizzando due gol. La stagione successiva viene ceduto in prestito al Sabadell, squadra di Segunda Division B (l'equivalente della nostra Lega Pro o ex C1) dove mette in mostra le sue grandi qualità tecniche e atletiche evidenziando anche però la sua principale lacuna dell'epoca ovvero la finalizzazione. Conclude la sua esperienza al Sabadell con il bottino di 32 presenze e 4 gol. All'inizio della stagione 2011 viene aggregato nuovamente al Barcelona b ma effettua la preparazione pre-stagionale in ritiro con Guardiola e i suoi ragazzi giocando anche alcune amichevoli come ad esempio quella contro l'Hajduk Spalato. Dal suo ritorno a Barcelona ha lavorato ininterrottamente per colmare i suoi difetti e all'inizio della stagione in serie b realizza 2 gol in 6 partite che gli valgono la chiamata ad unirsi con la prima squadra. Debutta il 19 ottobre in occasione del match di Champions League contro il Viktoria Plzen giocando solo tre minuti sul finire della partita. Debutta invece nella Liga il 25 ottobre 2011 in casa del Granada, giocando tutti i novanta minuti, disputando una bella prestazione condita da un amaro cartellino giallo. Guardiola gli rinnova la fiducia e lo schiera nuovamente dall'inizio nella partita successiva in casa contro il Mallorca. L'incontro finisce in goleada, il risultato finale sancisce un 5-0 in favore dei catalani, e Cuenca realizza la sua prima rete nel mondo del professionismo. Il primo novembre 2011 è ancora in campo nel match di ritorno sempre contro il Viktoria, anche in quest'occasione gioca tutta la partita realizzando un assist. Riconquista spazio anche nella Liga dove mette a referto un altro assist contro il Real Saragoza e segna la sua seconda marcatura nel 5-0 rifilato al Levante. Con calma e tranquillità Cuenca si sta facendo trovare pronto ad ogni chiamata di mister Guardiola e si sta ritagliando sempre più spazio nelle rotazioni del Barcelona.

La sua miglior qualità è indubbiamente l'atletismo che unito alla grande tecnica di cui dispone ne fanno un'arma molto temibile dell'attacco blaugrana. Può indistintamente giocare sulla fascia destra o su quella sinistra accentrandosi spesso per cercare il passaggio o la conclusione in puro stile Barcelona. Come ogni giocatore che ha militato nelle giovanili o nella squadra B conosce a menadito i dettami tattici della squadra. E' cresciuto con questi movimenti e sembra già un giocatore esperto quando lo si ammira armonizzarsi alla perfezione con Messi e compagni. Il suo punto debole principale è la finalizzazione. Nonostante abbia già realizzato due reti conclude ancora troppo poco in relazione a tutte le occasioni che crea. Sicuramente questo sarà un difetto che tenderà sempre più a scomparire con il tempo e con la confidenza che via via acquisirà.

Al momento Isaac è un membro fisso della Nazionale Under21 spagnola con la quale ha realizzato 2 presenze. Non ha giocato nelle altre selezioni giovanili visto che aveva temporaneamente lasciato il Barcelona per tornare nella tranquillità della sua Reus.

Da solo un mese e mezzo in prima squadra e già è diventato un giocatore importante nelle rotazioni di Guardiola. Se le voci di mercato sul possibile addio di David Villa dovessero risultare vere, il Barcelona sa di disporre di un'ottima alternativa che aspetta solamente di crescere ed imparare.










venerdì 2 dicembre 2011

Marc André ter Stegen


Nome: Marc André ter Stegen
Data di nascita: 30 Aprile 1992, Mönchengladbach
Nazionalità: Germania
Altezza: 1,89 cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Borussia Mönchengladbach, Bundesliga (Germania)
Ruolo: Portiere
Valore: 5.500.000 €



In Germania hanno capito che il futuro del calcio sono i giovani. Tantissimi talenti stanno sbocciando nella BundesLiga. Dagli attaccanti ai difensori, passando per i centrocampisti e i portieri. Dopo Leitner, Herrmann e Lassoga adesso è il momento di parlare di un giovanissimo portiere che sta facendo le fortune di un piccolo club con poche ambizioni. Si tratta ovviamente di Marc André ter Stegen del Borussia Mönchengladbach, solo l’ultimo portiere di una tradizione teutonica che ha dato i natali a Schumacher, Maier, Illgner, Köpke, Kahn e Lehmann prima, Neuer, Adler e Leno poi.

Marc André è entrato a far parte della squadra della sua città natale nel 1996, poco più che bambino. Qui ha compiuto tutta la trafila della carriera giovanile fino ad esordire in prima squadra. Comincia a mettersi in mostra nella stagione 2007-2008 con gli Under-17. La consacrazione a livello giovanile arriva però nella stagione successiva nell’Under-19 con la quale sfiora la vittoria del titolo giovanile, vinto poi dallo Stoccarda grazie alle parate proprio di Leno. L’esordio ufficiale in prima squadra arriva il 10 Aprile 2011 nel derby con il Colonia quando l’allenatore Lucien Favre, a causa dell’infortunio del titolare Bailly, gli dà fiducia. La grande prestazione offerta gli è valsa la conferma nelle restanti sei partite di campionato, tra le quali anche una prestazione esaltante con i futuri campioni di Germania del Borussia Dortmund, e le due partite per lo spareggio con il Bochum che hanno riconfermato il Borussia in BundesLiga. In questo inizio di stagione Favre l’ha confermato titolare e può vantare già 16 presenze tra campionato e coppa.

Marc André ter Stegen è sicuramente un baluardo delle giovanili tedesche. Può contare 7 presenze con l’Under-16. Con l’Under-17 ha collezionato le sue fortune con ben 19 presenze, il titolo di Campione del Mondo di categoria e vincitore della medaglia d’Oro Fritz-Walter come miglior portiere della competizione in coabitazione con il nostro Mattia Perin. Il 19 Agosto 2009 arriva anche l’esordio con l’Under-18 contro l’Arabia Saudita, vinta per 3 a 0. Solo quattro presenze però in questa categoria perché ben presto viene convocato con l’Under-19 il 6 Settembre 2010 contro la Danimarca, ancora una volta partita vinta per 3 a 0. Può contare anche una convocazione con l’Under-21 senza però mai scendere in campo finora.

Grazie all’altezza e ad un fisico compatto è molto forte fisicamente. Coraggioso nelle uscite e con grande personalità, è veloce e agile. La sua più grande qualità è la capacità di aspettare fino all’ultimo per buttarsi. Non eccessivamente spettacolare ma è molto essenziale. Ha la calma olimpica dei tedeschi che gli permette di non soffrire nelle partite importanti. Molto reattivo, è dotato di un grande senso della posizione che gli permette di trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto. Talvolta eccede però in preziosismi eccessivi che portano a situazioni pericolose.

Il giocatore ha rinnovato da poco il contratto con il Borussia Mönchengladbach fino al 2015. La società tedesca ha avuto l’intelligenza di blindare il contratto al suo giovane talento. Nonostante questo è ovvio che le sue grandi prestazioni stanno attirando su di sé le attenzioni delle big Europee.

Per le caratteristiche tecnico-fisiche può essere considerato l’erede di Manuel Neuer nella nazionale tedesca futura ma dovrà battere la concorrenza di Leno (la quale scheda sarà a breve pubblicata su ProssimiCampioni) che forse è più pronto per semplicità e esperienza internazionale. Per la sua capacità di aspettare fino all’ultimo il tiro dell’avversario prima di buttarsi somiglia al nostro Dino Zoff. Infine, ha la personalità e la calma tipica dei portieri tedeschi. Un misto tra Zoff, Neuer e Kahn quindi. Per un portiere dal futuro assicurato.








Pubblicato il 02/12/2011

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