lunedì 14 febbraio 2011

Xherdan Shaqiri


Nome: Xherdan Shaqiri
Data di nascita: 10 ottobre 1991, Gjilan
Nazionalità: Svizzera
Altezza: 170cm
Piede preferito: Sinistro
Squadra: Fc Basilea - Axpo Super League
Ruolo: Centrocampista esterno
Valore: 7.000.000€


Dopo Pajtim Kasami ecco un altro promettente giocatore svizzero di origini balcaniche. Shaqiri è considerato il più grande prospetto della nazionale elvetica allenata da Ottmar Hitzfeld, oltre a essere una delle colonne portanti del suo Basilea a soli diciannove anni.

Nato in una piccola cittadina oggi facente parte del Kosovo da genitori di etnia albanese, si trasferisce in Svizzera a soli tre anni, subito dimostra una grande passione per il pallone giocando nella locale squadra dell'SV Augst. Nel 2001, a dieci anni, gli osservatori del Basilea gli propongono di entrare nelle giovanili della più rinomata squadra svizzera, da allora ha vestito solo la casacca rossoblu passando l'intera trafila delle giovanili. A quindici anni vince il premio come migliore giocatore della Nike Cup 2007, nota manifestazione per atleti under 15 organizzata dal Manchester United e dalla famosa azienda americana. Quello stesso anno viene aggregato al Basilea II, la squadra riserve, ottenendo anche il suo primo contratto da professionista per preservarlo dai corteggiamenti di squadre di mezza Europa. Nel team B gioca 19 partite mettendo a segno 8 gol.

All'inizio della stagione 2009/2010 debutta in prima squadra nel turno preliminare di Europa League contro il Santa Coloma, mentre il 12 luglio fa il suo debutto nella Axpo Super League, la massima serie elvetica, proprio nella partita inaugurale subentrando contro il San Gallo. Da allora inizia prepotentemente a scavalcare le gerarchie della squadra a suon di ottime prestazioni, dalla ventesima giornata in poi il posto da titolare sarà sempre suo, fornendo prove sempre più convincenti aiuta il Basilea a conquistare a fine stagione Scudetto e Coppa Nazionale.

Le sue performance non sono passate inosservate al selezionatore elvetico Hitzfeld che lo inserisce dapprima nella lista dei trenta pre-convocati, e alla fine decide di portare il giovane classe '91 in Sudafrica. Fa il suo debutto in maglia rossocrociata contro l'Honduras giocando l'ultimo quarto d'ora. Da allora è una delle colonne del nuovo ciclo avviato dall'esperto tecnico.

La stagione in corso (2010/2011) lo ha visto iniziare nello stesso modo in cui aveva finito la precedente, ovvero maglia da titolare (gioca con il numero 17) e prestazioni sempre più valide e convincenti. Quest'anno ha avuto anche l'onore di debuttare in Champions League, segnando anche la sua prima marcatura nella competizione continentale ai danni della Roma nel giorone eliminatorio e giocando tutte le partite.
Anche in Nazionale le sue presenze aumentano sempre di più, ad oggi (14 febbraio 2011) può vantare 10 presenze e 1 rete, importantissima, contro l'Inghilterra in un incontro valevole per le qualificazioni ai prossimi campionati Europei del 2012.

La maglia Svizzera non è una novità per il giovane di origini kosovare, ha sempre vestito la maglia rossa fin dall'under 17 con cui ha giocato il Campionato Europeo nel 2008 e ha collezionato 10 presenze, 5 invece nell'under 18, altre 5 nell'under 19 con 3 marcature e 2 nell'under 21 prima del debutto nella Nazionale maggiore.

Shaqiri può vantare una tecnica di tutto rispetto, può giocare indistintamente sulla fascia sinistra o su quella destra, all'occorrenza può perfino giocare da terzino o da trequartista centrale dietro le punte. La versatilità è una delle migliori armi a sua disposizione. E' dotato di un ottimo dribbling e di un buon tiro, nonostante il fisico non propriamente statuario è comunque un giocatore molto solido che resiste bene ai contrasti. Sicuramente la migliore in assoluto delle sue qualità è la personalità, a 19 anni dispone già di un'esperienza da veterano, e dal modo in cui affronta le partite è sicuramente pronto per un campionato dalla maggiore difficoltà.
In fondo per lui le pretendenti non mancano di certo: Arsenal, Liverpool che ha provato a prenderlo lo scorso gennaio, Borussia Dortmund, Bayern Monaco e il Palermo. Proprio la squadra di Zamparini è quella che ha mostrato il maggior interesse per il giovane esterno. Il progetto del Palermo è da sempre chiaro e valido, ci auguriamo che la squadra rosanero riesca a prendere questo funambolico esterno, giovane ma dalla grande esperienza.







sabato 12 febbraio 2011

Concluso il sondaggio: "Chi è l'allenatore emergente 2010/2011 più interessante"? ... André Villas Boas


L'esito del sondaggio lanciato da ProssimiCampioni su chi sia l'allenatore emergente 2010/2011 più interessante, vede sulla vetta più alta del podio Luìs André Pina Cabral Villas Boas, noto semplicemente come André Villas Boas (34 anni).
L'allenatore del Porto sale sul gradino più alto del nostro podio che vede al secondo posto l'interessantissimo Jurgen Klopp che con il suo Borussia Dortmund (giovani e fantasia) sta guidando la Bundesliga tedesca e Rudi Garcia che sta conducendo un sorprendente Lille alla vetta della Ligue 1 francese.
Villas Boas è in vetta al campionato portoghese 2010/2011 con il Porto e si è guadagnato l'appellativo di “Special Two” (strettamente ricollegato al suo mentore Josè Mourinho) grazie ai risultati che sta ottenendo alla prima stagione con i Dragoes di Oporto e alla fortissima personalità che dimostra, ricordando appunto il carattere dello “Special One”.
Perché Villas Boas ? (Forniamo alcuni dati)
-André Villas Boas nasce come assistente tecnico di José Mourinho al Porto (dal 2003 al 2004), al Chelsea (dal 2004 al 2007) e all'Inter (dal 2008 al 2009). Può vantare da assistente delle esperienze di primo livello in squadre molto vincenti, accanto ad un tecnico d'esperienza e sconfinata personalità. Lo stesso Mou aveva iniziato come assistente di Robson e Van Gaal, al Porto e al Barcellona e Villas Boas studia dal “Vate di Setubal” tutto ciò che può essere utile nella propria futura carriera di allenatore. Piccola curiosità, nel lontano 1994 l'allora 13enne André viveva nello stesso palazzo di Robson che allenava il Porto e condivideva con l'allenatore deduzioni, schemi e tattiche. Lo stesso Robson raccontò che il giovane Villas Boas gli lasciava commenti e opinioni in dei foglietti nella cassetta della posta. Non poté che portarlo ad allenare il settore giovanile dei “Dragoni”.
Nello Ottobre 2009 il giovane assistente portoghese esprime il desiderio di iniziare a camminare sulle proprie gambe e l'Inter lo libera augurandogli un grande inizio di carriera. Lo stesso Josè Mourinho durante una conferenza stampa prospetta al proprio ex assistente un grande futuro come tecnico. Nello stesso anno arriva l'attesissima opportunità nella formazione dell'Academia che lottava per la salvezza nel campionato portoghese di serie A.
L'impatto nell'Academia è immediato e il calcio fornito dalla sua squadra impressiona i media. La piccola formazione di Coimbra si salva passando dall'ultimo all'undicesimo posto e arriva alla sfortunata semifinale con il Porto, persa solamente negli ultimi minuti di gara.
Dopo un concreto interessamento dello Sporting di Lisbona, Villas Boas passa al Porto nella stagione 2010/2011 e le sorprese non tardano ad arrivare. Si contraddistingue per un carattere molto forte e determinato che i propri giocatori portano in campo ad ogni partita. Il Porto del “Mourinho biondo” è molto più sofisticato rispetto all'originale, sia come preparazione (basata su uno studio maniacale dell'avversario) che come resa sul campo, con un 433 solido, ma anche più votato al gioco d'attacco. Spesso dimostra di avere un modus operandi focoso, che tende ad oltrepassare i limiti a cui siamo abituati ma si dimostra un leader accattivante e di bella presenza. Può essere tranquillamente inserito in quella categoria di giovani allenatori carismatici che stanno ridefinendo l'immaginario collettivo della figura di tecnico. Poco lavoro in palestra, molta palla, tantissima tattica. Lingua lunga, faccia tosta e ciuffo biondo. Molto più che un clone, forse l'erede o meglio l'evoluzione dello Special One.

Ecco le percentuali del sondaggio “Chi è l'allenatore emergente 2010/2011 più interessante” scaduto il 12 febbraio 2011:

1) André Villas Boas (36 %)
2) Jurgen Klopp (24 %)
3) Rudi Garcia (14 %)
4) Roberto Di Matteo (11 %)
5) Unay Emery (6 %)
6) Laurent Blanc (4 %)
7) Juan Carlos Garrido (4 %)
8) Thomas Tuchel (1 %)

Importante fare un cenno agli altri pretendenti del sondaggio. Jurgen Klopp merita di essere accostato ad un progetto di una big futura perché guardare il suo Borussia Dortmund quest'anno è un piacere. Il 45enne tedesco ha dei talenti fantastici come Barrios, Subotic, Hummels, Sahin, Kagawa, Bender, Götze e li fa giocare in maniera spettacolare sfruttandone a pieno le caratteristiche. Il giovane e fantasioso Borussia stupisce e si dimostra come la grande rivelazione della Bundes (un po' come se la nostra Udinese stesse vincendo il campionato italiano).
Rudi Garcia è l'altra rivelazione della stagione 2010/2011. Il Lille del 47 enne francese che guida la Ligue 1, non solo sta mettendo in mostra talenti assoluti come Obraniak, Rami, Landreau e Hazard, ma offre anche un ottimo calcio.
Grande fiducia al nostro Roberto Di Matteo che è stato esonerato alcuni giorni fa dal WBA, pagando la flessione della squadra dopo uno strepitoso avvio di stagione. Roberto è un allenatore capace e preparato che troverà presto un progetto serio e intrigante, speriamo in Italia.
-Ringraziamo tutti i nostri lettori per la cospicua partecipazione al sondaggio.

– Il prossimo sondaggio, a cura di ProssimiCampioni, vi chiede: “Qual'è il dirigente italiano più capace del nostro campionato”?
La scelta andrà tra dirigenti che si sono distinti in questi ultimi anni per grandi colpi di mercato che hanno garantito il raggiungimento degli obbiettivi alle loro squadre.

ProssimiCampioni ha selezionato:

- Adriano Galliani (da oltre 20 anni dirigente del Milan), ha preso Kakà su indicazione di Leonardo per 8,5 milioni di € e rivenduto per 64,5, ha preso gente del calibro di Pirlo, Seedorf e Thiago Silva (10) per pochi spicci rispetto al valore reale. Ha inoltre riportato in Italia il campione svedese Ibrahimovic per 24 milioni di €.

- Marco Branca (da 7 anni dirigente dell'Inter), ha portato all'Inter Cambiasso, Julio Cesar, Maxwell, Pandev a costo zero, Maicon a 6 milioni di €, Lucio a 5 milioni di €, Balotelli (su indicazione di Piero Ausilio) per 200 mila € e rivenduto a 35 milioni di € e Ibrahimovic dalla Juve per 24,8 milioni di €, per poi rivenderlo al Barcellona a 50 milioni più Eto'o.

- Walter Sabatini (dal luglio 2008 al novembre 2010 dirigente del Palermo), ha preso Pastore a 6 milioni di €, Ilicic a 2 milioni e 200 mila €, Bacinovic a 800 mila €, Abel Henandez a circa 7 milioni di €, Pinilla a 4 milioni e 800 mila € e Kasami per pochissime migliaia di €.

- Pietro Leonardi (dal 2004 al 2009 all'Udinese, dal 2009 al Parma), ha portato in Friuli Isla, Alexy Sanchez, Inler, Asamoah, Handanovic con una spesa irrisoria.

- Giuseppe Marotta (da maggio 2002 a maggio 2010 alla Sampdoria, ora alla Juventus), ha preso Cassano dal Real praticamente a costo zero e Pazzini dalla Fiorentina per 9 milioni di €. Ottimi gli acquisti di Poli, Gastaldello e Ziegler. Alla Juve grande intuizione per Sorensen.

- Pantaleo Corvino (dal 98 al 2005 al Lecce e dal 2005 è dirigente della Fiorentina). Nel Lecce ha scoperto Bojinov, Chevanton, Vucinic e Ledesma (tutti presi a pochi spicci). Nel giugno 200 aveva praticamente preso un giovane Berbatov per il Lecce, affare sfumato dopo le visite mediche per il gioco a rialzo del bulgaro. Alla Fiorentina ha portato Frey per 5 milioni, Gamberini per 3, Montolivo per 5, 5 milioni, Toni per 10, Felipe Melo preso a 8 e rivenduto alla Juve a 25, Jovetic per 8 e Cerci per 5 milioni di €. Senza contare i giovani Babacar, Camporese e Lijaic.

- Rino Foschi (dal 2002 al 2008 dirigente del Palermo, da quest'anno è al Padova). Nel Palermo ha lavorato benissimo portando gente del calibro di Toni, Barzagli, Grosso e Zaccardo con un dispendio esiguo. Grande intuizione con Cavani preso per 4 milioni e Kjaer a poche migliaia di €.

- Riccardo Bigon (dal 2009 dirigente del Napoli), ha portato al S.Paolo Edison Cavani per 17 milioni e l'acquisto si è rivelato non solo essenziale per i goal, anche il prezzo del cartellino è raddoppiato. Ottimi gli acquisti di Sosa, Yebda e Dossena. L'ultimo colpo, Victor Ruiz (6 milioni più Datolo) promette faville.

- Giovanni Sartori (dal 92 dirigente del Chievo), è uno dei pincipali fautori del miracolo Chievo. Parlare dei colpi di mercato del Chievo degli ultimi anni è impossibile dato che da oltre 10 anni investe cifre bassissime su giocatori sconosciuti, che poi si rivelano affari. E ogni anno, o quasi rivende i pezzi pregiati e si garantisce il ricambio adeguato. Citiamo gli ultimi colpi Gelson Fernandes, Constant.

venerdì 11 febbraio 2011

Josh McEachran


Nome: Joshua Mark McEachran
Data di nascita: 1 marzo 1993, Oxford
Nazionalità: Inghilterra
Altezza: 1, 79 m
Piede preferito: Sinistro
Squadra: Fc Chelsea – Premier League
Ruolo: Centrocampista centrale
Valore: 3.500.000 €



Se con Wilshere l'Arsenal ha trovato l'erede di Cesc Fabregas, con McEachran il Chelsea ha trovato il nuovo Lampard. Sono paragoni azzardati, ma il talento di questi ragazzi è davvero di primo livello. Dopo aver parlato del ragazzino dei Gunners, oggi parliamo di uno dei più grandi prospetti del settore giovanile Blues, Josh McEachren.
Josh McEachren nasce ad Oxford da genitori di origine scozzese e muove i primi passi nella Oxford Mail Boys League con la maglia dell'Fc Garden City. In questa serie giovanile si fa notare ben presto dai migliori talent scout della Premier e nel 2001 viene invitato dagli addetti del Chelsea ad unirsi al progetto multimilionario di rinnovamento del settore giovanile.

All'età di 8 anni quindi il piccolo McEachran si trasferisce a Londra ed inizia la scalata delle formazioni della squadra di Roman Abramovic con incredibile personalità e velocità. Il ragazzino si distingue per una tecnica di base eccezionale e una propensione a dettare le geometrie a centrocampo. Inizialmente Josh gioca nel ruolo di trequartista mentre con il tempo si disciplina tatticamente e si abbassa al ruolo di regista basso in mezzo al campo. McEachran ha le qualità necessarie per giocare sia in un centrocampo a 4 come centrale, sia in un centrocampo a 3 come centrale ed esterno di sinistra.

Il 25 settembre 2010 dopo un breve periodo nella squadra riserve fa il suo esordio con la squadra di Carletto Ancelotti nel match perso contro il Manchester City. Il 23 novembre dello scorso anno arriva anche il debutto in Champions League nella vittoria contro lo Zilina (4-1), dimostrando davvero un talento da sviluppare e preservare con cura. Ancelotti ritiene già importante il ragazzino e non smette di riempirlo di consigli e dosarne le presenze. Ad ora il centrocampista blues ha collezionato 6 presenze con la maglia della formazione di Terry e compagni.

In nazionale Josh McEachran è diventato un tassello fondamentale nella nuova Under 21 inglese nonostante la giovanissima età (2 ottime presenze ed elogi della stampa d'oltremanica). E' stato il faro dell'Under 17 campione d'Europa di categoria (con Connor Wickham) con 12 presenze e 1 goal. Prima dell'Under 21 ha collezionato anche 4 presenze e 1 goal nell'Under 19.
Il Chelsea punta tantissimo sul talento di questo centrocampista dai piedi raffinati e lo vede come l'ideale sostituto di Lampard nello scacchiere tattico Blues. Dopo Gael Kakuta un'altra grande intuizione degli scout del Chelsea che si sono garantiti un campioncino dal futuro assicurato.

Ecco McEachran al debutto in Champion League contro lo Zilina.


McEachran con la maglia dell'Under 21 inglese.


mercoledì 9 febbraio 2011

Le rimesse di Rory Delap


Chiunque sia un appassionato della Premier League inglese non potrà non ricordare il giocatore a cui è dedicata questa rubrica.Oggi vi parliamo di Rory John Delap, terzino e centrocampista destro dello Stoke City e 11 presenze all'attivo nella nazionale irlandese, conosciuto ai più oltre che per le discrete doti di giocatore di fascia, soprattutto per le sue incredibili rimesse con le mani.

Rory Delap nasce il 6 luglio 1976 a Sutton Coldfield nei pressi di Birmingham da genitori irlandesi. Dopo 6 mesi si trascefrisce con i genitori a Carlisle e sarà proprio con le giovanili della squadra locale che muoverà i primi passi da calciatore e debutterà nel calcio che conta. Nel 98 lo preleva il Derby County che gli garantisce il debutto nella massima serie inglese.Con i bianconeri trascorre tre stagioni per poi trasferirsi nel 2001 al Southampton dove colleziona 132 presenze in 5 esaltanti stagioni condite da 5 reti. Si trasferisce nel 2006 al Sunderland nel quale fatica ad ambientarsi e poco dopo si trasferisce allo Stoke che lo preleva in prestito per poi riscattarlo a fine stagione.
Nello Stoke City dal 2007 ad ora ha collezionato 107 presenze e 4 goal.
Ma veniamo alla dote che lo contraddistingue dagli altri giocatori, la rimessa laterale. Durante gli anni della scuola Rory non emergeva esclusivamente nel calcio, ma aveva un indiscutibile talento nel giavellotto. Talento non solo per la potenza ma anche per la tecnica del lancio, che gli ha permesso di avere un grande futuro da assistman del calcio. La potenza e la precisione dei suoi lanci non sono passati inosservati nei suoi primi anni da professionista e hanno ripetutamente valso un'arma in più alla squadra che arruolava l'irlandese tra le sue fila. stagione 2008/2009 ha favorito, con questa sua specialità, 7 delle prime 13 reti dei “Potters” (Stoke City) nella loro prima stagione in Premier League.
I giovani raccattapalle della squadra biancorossa al Britannia Stadium sono sempre muniti di un asciugamano ciascuno in modo tale da permettere a Rory di asciugare il pallone e far partire i propri bolidi da qualsiasi posizione del campo. La maggior parte delle rimesse nella metà campo offensiva rappresentano occasioni pari se non superiori agli angoli e i tifosi dello Stoke vivono ogni rimessa come una possibilità concreta di fare centro. Tra le vittime illustri di “Rory the Throw” (Rory il lancio), come è stato soprannominato Delap, ci sono L'Arsenal (a più riprese trafitto da conclusioni nate da rimesse del giocatore dello Stoke) e il Chelsea.

David Moyes, allenatore dell' Everton, ha ribattezzato Delap “la fionda umana”, dopo che i “Toffies” sono stati anch'essi vittime di un grande assist dell'esterno dello Stoke, mentre il boss dei “Potters” Tony Pullis sostiene che Delap sia anche un giocatore molto prezioso anche per le sue doti di centrocampista difensivo.
Ad ogni modo la qualità “speciale” di Rory Delap è sotto gli occhi di tutti, tanto che la federazione di Atletica dell'Irlanda vorrebbe proporlo come giavellottista alle Olimpiadi di Londra 2012. Queste le parole del presidente della federazione Mary Coghlan: “Certo, raggiungere lo standard necessario a gareggiare sarebbe difficile, ma non impossibile, e se lui volesse provare davvero a lanciare il giavellotto per l’Irlanda, noi ne saremmo entusiasti”.
L’idea della Federazione è quella di organizzare un incontro fra il giocatore dello Stoke e Terry McHugh, il più grande giavellottista irlandese, nonché, al pari di Delap, asso in più di uno sport, visto che dal 1988 al 2000 partecipò sì a quattro Olimpiadi come giavellottista, ma anche a due Olimpiadi invernali nella specialità del bob. Stando agli amici del calciatore, a lui non dispiacerebbe affatto diventare un olimpionico.

Con i suoi 40 metri di lancio alla velocità di 60 km/h Rory Delap è uno dei giocatori più caratteristici della Premier e siamo sicuri che a più di qualche nostro lettore verrà la curiosità di vedere qualche partita dello Stoke, aspettando una rimessa...




Guardate il "maestro" dal 0:45. Un missile.


Rory the throw


Che cannonata contro l'Arsenal.


Mentre qui Chris Cohen ci spiega come fermarlo !

lunedì 7 febbraio 2011

Uros Cosic


Nome: Uros Cosic
Data di nascita: 24 ottobre 1992, Belgrado
Nazionalità: Serbia
Altezza: 1,87 m
Piede preferito: Destro
Squadra: Stella Rossa di Belgrado (in prestito dal CSKA Mosca)
Ruolo: Difensore centrale
Valore: 250.000 €

La Serbia è sempre stata terra di grandissimi talenti del calcio e nonostante le difficoltà non ha mai mancato di offrire negli anni giocatori importanti per le vittorie delle grandi squadre europee. In difesa la tradizione serba sembra non arrestare mai la fabbrica di talenti e dopo i vari Ivanovic, Kolarov, Vidic, Subotic una moltitudine di ragazzini si apprestano a scalare le posizioni. Uno su tutti Uros Cosic.

Uros Cosic nasce a Belgrado e muove i primi passi nelle giovanili della più gloriosa squadra serba, la Stella Rossa. Nelle formazione campione d'Europa e del Mondo nel 91 il giovane Uros dimostra presto di avere delle caratteristiche difensive da vero fuoriclasse, alimentando le speranze della dirigenza del club di Belgrado nei suoi confronti. Nelle intenzioni dello staff serbo c'è la volontà di ricreare uno zoccolo duro di promettenti calciatori che possano crescere in prima squadra e migliorarne la qualità in modo tale che poi possano salire alla ribalta internazionale ed essere rivenduti a peso d'oro. Ma non avevano ancora fatto i conti con le potenze economiche russe degli ultimi anni.

Nel 2009 arriva il potentissimo (economicamente) CSKA Mosca che durante le numerose operazioni di "rastrellamento" dei migliori talenti dei paesi dell'Est si innamora letteralmente di Uros. Il presidente Evgeny Giner fa carte false per portarlo a Mosca e il ragazzo si convince presto a trasferirsi nelle file di una delle formazioni più titolate della capitale sovietica. Gli addetti del CSKA lo inseriscono nelle giovanili con la speranza di proseguire l'ottimo lavoro svolto con talenti come Dzagoev, Akinfeev e Schennikov ma il ragazzo dimostra ben presto di essere uno di quei giocatori che hanno vita breve nelle fila dei più giovani. Dopo solo un anno di giovanili Cosic viene promosso in prima squadra e durante la stagione 2010 viene spesso portato in panchina senza ancora debuttare in una partita ufficiale. Al termine della stagione 2010 il CSKA decide che il difensore serbo può completare il percorso di maturazione individuale e lo spedisce sei mesi in prestito a casa, alla Stella Rossa di Belgrado dove potrà avere spazio e tranquillità.

Uros Cosic è un difensore potente e agile con un grande agonismo ed un ottimo stacco di testa. Per tutte queste caratteristiche viene paragonato al campione dello United Nemaja Vidic e per l'appunto sembra che il tecnico del Manchester Alex Ferguson sia deciso a provarle tutte per portarlo i Inghilterra. I dirigenti dei Red Devils sembra abbiano già preso i primi contatti con il CSKA ma anche le altre grandi d'Europa sono pronte a mettersi in coda.
Il presidente della squadra di Mosca è deciso però a resistere perché il potenziale di Cosic sembra davvero altissimo, quindi aspettiamoci grande movimento attorno al centrale di Belgrado.

Cosic è un pilastro dell' Under 19 serba con 5 presenze e addirittura 2 goal. Ora è stato convocato con l'Under 21 dove prenderà l'eredita di Subotic e Rajkovic e potrà spiccare il volo verso una svolta della propria carriera. Le premesse sono di ottimo livello quindi teniamo d'occhio questo talento e speriamo che le italiane non se lo facciano scappare. Dopo Nastasic vogliamo anche Cosic.






Pubblicato il 07/02/2011

venerdì 4 febbraio 2011

Laurentiu Branescu


Nome: Laurentiu Costantin Branescu
Data di nascita: 30 marzo 1994, Ramnicu Valcea
Nazionalità: Romania
Altezza: 1,93 m
Piede preferito: Destro
Squadra: Juventus - Campionato primavera
Ruolo: Portiere
Valore: n/d




Che la Juve abbia trovato l'erede di Gigi? E' presto per dirlo ma siamo sicuri di poter dire che portare questo portierino rumeno a Torino, è stata un impresa. Laurentiu Branescu è l'ultimo acquisto della Juventus nel mercato di gennaio 2011 e nonostante l'annuncio sia arrivato piuttosto rapidamente in realtà il lavoro che c'è stato dietro a questo ragazzo è stato davvero difficile ed estenuante.

Branescu cresce dai 7 ai 10 anni nella piccola formazione rumena dell'Fc Telespan '97. Nel 2004 entra a far parte delle giovanili della sua CSM Râmnicu Vâlcea che lo stesso anno riesce a vincere il campionato di terza divisione rumena, approdando nella Lega II. Nell'arco di 5 anni il talento di Laurentiu balza agli onori della cronaca come uno dei prospetti più interessanti del panorama rumeno e il 10 novembre 2009 arriva il debutto in prima squadra in Lega II contro Fc Ariesul Turda. Con la formazione della sua città natale il ragazzino ha totalizzato un gran numero di presenze insediando colleghi più anziani e contribuendo alla salvezza del club con grandi prestazioni.

L'interesse dietro a Branescu non tarda ad arrivare e già nel 2010 in prima fila si presentano Manchester United, Chelsea, Arsenal, Liverpool, Aston Villa, Inter e Juventus. Nonostante la partecipazione del ragazzino rumeno ad uno stage con lo United di due settimane su invito di Ferguson ( nel quale il ragazzo ha pienamente convinto), è la Vecchia Signora a trovare l'accordo con il club rumeno nel gennaio 2011 (900.000 € circa, bonus compresi). Branescu firma con il glorioso club di Torino un contratto di tre anni con opzione di aggiunta biennale e un biglietto per l'Italia in tasca.

In nazionale Branescu ha collezionato 10 presenze con l'Under 15 rumena e altre 10 ad ora con l'Under 17. Proprio l'Under 17 della Romania è valsa al portiere una grande ribalta internazionale essendo stata una delle formazioni più interessanti nelle qualificazioni all'Europeo di categoria. Punteggio pieno per gli uomini del CT Adrian Vasai che anche grazie al capitano Branescu hanno battuto Kazakhiztan, Lichtestein e Bielorussia senza subire reti.

In patria è considerato un vero fenomeno e la sua crescita fisica repentina gli è valsa il simpatico soprannome di "Young Gulliver". E' un portiere sicuro dei propri mezzi e molto rapido nonostante l'altezza. Deve maturare tanto e in una società come la Juventus sicuramente troverà l'ambiente adatto anche se lo descrivono come un ragazzo serio e lavoratore.
Lui è entusiasta del suo approdo alla Juve e i tifosi sognano di aver trovato il degno erede di Buffon. Il tempo ci dirà.




Ecco Branescu con la sua nuova maglia.

mercoledì 2 febbraio 2011

La Bandiera...calciatore in via di estinzione

Nel calcio, è proprio vero, le cose stanno cambiando. Sarà il futuro a stabilire se in meglio o in peggio, ma sicuramente tutto o buona parte è diverso da quello a cui erano abituati i nostri genitori o che possiamo ricordare noi da piccoli. Un tempo se avevi la fortuna di crescere in una società, debuttare con quella maglia, essere amato dalla tifoseria, non c'era cifra o ragione che contasse, saresti rimasto li per tutta la carriera e oltre.
Eppure al giorno d'oggi non è più cosi, un calcio consumistico sta di fatto impedendo il formarsi di nuove "bandiere" non capendo la grande importanza che hanno in una squadra. Un giocatore simbolo, cresciuto o arrivato da giovanissimo, che è a tutti gli effetti il rappresentante della squadra. Sono ben poche quelle rimaste, e molti di loro se non praticamente tutti sono a fine carriera, una volta ritirate le ultime bandiere del calcio come lo si conosceva una volta sarà rimasto ben poco.

Un tempo c'erano i "grandissimi", coloro che rappresentavano con successo anche la Nazionale, c'era Rivera con le sue 19 stagioni al Milan e 893 presenze, Mazzola 417 e tutti i trofei conquistabili, Boniperti dal '46 al '61 attaccante della Juve, Facchetti 634 partite e il suo compagno di reparto in azzuro Bulgarelli 17 anni a Bologna e uno scudetto e Gigi Riva 13 anni a Cagliari passati per lo più a segnare e a rifiutare offerte dalla Juventus dell'avvocato.

Passano gli anni ma il calcio resta lo stesso, Baresi 716 presenze in rossonero un primo un secondo ed un terzo posto ai Mondiali, Maldini che contando le giovanili ha passato 31 anni al Milan superando le 800 partite, lo "zio" Bergomi 30 anni d'Inter,
fino ad arrivare ai tuttora in attività: Totti, cittadino, attaccante e capitano romanista, Del Piero che ha superato Boniperti nella classifica dei gol bianconeri e Javier Zanetti che due domeniche fa ha battuto il record di presenze di Bergomi.

Questo solo per limitarci al campionato italiano, all'estero ci sono tantissimi altri casi più o meno conosciuti, Pelè ad esempio: "O Rei" ha giocato 18 anni nel Santos con 1115 presenze e 1090 gol. In Europa impossibile non citare Sir Bobby Charlton 606 caps in Red Devils oltre a un disastro aereo scampato, Francisco Gento 761 partite con il Real Madrid, Beckenbauer 13 anni al Bayern Monaco, fino ad arrivare ai contemporanei Scholes, Giggs e Gary Neville, praticamente una vita dedicata allo United; i "Blues" Terry e Lampard che sono al Chelsea da quando era una squadra da metà classifica; Gerrard, forse il più grande capitano del Liverpool, nato e cresciuto nel Merseyside oltre che giocatore tifoso numero uno dei Reds, e i catalani Xavi, Puyol e Iniesta, fin da adolescenti con la maglietta Blaugrana addosso.

In questa lista dovrebbe figurare anche il nome di Raul, tra giovanili e prima squadra 18 anni al Real Madrid, 6 campionati e 3 Champions League, 741 presenze e 323 gol, ceduto incrdibilmente l'ultima estate ai tedeschi dello Schalke, senza che i tifosi dicessero nulla, stregati dai nuovi arrivi piuttosto che preoccuparsi della cessione della grande bandiera di tante vittorie. Per Gigi Buffon lo stesso discorso, arrivato alla Juve vincente, rimasto quando la ragione gli diceva di andarsene, e ora bistrattato da continue voci di trasferimento, quasi fosse merce vecchia di cui disfarsi. In fondo questa è la direzione che ha preso il calcio di oggi, più impegnato a portare campioni e a far quadrare i bilanci preoccupatamente in rosso che a importarsi dei grandi giocatori che hanno fatto la storia e saranno sempre associati a quei colori, tutto sommato un calcio senza bandiere sarebbe un calcio più povero.



ProssimiCampioni ringrazia Nick per il suggerimento della rubrica odierna.

Le scommesse sportive in Italia sono un fenomeno sempre più diffuso tra gli appassionati di sport


Punta sull'Udinese di Pawlowski su Bwin