martedì 6 dicembre 2011

ESCLUSIVA: PROSSIMICAMPIONI INTERVISTA PAOLO CASARIN




In occasione dell'incontro organizzato dalla società Pro Mogliano Calcio di Mogliano Veneto (TV), in data 2 dicembre 2011, per un convegno dal titolo: "Dalle partite della Serie A alle gare del Settore Giovanile: le regole sono utili per tutti, attori e spettatori" abbiamo avuto il piacere di ascoltare e in seguito intervistare l'ex arbitro internazionale, ex designatore AIA, UEFA e FIFA per gli Europei e i Mondiali, Paolo Casarin.

L'occasione, durante un convegno promosso dalla società trevigiana ed aperto al pubblico, ci ha permesso inizialmente di poter ascoltare il pensiero dell'arbitro originario di Mestre, che ha trattato temi quali regolamento e libertà al fine di donare il suo punto di vista sull'influenza e l'importanza che possono avere gli arbitri in campo e gli allenatori, in particolar modo delle giovanili, ed i genitori a bordo campo. In un intervento dal titolo: "Un bambino e il suo sogno" ha potuto esprimere le sue considerazioni sull'istruttività del calcio quale fenomeno socio-culturale e l'importanza che può avere lo sport che amiamo nella fase di crescita di un bambino. Ha fornito inoltre il suo punto di vista da ex arbitro su argomentazioni quali regolamento e costituzione del calcio e la funzione della figura arbitrale.

Di seguito l'intervista realizzata da ProssimiCampioni:


- Vista la sua esperienza decennale all'interno del mondo del calcio ai massimi livelli, quali sono secondo lei gli aspetti principali che hanno cambiato il calcio degli anni 80-90 nel calcio moderno?

Senza dubbio la velocità. Lo si può vedere da una qualunque partita anche in televisione. Questo è frutto sicuramente di una preparazione atletica diversa sotto molti punti di vista, soprattutto quello dell'alimentazione. Inoltre adesso il gioco è più corto e tattico, la preparazione degli allenatori per le partite è più profonda ed accurata.

- Il calcio italiano fatica a puntare sui giovani. Per quale motivo secondo lei la differenza con Paesi come la Germania è cosi evidente? Perchè per un giovane italiano è più difficile imporsi rispetto ad un giovane straniero?

Credo sia più difficile rispetto ad una volta stabilire se in una Primavera ci siano talenti pronti ad inserirsi in Prima Squadra. Poi sicuramente il fattore mercato è di notevole importanza, non dimentichiamoci che un giovane straniero, ad esempio africano, costa molto meno in termini di cartellino e contratto di un giovane italiano. In più credo che alcuni giovani italiani debbano imparare a fare più gavetta, all'estero sanno bene che devono prima affermarsi nelle selezioni giovanili e in Under21 per poi approdare nei campionati più importanti.

- Quali sono secondo lei i settori giovanili che stanno lavorando meglio e possono aspirare a conformarsi ai migliori europei?

L'Atalanta storicamente è uno dei migliori vivai italiani che sa unire i talenti nostrani alle scoperte estere dei loro talent scout. Inoltre è da apprezzare anche il lavoro dell'Udinese, sebbene sia meno riferito ai settori giovanili, hanno scoperto e valorizzato molti giovani talenti, grazie anche alla gestione del Granada come società satellite. Chiaramente il punto di riferimento deve essere il Barcelona, che tralatro ha un giovane giocatore che mi piace molto, Thiago Alcantara.

-Lei ha avuto recenti esperienze nel mondo del giornalismo sportivo attraverso Mediaset, con Controcampo, e con Sky in qualità di opinionista. Non crede che il giornalismo italiano contribuisca a scatenare polemiche con l'obbiettivo primario di fare notizia? Possiamo identificare la stampa come uno dei mali del calcio italiano?

Sapete qual'è la prima cosa che fa un arbitro il lunedi? Controllare che voto ha preso sulla Gazzetta. Io sono per un calcio saporito, non mi piacciono le minestrine riscaldate, i commenti e i vari articoli arricchiscono il calcio e il suo mondo. Certo è che però in Italia non si conosce neanche il regolamento molte volte, e molti moviolisti dovrebbero analizzare meglio le situazioni. Noi siamo figli delle tradizioni, e la tradizione calcistica e quella giornalistica vanno di pari passo.

-Lei sarebbe favorevole all'introduzione di nuove tecnologie al fine di aiutare l'arbitro?

Sono estremamente favorevole! Credo ad esempio che il sensore sulla porta vada usato assolutamente. Inoltre sono favorevole anche alla moviola, d'altronde in occasioni importanti la FIFA ne ha già fatto ricorso. Al Mondiale del 2006 ad esempio è stata la FIFA ad avvisare l'arbitro della scorrettezza di Zidane, non potevano rischiare che la Francia vincesse con lui in campo e le conseguenti polemiche. Nel caso di Rosetti al Mondiale 2010 credo semplicemente non abbiano fatto in tempo ad avvertirlo.

Concludendo, qual'è il giovane che l'ha colpita maggiormente in quest'inizio di stagione?

Ho visto giocare Estigarribia qualche giorno fa (in occasione di Napoli-Juventus del 29/11/11 Ndr.) e mi ha molto colpito. Ritengo El Shaarawy un ottimo talento in prospettiva ma va sicuramente valorizzato di più. Mi piacciono molto anche Ramirez del Bologna, Maxi Moralez dell'Atalanta e il giovane Ibarbo del Cagliari.


Ringraziamo il Signor Casarin per la disponibilità e per l'interessamento al nostro progetto. Dal nostro canto rinnoviamo la grande stima per questa figura di un calcio passato ma con un occhio al futuro.




Prossimamente saranno pubblicate anche alcune foto della conferenza.

lunedì 5 dicembre 2011

Isaac Cuenca


Nome: Joan Isaac Cuenca Lòpez
Data di nascita: 27 aprile 1991, Reus
Nazionalità: Spagna
Altezza: 181cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Fc Barcelona - Liga BBVA
Ruolo: Ala destra, sinistra
Valore: 100.000€



Barcelona e Catalogna, il binomio più fortunato dal punto di vista calcistico degli ultimi vent'anni. La provincia autonoma spagnola da sempre è terra prolifica per il calcio. Insieme ai Paesi Baschi ha dato i natali alla maggior parte dei campioni spagnoli di sempre, ma negli ultimi anni in Catalogna sta accadendo qualcosa di incredibile. Merito anche della società Barcelona che sa far crescere i giovani come nessun altro al mondo, pare che questa regione sia stata benedetta vista la grande quantità e qualità di giocatori che sta sfornando. Iniziando dalla vecchia guardia blaugrana con Guardiola, Puyol, De la Pena, passando dai vari Xavi, Iniesta, Valdes, fino ad arrivare ai più giovani Fabregas, Busquets, Pedro e concludendo con la moltitudine di giovani che stanno crescendo nei settori giovanili o nella squadra B da cui ogni anno l'allenatore Guardiola attinge per rinforzare ulteriormente la Prima Squadra. Quest'anno è il turno di Joan Isaac Cuenca Lopez, chiamato semplicemente Isaac Cuenca, che proprio in questo periodo si sta affermando in Liga e Champions League.

Isaac nasce a Reus, comune catalano che ha dato i natali anche al celebre architetto Anton Gaudì, ed inizia a giocare all'età di dieci anni nel settore giovanile dell'Espanyol. Nel 2003, a dodici anni, gli arriva l'invito ad unirsi al settore giovanile più importante al mondo, proprio quello dei blaugrana, ed Isaac non perde l'occasione. Resta nelle giovanili del Barcelona fino al 2006 quando decide di tornare nella sua città per giocare con il Deportivo Reus dove può continuare la sua crescita con calma e tranquillità. Nella stagione 2008/2009 gioca nel CF Damm per poi tornare a Barcelona nella stagione 2009/2010. Nell'estate del 2010 viene aggregato al Barcelona B, che attualmente milita nella seconda divisione spagnola, giocando sei partite e realizzando due gol. La stagione successiva viene ceduto in prestito al Sabadell, squadra di Segunda Division B (l'equivalente della nostra Lega Pro o ex C1) dove mette in mostra le sue grandi qualità tecniche e atletiche evidenziando anche però la sua principale lacuna dell'epoca ovvero la finalizzazione. Conclude la sua esperienza al Sabadell con il bottino di 32 presenze e 4 gol. All'inizio della stagione 2011 viene aggregato nuovamente al Barcelona b ma effettua la preparazione pre-stagionale in ritiro con Guardiola e i suoi ragazzi giocando anche alcune amichevoli come ad esempio quella contro l'Hajduk Spalato. Dal suo ritorno a Barcelona ha lavorato ininterrottamente per colmare i suoi difetti e all'inizio della stagione in serie b realizza 2 gol in 6 partite che gli valgono la chiamata ad unirsi con la prima squadra. Debutta il 19 ottobre in occasione del match di Champions League contro il Viktoria Plzen giocando solo tre minuti sul finire della partita. Debutta invece nella Liga il 25 ottobre 2011 in casa del Granada, giocando tutti i novanta minuti, disputando una bella prestazione condita da un amaro cartellino giallo. Guardiola gli rinnova la fiducia e lo schiera nuovamente dall'inizio nella partita successiva in casa contro il Mallorca. L'incontro finisce in goleada, il risultato finale sancisce un 5-0 in favore dei catalani, e Cuenca realizza la sua prima rete nel mondo del professionismo. Il primo novembre 2011 è ancora in campo nel match di ritorno sempre contro il Viktoria, anche in quest'occasione gioca tutta la partita realizzando un assist. Riconquista spazio anche nella Liga dove mette a referto un altro assist contro il Real Saragoza e segna la sua seconda marcatura nel 5-0 rifilato al Levante. Con calma e tranquillità Cuenca si sta facendo trovare pronto ad ogni chiamata di mister Guardiola e si sta ritagliando sempre più spazio nelle rotazioni del Barcelona.

La sua miglior qualità è indubbiamente l'atletismo che unito alla grande tecnica di cui dispone ne fanno un'arma molto temibile dell'attacco blaugrana. Può indistintamente giocare sulla fascia destra o su quella sinistra accentrandosi spesso per cercare il passaggio o la conclusione in puro stile Barcelona. Come ogni giocatore che ha militato nelle giovanili o nella squadra B conosce a menadito i dettami tattici della squadra. E' cresciuto con questi movimenti e sembra già un giocatore esperto quando lo si ammira armonizzarsi alla perfezione con Messi e compagni. Il suo punto debole principale è la finalizzazione. Nonostante abbia già realizzato due reti conclude ancora troppo poco in relazione a tutte le occasioni che crea. Sicuramente questo sarà un difetto che tenderà sempre più a scomparire con il tempo e con la confidenza che via via acquisirà.

Al momento Isaac è un membro fisso della Nazionale Under21 spagnola con la quale ha realizzato 2 presenze. Non ha giocato nelle altre selezioni giovanili visto che aveva temporaneamente lasciato il Barcelona per tornare nella tranquillità della sua Reus.

Da solo un mese e mezzo in prima squadra e già è diventato un giocatore importante nelle rotazioni di Guardiola. Se le voci di mercato sul possibile addio di David Villa dovessero risultare vere, il Barcelona sa di disporre di un'ottima alternativa che aspetta solamente di crescere ed imparare.










venerdì 2 dicembre 2011

Marc André ter Stegen


Nome: Marc André ter Stegen
Data di nascita: 30 Aprile 1992, Mönchengladbach
Nazionalità: Germania
Altezza: 1,89 cm
Piede preferito: Destro
Squadra: Borussia Mönchengladbach, Bundesliga (Germania)
Ruolo: Portiere
Valore: 5.500.000 €



In Germania hanno capito che il futuro del calcio sono i giovani. Tantissimi talenti stanno sbocciando nella BundesLiga. Dagli attaccanti ai difensori, passando per i centrocampisti e i portieri. Dopo Leitner, Herrmann e Lassoga adesso è il momento di parlare di un giovanissimo portiere che sta facendo le fortune di un piccolo club con poche ambizioni. Si tratta ovviamente di Marc André ter Stegen del Borussia Mönchengladbach, solo l’ultimo portiere di una tradizione teutonica che ha dato i natali a Schumacher, Maier, Illgner, Köpke, Kahn e Lehmann prima, Neuer, Adler e Leno poi.

Marc André è entrato a far parte della squadra della sua città natale nel 1996, poco più che bambino. Qui ha compiuto tutta la trafila della carriera giovanile fino ad esordire in prima squadra. Comincia a mettersi in mostra nella stagione 2007-2008 con gli Under-17. La consacrazione a livello giovanile arriva però nella stagione successiva nell’Under-19 con la quale sfiora la vittoria del titolo giovanile, vinto poi dallo Stoccarda grazie alle parate proprio di Leno. L’esordio ufficiale in prima squadra arriva il 10 Aprile 2011 nel derby con il Colonia quando l’allenatore Lucien Favre, a causa dell’infortunio del titolare Bailly, gli dà fiducia. La grande prestazione offerta gli è valsa la conferma nelle restanti sei partite di campionato, tra le quali anche una prestazione esaltante con i futuri campioni di Germania del Borussia Dortmund, e le due partite per lo spareggio con il Bochum che hanno riconfermato il Borussia in BundesLiga. In questo inizio di stagione Favre l’ha confermato titolare e può vantare già 16 presenze tra campionato e coppa.

Marc André ter Stegen è sicuramente un baluardo delle giovanili tedesche. Può contare 7 presenze con l’Under-16. Con l’Under-17 ha collezionato le sue fortune con ben 19 presenze, il titolo di Campione del Mondo di categoria e vincitore della medaglia d’Oro Fritz-Walter come miglior portiere della competizione in coabitazione con il nostro Mattia Perin. Il 19 Agosto 2009 arriva anche l’esordio con l’Under-18 contro l’Arabia Saudita, vinta per 3 a 0. Solo quattro presenze però in questa categoria perché ben presto viene convocato con l’Under-19 il 6 Settembre 2010 contro la Danimarca, ancora una volta partita vinta per 3 a 0. Può contare anche una convocazione con l’Under-21 senza però mai scendere in campo finora.

Grazie all’altezza e ad un fisico compatto è molto forte fisicamente. Coraggioso nelle uscite e con grande personalità, è veloce e agile. La sua più grande qualità è la capacità di aspettare fino all’ultimo per buttarsi. Non eccessivamente spettacolare ma è molto essenziale. Ha la calma olimpica dei tedeschi che gli permette di non soffrire nelle partite importanti. Molto reattivo, è dotato di un grande senso della posizione che gli permette di trovarsi sempre al posto giusto nel momento giusto. Talvolta eccede però in preziosismi eccessivi che portano a situazioni pericolose.

Il giocatore ha rinnovato da poco il contratto con il Borussia Mönchengladbach fino al 2015. La società tedesca ha avuto l’intelligenza di blindare il contratto al suo giovane talento. Nonostante questo è ovvio che le sue grandi prestazioni stanno attirando su di sé le attenzioni delle big Europee.

Per le caratteristiche tecnico-fisiche può essere considerato l’erede di Manuel Neuer nella nazionale tedesca futura ma dovrà battere la concorrenza di Leno (la quale scheda sarà a breve pubblicata su ProssimiCampioni) che forse è più pronto per semplicità e esperienza internazionale. Per la sua capacità di aspettare fino all’ultimo il tiro dell’avversario prima di buttarsi somiglia al nostro Dino Zoff. Infine, ha la personalità e la calma tipica dei portieri tedeschi. Un misto tra Zoff, Neuer e Kahn quindi. Per un portiere dal futuro assicurato.








Pubblicato il 02/12/2011

mercoledì 30 novembre 2011

Everton Academy - L'Everton indica la via...



Iniziamo con Tony Hibbert, Leon Osman, Victor Anichebe, James Vaughan, proseguiamo con James Wallace, José Baxter, Jack Rodwell, l'ultima stellina Ross Barkley e terminiamo in bellezza con "The Wonder Boy" Wayne Rooney. Sono tutti importanti giocatori in Premier League, alcuni hanno scritto pagine importanti del calcio britannico mentre altri forse le scriveranno in futuro, ma tutti hanno in comune qualcosa: sono "made in Everton". Vi abbiamo citato solo alcuni fra i più importanti atleti frutto del duro lavoro del fantastico settore giovanile della squadra di Liverpool che basa le sue fortune sportive in uno dei centri più moderni ed efficaci, non solo del Regno Unito, ma dell'intero panorama giovanile internazionale.L'Everton Academy è molto più che una sezione fondamentale del club e infatti si può definire anche come filosofia e soprattutto come studio della tecnica della formazione sportiva. Intendiamoci, non siamo al cospetto di una chissà quale rivoluzione che differisce da altri grandi club che lavorano benissimo con i giovani (Ajax e Barcellona in testa), ma ad un metodo e ad una preparazione di altissimo livello e nella quale la differenza la fanno i dettagli. The Everton Way è il nome del progetto nella quale l'Everton Academy pone le proprie basi. La sede centrale si trova nella Finch Farm di Halewood (nella periferia sud di Liverpool) ma si estende anche in varie parti dell'Inghilterra e nel mondo, con centri principalmente in Irlanda e negli USA. Il centro principale comprende dieci campi regolamentari e strutture all'avanguardia per garantire tutto quello che gli addetti ai lavori necessitano per crescere le future colonne dei Toffies.

Il programma che sta alla base del lavoro di questo club si articola in un insieme di tecniche e metodologie specifiche che i preparatissimi allenatori del club mettono in atto nei propri centri di sviluppo. Le categorie sulle quali si pone la maggior attenzione sono:
- Velocità e resistenza;
- Forza e Potenza;
- Rigenerazione e dieta;
- Lesioni;
- Psicologia dello Sport.


Queste categorie sono state analizzate e sulla base di uno studio molto complesso è nato il progetto che si chiama appunto The Everton Way, volto non solo a sviluppare le risorse della società inglese ma anche e soprattutto ad offrire un servizio alla comunità e contribuire nello sviluppo dello sport per tutti gli allenatori e gli atleti. The Everton Way è infatti anche un sito internet nel quale è possibile apprendere tutte le tecniche e i metodi che i professionisti del club hanno messo a disposizione degli utenti e che ripropongono in numerosi forum e convegni ai quali partecipano costantemente. E' uno strumento unico di coaching online che fornisce un accesso senza precedenti alle competenze che hanno contribuito a produrre alcuni dei migliori giovani calciatori della scena inglese e mondiale. Il servizio è aperto a tutti ad un costo bassissimo, poco meno di 50 sterline, e permette un accesso illimitato al sito, la possibilità di visionare oltre 350 video di tecniche d'allenamento, rubriche professionali su alimentazione, educazione, tecniche sanitarie, tecnologie dedicate e tutti gli aspetti prioritari per una strategia di sviluppo calcistico vincente per i giovani atleti.
Abbiamo detto che la differenza la fanno i dettagli, vediamo allora quali sono queste peculiarità che distinguono il lavoro dei Toffees:

1) allenatori preparatissimi e con esperienza nella categoria d'insegnamento. Ogni allenatore deve avere alle spalle un certo tipo di metodo e conoscenze rispetto alla categoria della quale si occupa. Ogni giovane atleta ha specifiche esigenze che differiscono da anno ad anno d'età.

2) tecnica e sviluppo fisico sono assolutamente prioritari mentre la vittoria è un optional. Non si guarda per nessun motivo il risultato ma la struttura singola del giocatore e della squadra. L'importante è possedere basi tecniche solide, sapersi muovere intelligentemente nel campo e crescere fisicamente in maniera sana ma soprattutto costante.

3) ogni anno viene fatto debuttare in prima squadra un giocatore che fa parte delle giovanili dall'età di 9 anni. Ricordiamo che in Inghilterra è vietato ingaggiare ragazzini al di sotto dei 9 anni che vivano a più di un'ora di macchina dalla propria casa. L'Everton prende i ragazzini molto giovani proprio per farli crescere in casa e portare i più bravi e meritevoli fino ai vertici del club. E' uno dei club inglesi che ha portato più giocatori in Premier e soprattutto con maggior successo negli ultimi 20 anni.

Il responsabile di "The Everton Way" Tony Farrell (foto a destra), conosciuto da tutti come Tosh, si è detto entusiasta del lavoro fin qui svolto dal club e segue con particolare attenzione i centri attivi negli Stati Uniti. ad allenatori e professionisti come lui, scopritore di giocatori come Rooney, Arteta e Jagielka, e come l'Academy Manager Ray Hall, che ha portato al grande calcio molti dei titolari odierni dei Toffees e giocatori come Richard Dunn, Gavin McCann e Michael Ball, la "seconda squadra" di Liverpool può contare su un settore giovanile a 5 stelle. I ragazzi vengono seguiti molto anche sotto l'aspetto psicologico oltre che ovviamente quello sanitario. La modernizzazione delle strutture e dei metodi ha conferito prestigio ad un'organizzazione fra le più all'avanguardia di tutti il Regno Unito. E' semplice poter contare sul denaro delle proprie casse nel prelevare giocatori di talento mentre è difficile puntare le proprie risorse sulla crescita di giovanissimi calciatori che devono ancora imparare a giocare. L'Everton è una delle società che svolgono meglio questo tipo di lavoro di formazione e lo fa investendo tutto sui propri ragazzini. Una bella storia per una bella realtà come questa, soprattutto se pensiamo che nell'altra sponda di Liverpool c'è un club che riversa nei debiti a causa di compagne acquisti sconsiderate. E che in questi anni sono valse a poco viste le scarse vittorie.
Dopo Rooney è il turno di Rodwell e Barkley e dopo di loro ci saranno sicuramente nuovi giocatori pronti ad emergere. Questo è l'Everton.

lunedì 28 novembre 2011

Eliaquim Mangala


Nome: Eliaquim Mangala
Data di nascita: 13 Febbraio 1991, Parigi
Nazionalità: Francia (con passaporto congolese)
Altezza: 1,88 cm
Piede preferito: Sinistro
Squadra: Porto - SuperLiga
Ruolo: Difensore centrale, terzino sinistro, mediano
Valore: 5.000.000 €



La Francia in questi ultimi anni sta sfornando grandi talenti, molti dei quali si sono trasferiti in campionati più importanti e stanno impressionando gli addetti ai lavori. Gli esempi più lampanti sono Varane del Real Madrid e Kakuta del Chelsea. Meno sponsorizzato di questi due giocatori è sicuramente Eliaquim Mangala del Porto.

Mangala è nato nel sobborgo parigino di Colombes, ma si trasferì in Belgio all’età di cinque anni a Namur. Alla stessa età entra a far parte delle giovanili del Lustin Club Atletico e dopo sei anni al CS Wépionnais nella vicina Wépion. Dopo due anni, Mangala è entrato finalmente nella squadra principale della sua città, l’UR Namur, dove ha impressionato rapidamente i vari osservatori fino a quando nell’estate del 2007 si trasferisce allo Standard Liegi, firmando un contratto giovanile della durata di tre anni. Nella stagione 2007-2008 impressiona da terzino sinistro nell’Under-17 del club belga, tanto che nel Gennaio del 2008 viene subito promosso nella categoria degli Under-19, giocando questa volta come difensore centrale. Nel frattempo comincia ad allenarsi con la prima squadra e il 23 Ottobre 2008 arriva la firma sul nuovo contratto quinquennale da professionista. Esordisce ufficialmente il 9 Novembre 2008 all’89’ minuto nella sfida con il Germinal Beerschot, vinta per tre a uno. L’esordio da titolare arriva invece il 17 Gennaio 2009 con il Dender dove Mangala fa l’assist per il gol di Jovanovic che chiude la partita sul definitivo tre a due per il Liegi. Ha terminato la stagione con 11 presenze in campionato e la vittoria dello Jupiler Pro Ligue. Nella stagione successiva Mangala parte titolare nella Super Coppa di Belgio con il Genk, vinta per due a zero. Il 12 Settembre arriva finalmente il primo gol contro il Mechelenque, vinta per tre a zero, e replica in Champions League con l’Arsenal, persa però tre a due. Questa estate, grazie alle grandi prestazioni offerte in soli due anni con la prima squadra dello Standard Liegi, diverse squadre sono interessate a Mangala ma alla fine il Porto batte la concorrenza pagandolo ben 6,5 milioni di euro. Finora Mangala ha disputato solo sei partite.

Nel 2008 Mangala venne contattato dalla Federazione belga per convocarlo nell’Under-18, ma senza il passaporto non ha potuto rispondere alla convocazione. Il 5 novembre 2009, Mangala è stato convocato per la prima volta dal ct della nazionale francese Under-21 Erick Mombaerts. Ha esordito il 13 Novembre nella partita amichevole contro la Tunisia. In totale ha collezionato finora ben 17 presenze condite da due reti.

Difensore centrale dotato di grande fisico, ha buona capacità di corsa ed è ottimo nel gioco aereo. E' un mancino naturale, calcia e controlla la palla molto bene. Può quindi giocare anche come terzino sinistro e come mediano davanti alla difesa dove fa valere le sue doti tecnico-fisiche. Deve sicuramente migliorare nella concentrazione, nella posizione e nel capire quando è il momento di impostare o di partire palla al piede. Deve quindi imparare a misurare i suoi eccessi e migliorare molto tatticamente.

Prima che andasse al Porto è stato ad un passo dall’Udinese che ha poi deciso di non puntare sul

franco-congolese sia per motivi economici, troppi i 6,5 milioni di euro del Porto per pareggiare l’offerta, sia per motivi fisici, poiché il giocatore aveva subito un infortunio che l’ha tenuto fermo fino a metà Ottobre. Nonostante si sia accasato al Porto viene seguito con molta attenzione dall’Arsenal, dal Tottenham, dal Valencia e dal Milan.

E’ sicuramente un giocatore di grande talento che con il Porto ha l’occasione giusta per correggere i suoi difetti. Per le caratteristiche tecnico-fisico-tattiche somiglia al suo connazionale Mamahadou Sakho del PSG ma più bravo di testa e meno bravo nell’anticipo, vera dote di colui che viene considerato il nuovo Thuram.




venerdì 25 novembre 2011

Oscar


Nome: Oscar
Data di nascita: 9 settembre 1991, Americana
Nazionalità: Brasile
Altezza: 1,79 m
Piede preferito: Destro
Squadra: Internacional - Campeonato Brasileiro Série A
Ruolo: Trequartista, Esterno offensivo
Valore: 3.000.000 €




ProssimiCampioni è un sito che tende a parlare di giovani promesse che devono ancora esplodere, anche e soprattutto a livello mediatico e non solo di gioco. Oggi però, con la classe 91 all'alba della pensione, da gennaio 2012 infatti ProssimiCampioni come ogni anno non tratterà più giocatori nati nel 91, ci sentiamo "costretti" a parlarvi di uno dei giovani più promettenti di questa generazione: Oscar dos Santos Emboaba Jùnior, conosciuto semplicemente come Oscar, trequartista dall'immenso talento dell'Internazionale de Porto Alegre e fresco debuttante nel Brasile dei grandi. Seguiamo questo giocatore fin dagli albori e possiamo tranquillamente inserirlo nel gruppo dei Top di ProssimiCampioni, anche se abbiamo deciso di proporvelo solamente nella scheda di oggi per diversi motivi.

Oscar nasce ad Americana, comune di San Paolo e muove i primi passi nelle squadre locali fino all'età di 12 anni quando verrà messo sotto contratto dal San Paolo. Nella gloriosa squadra che ha regalato Kakà al mondo del calcio fa tutta la trafila delle selezioni giovanili e in 4 anni (2004-2008) arriva in prima squadra con l'immensa responsabilità di "nuovo Kakà" della formazione paulista. Non ancora sedicenne il San Paolo decide di spedirlo per venti giorni in Spagna ad Albacete per attendere la possibilità di tesserarlo come professionista ed evitare che le molte squadre che lo seguivano (Corinthias, Santos e Manchester United principalmente) lo potessero scippare con un insignificante indennizzo. Una volta firmato il contratto il ragazzo torna a San Paolo e debutta il 21 giugno 2009 nella sconfitta esterna con il Corinthias per 3 a 1. In stagione chiuderà con 14 presenze e due reti. Vince il Campionato Brasiliano nel 2008.

Le vicende legate al contratto del trequartista però lasciano dei problemi piuttosto importanti tra la dirigenza e il ragazzo. In primis il San Paolo invita piuttosto insistentemente Oscar, orfano di padre, a richiedere l'emancipazione per poter decidere autonomamente e firmare i contratti, in secondo luogo non si riesce a trovare il giusto accordo sulla somma dell'ingaggio concessa al giocatore, annessi bonus. Dopo lo scontro legale, il talento verdeoro ottiene la rescissione del contratto (17 giugno 2010) e si accasa all'Internazionale di Porto Alegre, squadra che ha cresciuto il campione del Milan Pato.

Nell'Internacional Oscar debutta il 15 agosto 2010 nel match esterno che ha visto l'Internazionale uscire sconfitto per 3 a 0 dalla Fluminense che diventerà poi campione del Brasile, strappando il titolo proprio alla formazione di Porto Alegre. Ad ora ha disputato 29 incontri e segnato 10 reti con la sua nuova squadra e dopo essere partito come sostituto dell'argentino D'Alessandro, ora è un punto fermo della squadra allenata da mister Dorival Jùnior. Vince anche la Recopa Sudamericana 2011 (una sorta di Supercoppa Europea che si disputa tra i campioni di Libertadores e i campioni della Copa Sudamericana dell'anno precedente). Ha disputato anche qualche minuto nel Mondiale per Club 2010, vinto poi dall'Inter, nel quale l'Internacional è uscita in semifinale sconfitta dagli africani del Mazembe.
Il percorso di Oscar nelle nazionali verdeoro invece è di tutt'altro tenore: è l'eroe della finale del Mondiale Under 20 vinta dalla Selecao contro il Portogallo. Dopo aver disputato un'ottimo torneo, fatto di grandissime giocate e numerosi assist, Oscar ha pensato bene di decidere da solo l'ultima partita segnando tutti e tre i goal con il quale il Brasile si è aggiudicato il titolo ai danni del Portogallo (3 a 2 il risultato finale). Recentemente è stato anche convocato con la nazionale maggiore del C.t Mano Menezes.

Oscar è un classico trequartista brasiliano, tocco dolcissimo e fantasia da vendere, ma può giocare benissimo anche come esterno offensivo (mezzala) sia a destra che a sinistra. E' molto veloce ed è bravissimo nello stretto ma se gli si concede spazio per partire palla al piede allora sono dolori per le difese avversarie. Tende a cercare le giocate efficaci e fa tutto con estrema facilità e nella rapidità e per questo somiglia molto al suo idolo Kakà. Non possiede però la fisicità del trequartista del Real anche se non è gracile e con il tempo crescerà moltissimo anche sotto questo aspetto. E' ancora giovane e ne deve fare d'esperienza per competere ai massimi livelli ma è assolutamente pronto per l'Europa. E' anche un ragazzo molto professionale e caratterialmente tranquillo. E' sposato da due anni e dimostra di avere la testa sulle spalle pur essendo di umili origini e pur avendo perso il padre molto piccolo e quindi aver affrontato la crescita senza una figura molto importante come quella paterna.
Su di lui ci sono ovviamente tutte le big europee. Le più interessate sono Inter, Milan, Barcellona, United, Chelsea, City, Tottenham e Bayern Monaco anche se comunque è costantemente monitorato da tutte le maggiori società. L'Internacional, che cederà presto anche l'altro gioiello Damiao, fiuta l'affare ed ha fatto sapere che il ragazzo non partirà per un offerta minore di 20, 25 milinoni di €. Cifre importanti ma Oscar potrebbe davvero valere tutti quei milioni.





mercoledì 23 novembre 2011

Croazia e Serbia...dallo stadio al fronte


Croazia e Serbia, due Paesi dalla lunga e gloriosa tradizione calcistica, ma segnata dal fanatismo dei loro tifosi. Si autodefiniscono eroi e in tempi passati quando hanno abbandonato le tribune degli stadi per darsi battaglia al fronte sono stati “combattenti per la libertà”. Oggi vivono separati, non giocano più nello stesso campionato e raramente si incontrano in Europa, ma nonostante la lontananza e le differenze culturali gli esponenti ultras di entrambi i Paesi hanno molte caratteristiche in comune.
I due gruppi più famosi della Croazia sono la “Torcida” dell’Hajduk Spalato che detiene anche il primato come gruppo più antico d’Europa e i “Bad Blue Boys” della Dinamo Zagabria, la squadra più titolata del Paese.
Tra i loro vicini serbi i più noti sono i “Grobari” o becchini del Partizan, il gruppo più numeroso, e i “Delije” o eroi della Stella Rossa, coloro che hanno maggiormente fatto parlare di se durante la Guerra d’Indipendenza.


Torcida

Come già detto sono il gruppo organizzato più antico d’Europa, nati nel 1950, hanno sempre seguito e sostenuto il loro glorioso club. Vengono da Spalato, città tipicamente adriatica con molte influenze veneziane, si possono fregiare di una lunga storia di scontri, risse e battaglie.
Il gruppo si è costituito dopo la partita del 28 ottobre 1950 contro la Stella Rossa quando alcuni tifosi, per sostenere al meglio la squadra, hanno organizzato imponenti coreografie nello stile dei brasiliani durante la Coppa del Mondo giocata pochi mesi prima proprio nel Paese del Samba.
Da allora in poi la storia della Torcida ha iniziato sempre di più a macchiarsi di violenza:
Nel 1961 aggrediscono un arbitro per aver negato il rigore del possibile pareggio nella partita contro l’FK Sarajevo.
Nel 1966 dopo una sconfitta presi dalla rabbia demoliscono un intero settore dello stadio.
Durante gli anni ’70 si scontrano ripetutamente contro le forse dell’ordine, come quando nel 1974 costrinsero la polizia ad evacuare l’intero stadio.
Nel 1984 in occasione di un match contro il Tottenham un tifoso in campo uccise e macello un gallo, simbolo della squadra londinese.
Nel 1988 vengono estromessi per tre anni dalle competizioni europee dopo alcuni violenti scontri a Marsiglia.
Nel 1990 invadono il campo di gioco cercando lo scontro con la tifoseria del Partizan.

Dopo la fine della guerra, con la conseguente indipendenza della Croazia e la nascita del Campionato Nazionale i loro scontri si concentrarono soprattutto contro gli storici rivali della Dinamo Zagabria.
Nel 2000 alcuni tifosi della squadra di Zagabria lanciarono fumogeni contro i normali tifosi dell’Hajduk, visto che il settore della Torcida era fuori dalla loro portata. Questi raggiunsero il settore vicino ai tifosi capitolini cercando di abbattere le barriera al fine di invaderli ed attaccarli. Il bilancio finale è stato di oltre cento feriti, 98 arresti e chiaramente la sospensione della partita.
Il 2001 li vide protagonisti di un violento scontro con la polizia, quando ruppero le recinzioni invadendo la pista di altetica per attaccare in massa i poliziotti. Le forze dell’ordine risposero con gli idranti ricacciando i tifosi sugli spalti ma lo scontro si spostò in seguito nel centro della città.

I sostenitori della Torcida sono regolati da un loro statuto interno, ma è strano sapere che la proprietà della maggioranza delle quote dell’organizzazione appartiene all’Hajduk stesso che le ha acquisite tramite contributi volontari, donazioni, sovvenzioni, sponsorizzazioni e altri mezzi in conformità alla legge.

La rivalità storica della Torcida è con i tifosi dei Bad Blue Boys della Dinamo Zagabria, che da vita all’incontro più atteso e pericoloso della stagione. Raramente un incontro tra queste due compagini si è concluso senza scontri o arresti.


Bad Blue Boys

La differenza di ambiente tra Spalato e Zagabria si nota subito, Zagabria è la capitale, una città cosmopolita di ottocento mila abitanti all’interno del Paese. Estremamente diversa dal porto di mare ed incontro di culture che è Spalato.
Il gruppo organizzato della Dinamo nasce nel 1986 prendendo spunto per il nome dal film di Sean Penn “Bad Boys” a cui viene aggiunto Blue, il colore della squadra. Basandosi su due semplici regole: Sostieni la squadra per novanta minuti e se necessario battiti, si sono fatti conoscere fin da subito. Durante gli anni ’90 gli scontri con gli altri tifosi e la polizia erano all’ordine del giorno, ma nel frattempo acquisirono anche la forza interna necessaria per opporsi o contrastare alcune scelte della Dinamo. Come quando l’allora Presidente Tuđman decise di cambiare nome al club e per tutta risposta trovò un intero settore dello stadio (quello dove aveva il suo posto) ridotto in cenere.
Persino quando non sono contenti del gioco espresso lo fanno capire ai giocatori sfasciandogli le auto o tirandogli qualche pugno. Una volta alcuni di loro entrarono di nascosto al centro di allenamento per rubare magliette e pantaloncini visto che, a loro dire, i giocatori erano indegni di portarli.
Nel 2000 furono protagonisti di un violento scontro a Milano prima di una partita con il Milan il cui bilancio fu di una cinquantina di arresti e altrettanti feriti da entrambe le parti.

Come già accennato la rivalità maggiore è con i tifosi dell’Hajduk, ma il risentimento nei loro confronti è nulla rapportato all’odio di entrambi per i loro vicini serbi, maturato durante la Guerra Civile.
Nel maggio del ’90 la Jugoslavia era sull’orlo della guerra per gli impulsi nazionalistici di Croazia e Serbia. In questo clima di tensione e con la situazione sul punto di degenerare bisognava giocare la sfida più attesa: Dinamo Zagabria – Stella Rossa.
I gruppi ultras di entrambe le tifoserie arrivarono allo stadio preparati e armati: acido per sciogliere le recinzioni, pietre, spranghe di ferro e quant’altro. Ad un certo punto la violenza esplose scatenando una battaglia spinta dall’odio e dal nazionalismo, non si trattava più di una partita di calcio tra Dinamo e Stella Rossa, e neanche di uno scontro tra Bad Blue Boys e Delije, era una battaglia fra Croazia e Serbia.
Si respirava un clima di tensione già prima che iniziasse l’incontro, tutti si aspettavano ed erano pronti al peggio.
Durante la partita i tifosi della Stella Rossa divelsero i seggiolini ed iniziarono a lanciarli in direzione dei tifosi croati mentre quelli della Dinamo abbattevano le recinzione per riversarsi in campo. Ad un certo punto si trovarono addosso la Polizia, ed in un primo momento riuscirono a metterla in fuga, ma poi i poliziotti, in maggioranza serbi, si accanirono contro i tifosi croati, uno di loro aggredì un giovane riverso a terra e ciò scatenò l’ira del capitano della Dinamo, Zvonimir Boban, che lo colpì con un calcio al fine di proteggere il tifoso. Questo fu un momento simbolico, sono molti a ritenere il calcio di Boban come l’inizio della fine della Jugoslavia.
Il combattimento terminò solo a notte inoltrata provocando ingenti danni sia all’impianto di gioco che ai quartieri limitrofi e un bilancio di 138 feriti e 147 arresti. Lo stesso Boban rischiò la galera ma alla fine ebbe solo una sospensione di sei mesi e la non convocazione per i Mondiali di Italia ’90.




Un anno dopo le parti entrarono ufficialmente in guerra, calci e pugni vennero sostituiti da proiettili e granate, e gli stessi ultras indossarono la divisa e sfogarono il loro odio in una guerra vera durata quattro anni che ha provocato oltre 15.000 vittime, decine di migliaia di sfollati e profughi e la separazione di Croazia e Serbia in due diversi Paesi.
Per far capire il livello di coinvolgimenti degli ultras in questo conflitto ci sono due memoriali a testimoniare la loro presenza al fronte, uno fuori lo stadio Maksimir che raffigura i militi della Dinamo, uno fuori la sede della Torcida, nel pieno centro cittadino di Spalato.

L’odio provato dai tifosi croati per i serbi è ricambiato dalla loro parte, le due tifoserie dei Grobari e dei Delije (rispettivamente del Partizan e della Stella Rossa) sono unite dall’avversione nei confronti della Croazia prima di essere separate dall’odio che provano nei confronti gli uni degli altri.



Grobari e Delije

In un ambiente, Belgrado, estremamente diverso da quello di Zagabria per non parlare di Spalato, di fatti la capitale serba è la tipica città dell’est europeo, hanno sede i due più numerosi gruppi ultras della Serbia e forse degli interi Balcani. Le due organizzazioni hanno sede una vicina all’altra e ogni occasione è buona per affrontarsi. Essi di fatto definiscono Belgrado una città senza regole dove sono loro a comandare.
I becchini del Partizan si formarono negli anni ’70 iniziando a seguire in massa i bianconeri sia alle partite nel Campionato Jugoslavo che in Europa. Infatti detengono un triste record di scontri in 25 partite europee su 36, e solo questo dato basterebbe a rendere l’idea del loro temperamento.
Nel 1999 lanciarono un razzo nel settore dello stadio occupato dai supporters della Stella Rossa ferendo a morte un giovane tifoso.
Nel 2000, in occasione di un nuovo scontro tra le due parti, centinaia di ultras diedero vita a una vera e propria battaglia sul campo della Stella Rossa e i Delije sfregiarono in volto il tecnico del Partizan.
Gli scontri tra tifosi vengono esportati dallo stadio di calcio al palazzetto di basket, dove entrambe le società hanno un team con un’ottima tradizione. Nel 2006 in un derby scoppiarono incidenti sugli spalti, la polizia caricò i tifosi della Stella Rossa e cento di loro si ferirono cadendo dalle scale.

Durante la guerra civile entrambi i gruppi hanno abbandonato gli spalti per andare al fronte, alcuni di loro erano al servizio di Arkan, leader para-militare, criminale di guerra incriminato dall’ONU per crimini contro l’umanità, includendo ruoli principali in genocidi e atti di pulizia etnica. Arkan era presente all’epoca della famosa partita tra Dinamo e Stella Rossa, era l’addetto alla sicurezza dei serbi e controllava gli “Eroi”. Negli anni ’90 era il leader assoluto e i ragazzi lo ammiravano per il suo coraggio provando sentimenti di vera adorazione. Arkan era un ultra-nazionalistà che durante la guerra costituì un gruppo para-militare sotto gli auspici del governo serbo, noto come “Le tigri”, reclutando direttamente dai Delije, e anche alcuni Grobari vi aderirono.

Alla vigilia della Guerra la Stella Rossa vinse la Coppa dei Campioni, con la scissione il livello complessivo dei due campionati scese di molto e c’è chi vorrebbe tutt’oggi una riunificazione in un campionato unico. Un’ipotesi del genere oltre che impraticabile sembra del tutto fuori da ogni concetto logico, basti pensare che durante un amichevole del 2003 in Svizzera tra Partizan e Dinamo ci furono violentissimi scontri in campo, o come magari all’Australian Open del 2007 a Melbourne oltre 150 tifosi croati e serbi vennero cacciati per rissa da un incontro di tennis.

Questi concetti esulano da una visione di calcio o situazione sociale che conosciamo. Solo chi vive in un determinato ambiente, con determinate convinzioni o influenze può capire i sentimenti che provano croati e serbi. La ferita della Guerra Civile è ancora aperta e ci vorranno molti anni per iniziare solo a parlare di una riconciliazione.
Noi vi lasciamo con un macabro aneddoto avvenuto negli anni ’80 quando il leader della Torcida venne invitato a Belgrado dai Grobari. Dopo aver alzato un po’ il gomito pare abbia detto qualche parola di troppo, i tifosi del Partizan lo portarono sulla tomba di uno dei loro miti intimandogli di baciarla al fine di umiliarlo. Lui si rifiutò e il capo dei becchini lo violentò su quella stessa tomba.

George Orwell disse: “Lo sport è come la guerra, ma senza sparatorie”, in Croazia e Serbia ci sono state anche quelle.

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