venerdì 12 agosto 2011

Filip Djuricic


Nome: Filip Đuričić
Data di nascita: 30 gennaio 1992, Obrenovac
Nazionalità: Serbia
Altezza: 180cm
Piede preferito: Ambidestro
Squadra: SC Heerenveen - Eredivisie
Ruolo: Trequartista centrale, esterno sinistro
Valore: 2.500.000




La qualità delle giovanili serbe è considerata come una delle migliori, non solo tra le nazioni balcaniche, ma in tutta Europa. Da sempre riescono a coltivare ottimi giocatori, con una buona tecnica personale, in ogni ruolo. Basti pensare ai difensori Cosic, Nastasic o al talentuosissimo "viola" Ljajic, e a cui bisogna aggiungere colui che viene soprannominato il "Cruijff dei Balcani", il talento classe '92 Filip Djuricic.

Filip nasce a Obrenovac, cittadina fuori Belgrado, ed inizia fin da giovanissimo a giocare per le giovanili della Stella Rossa senza però debuttare nella Prima Squadra. Nell'estate 2007, a quindici anni, viene acquistato dal club greco dell'Olympiacos e viene inserito nella rosa under 18, ma dopo una stagione, in seguito ad un contenzioso tra la società greca e la Stella Rossa risolto dall'Uefa, il giocatore torna in Serbia e il club capitolino decide di mandarlo in prestito per due stagioni al club della sua città natale, il radnicki Obrenovac. Gioca fino al gennaio 2010 nell'Obrenovac realizzando 3 reti in 15 partite, prima di trasferirsi in Olanda all'Heerenveen con cui aveva firmato un contratto nell'estate 2009. Debutta in prima squadra il 20 febbraio 2010 nel match vinto 2-1 contro l'RKC Waalwijk realizzando un assist. Due partite dopo segna il suo primo gol nella partita persa 4-1 contro l'AZ Alkmaar. Chiude la prima stagione con 9 partite, 1 gol e 1 assist.
La stagione 2010/2011 gioca con più continuità e molto bene, a fine campionato conta 24 presenze, di cui 5 da titolare, 2 gol e 3 assist.
Queste belle prestazione hanno catturato l'interesse di diversi club europei, primo tra tutti il Manchester United che aveva già precedentemente cercato di prendere il ragazzo provinandolo nel gennaio 2009, ma analogamente a Ljajic non è stato acquistato in seguito alla difficoltà ad ottenere il permesso di lavoro per poter giocare in Inghilterra.
Alla prima partita di campionato di questa stagione ha realizzato un assist nel pareggio per 2-2 contro il Nijmegen.

Filip è un giocatore veloce e agile che oltre a poter giocare dietro le punte può egregiamente disimpegnarsi da esterno di centrocampo o da ala sinistra, inoltre il saper calciare bene con entrambi i piedi lo rende un elemento pericoloso quando partendo dalla fascia si accentra per cercare la conclusione. Il soprannome di "Cruijff dei balcani" attualmente non è adatto, poichè del grande campione olandese ha finora in comune solo il numero, il 14, ma Filip dimostra un ottimo talento e una costante crescita progressiva. A 19 anni ha già una stagione e mezzo a buoni livelli in Olanda, sta diventando sempre di più un elemento chiave negli schemi della squadra iniziando anche a prendersi diverse responsabilità.

Filip può vantare diverse convocazioni nelle selezioni minori ed è stato definitivamente promosso all'Under21 da circa un anno. Oltre a varie convocazioni in Under17, conta 7 presenze e 1 gol in Under19 e 7 presenze e 3 gol in Under21.

L'Heevenveen ha riconfermato il giocatore per la prossima stagione, riuscendo a resistere ad alcune pressioni di grandi club interessati. Il giocatore ha dichiarato di essere felice in Olanda, un campionato che favorisce le sue caratteristiche, e di trovarsi bene all'Heerenveen. Lo United, e altre big come Chelsea e Arsenal però non mollano la presa e seguono da molto vicino la crescita del giocatore. Il Manchester ad esempio manda molto spesso il suo osservatore, Budimir Vujacic, a seguire le partite dell'Heerenveen.
Quest'anno si prospetta molto importante per Filip, il minutaggio a disposizione sarà ancora maggiore, ma soprattutto ci si aspetta da lui un po più di concretezza sotto porta.







Pubblicato il 12/08/2011

mercoledì 10 agosto 2011

The Best


"Ho speso un sacco di soldi per alcol,donne e macchine veloci. Tutti gli altri li ho sperperati."



Tutto comincia nell'Irlanda del Nord post Seconda Guerra Mondiale, in un Paese in ginocchio dove la gente che ha un piatto in tavola può considerarsi fortuna, nasce il 22 maggio 1946 in una piccola casa della periferia di Belfast George Best. Primo di sei figli vive tranquillamente la sua infanzia giocando nelle strade di Cregagh Estate, il suo quartiere, mentre i genitori lavoravano per poter assicurare un futuro alla famiglia. Da sempre il suo amico fidato, quello che gli teneva compagnia aspettando il ritorno a casa di mamma e papà, era il pallone, per strada, nel cortile, a scuola e anche in casa, ogni occasione era buona per giocarci. Anche quando compiuti undici anni si è trasferito alla Grosvenor High School, dove si giocava solo a rugby, il pallone è stato il suo migliore amico, ed anche "per amore suo" si è trasferito alla scuola che frequentavano i suoi amici dove il calcio era lo sport praticato. Inizia a giocare cosi nelle varie squadre scolastiche, spinto anche dalla passione di nonno George, da cui prende il nome, tifosissimo del Glentoran, nota squadra nord irlandese, che lo avvicina sempre di più alla pratica di questo gioco.
Intanto il piccolo George continua a giocare, spinto unicamente dalla sua passione, all'epoca infatti il calcio non era ancora visto come un mezzo per poter uscire da una condizione disagiata, era semplicemente uno sport in cui giravano soldi, ma neanche poi cosi tanti, e quindi si giocava fino a che non si trovava un lavoro sicuro. Ma George sogna guardando le prime competizioni europee alla televisione del suo vicino, giocate in notturna, rigorosamente in bianco e nero ma riempite di colori dalla sua fantasia. Conosce le squadre inglesi, spagnole, italiane, ma quando legge la storia del disastro di Monaco del 1958, dei Busby Babes la miglior squadra di calcio di tutta la Gran Bretagna che perì quasi interamente durante il ritorno da una trasferta in Jugoslavia si appassionò al Manchester United, a Matt Busby l'allenatore, al grandissimo portiere Harry Gregg nordirlandese come lui, al cannoniere Bobby Charlton e a quelli che perirono come Duncan Edwards la più grande promessa del calcio di sua maestà morto a 22 anni dopo due settimane di lotta, capì che se fosse diventato un calciatore avrebbe voluto giocare solo con la maglia rossa dello United.
Ma all'epoca il suo primo obbiettivo era vestire la maglia verde del Glentoran, la squadra di nonno George che purtroppo lo aveva lasciato e si impegna nelle varie selezioni regionali per farsi notare. Durante una di queste partite in cui lui quindicenne che giocava nel Cregagh Boy's Club impegnato contro i diciottenni del Boysland viene notato dopo una splendida performance da Bob Bishop, osservatore del Manchester United nell'Irlanda del Nord, che quasi per caso scopre quello che per lui è il più grande talento che avesse mai visto in carriera e senza perdere un attimo scrive un telegramma a Matt Busby: "Matt, credo di aver trovato un genio", dopo che il Glentoran lo aveva scartato asserendo fosse troppo piccolo e magro per poter giocare.
Due settimane dopo era su una nave diretta a Liverpool con Eric McMordie, un altro ragazzo invitato a un provino a Manchester che in seguito sarebbe stato suo compagno in Nazionale. L'arrivo in Inghilterra lascia senza parole, e spaventati, i due ragazzi che oltre a non aver mai lasciato l'Irlanda non si erano mai neanche mossi più di tanto da Belfast. Sul taxi preso alla stazione di Manchester cercano di darsi un tono indicando al tassita di portarli all'Old Trafford per poi sentirsi rispondere:"Quale Old Trafford?". Pochi sanno che c'è anche un meno famoso Old Trafford casa dell'cricket a Manchester. Alla fine i ragazzi riescono ad arrivare alla casa dello United, e dopo aver fatto un giro di presentazioni, conoscendo alcuni dei loro idoli vengono accompagnati ai loro alloggi. Nella notte però colti dalla paura e dalla lontananza da casa decidono di scappare per tornare a Belfast. La madre di George vedendolo rientrare dopo pochi giorni gli chiese cosa fosse successo e lui dopo averglielo raccontato capì di aver fatto una sciocchezza e stette malissimo per l'accaduto. Il destino volle che fu proprio Matt Busby a telefonare a casa Best per dirgli che le porte per lui erano sempre aperte. Un mese dopo era nuovamente in viaggio per l'Inghilterra sapendo che li era il suo futuro.

Il 14 settembre 1963, a soli diciassette anni, debutta nel Manchester United, dopo due stagioni nelle giovanili culminate con la conquista della FA Youth Cup. Gioca la sua prima partita contro il West Bromwich Albion ma deve aspettare alcune settimane per ripetersi. La sua seconda presenza lo vede in campo il 28 dicembre contro il Burnley. Lo United non sta vivendo uno dei suoi migliori periodi, è dietro in campionato e arriva da una sconfitta per 6-1 proprio ad opera del Burnley cosi Busby decide di attuare dei cambiamenti e concede spazio sull'ala destra a Best e all'alla sinistra a Willie Anderson, un altro membro delle giovanili. La partita finì 5-1 in favore dello United con George autore della sua prima rete da professionista. Conclude la sua prima stagione nel calcio che conta con l'autorevole bottino di 26 presenze e 6 gol oltre che la riconferma da titolare per la stagione successiva. Nella stagione 1964/1965 conquista il suo primo campionato con la maglia del Manchester giocando 59 partite e segnando 15 gol. A soli diciotto anni è il più grande talento sui campi d'Inghilterra. Intanto la fama di Best continua a crescere fino a raggiungere l'apice nella sfida di Coppa dei Campioni del 1966 contro il Benfica, quando proprio nello stadio lusitano opposti alla squadra del grande Eusebio fresco vincitore del premio come miglior giocatore europeo lo United guidato dal giovanissimo Best sconfigge i portoghesi, ancora imbattuti in casa, per 5-1, con i primi due gol segnati dal ragazzo di Belfast. I giornali di Lisbona il giorno dopo lo incoronano "El quinto Beatle", il quinto Beatles, soprannome dovuto ai capelli a caschetto tanto di moda in quel periodo, al bel viso magro e all'enorme talento mostrato. Purtroppo la stagione non si concluse con un trionfo in Europa, ma Best portò a casa la bellezza di 17 gol in 43 partite.
La stagione successiva lo United cercò fin da subito la conquista del campionato che gli sarebbe valsa un altro tentativo in Coppa dei Campioni, e guidata da Charlton, Dennis Law e un George Best autore di 10 gol la vittoria non tardò ad arrivare.
All'inizio della stagione 1967/1968 tutte le energie del Manchester erano rivolte all'Europa, da sempre ossesione di Matt Busby che tanto aveva dovuto lottare per poter far giocare quella competizione alla sua squadra, e sapeva che solo una vittoria avrebbe potuto in qualche modo esorcizzare il disastro del 58 di cui Busby si sentiva responsabile. Lo United gioca benissimo quell'anno battendo le più grandi squadre continentali guadagnando l'accesso alla finale contro il Benfica nello stadio di Wembley.


Il Manchester era la prima squadra inglese a giocare una finale nel più famoso stadio d'Inghilterra e in più avrebbero dovuto giocare senza l'infortunato Dennis Law. Il primo tempo si concluse sullo 0-0, con due difensori a marcare stretto Best. Ma lo United venne fuori nella ripresa e il primo gol lo segnò Bobby Charlton, uno dei sopravvissuti a Monaco, ma il Benfica, squadra ostica, era ben decisa a vendere cara la pelle e a dieci minuti dal termine ripostò il risultato in parità. Iniziarono cosi i tempi supplementari e poco bastò a Best per mettere la parola fine all'incontro. Al primo minuto Brian Kidd gli servì la palla, scartò in tunnel il mediano portoghese, mise a sedere il portiere e depositò la palla in rete con dolcezza. A quel punto la partita si concluse e lo United segnò altre due reti fissando il risultato sul definitivo 4-1. Finalmente la vittoria tanto attesa era arrivata e Best con 32 gol in 53 partite era il vero leader della squadra campione d'Europa, tutto questo a soli 22 anni.



Tutto ciò in molti casi sarebbe stato solo che l'inizio di una delle carriere più sfolgoranti di tutta la storia del calcio, eppure tutto andò diversamente, come se uno sciocco scrittore decidesse di sua iniziativa di rovinare una bella storia scrivendo un finale inadatto. I rapporti di Best con lo United si incrinarono quando Matt Busby decise di ritirarsi e la panchina non venne più affidata ad un allenatore adatto a guidare il Manchester, inoltre la fama lo opprimeva, iniziò a giocare d'azzardo e a passare molto tempo con le sue conquiste femminili, ma soprattutto conobbe l'unico avversario che non riuscì mai a dribblare in tutta la sua vita: l'alcol. Eppure George giocò altre sei stagioni a Manchester dopo la vittoria della Coppa dei Campioni. Nonostante non stesse affatto bene continuò per amore dei tifosi e della maglia, seppur alcune volte in condizioni impresentabili. Presenziò a un mucchio di riunioni disciplinari a Londra presso la FA per la sua condotta, venne multato più e più volte dallo United per le assenze dagli allenamenti, per le volte in cui si presentava ubriaco e litigava con l'allenatore di turno. Neanche Matt Busby, che era rimasto nella dirigenza, riuscì ad aiutarlo, cosi George a 27 anni dopo 470 presenze e 179 gol, due campionati, una Coppa dei Campioni e un Pallone d'Oro dichiarò che si sarebbe ritirato dal calcio giocato e non avrebbe più vestito la maglia del Manchester United.

Naturalmente la mancanza del pallone e delle emozioni con cui ha vissuto per anni iniziarono a mancargli e per due anni, sotto il permesso dello United ancora detentore del suo cartellino, giocò qualche partita con il Dunstable Town, lo Stockport County e il Cork Celtic con dei contratti a partita che gli fruttarono un po di soldi e che servivano alle società interessate a richiamare molto pubblico nelle loro partite casalinghe.

Nel 1976 si trasferì in America per giocare, vestendo per una stagione la maglia dei Los Angeles Aztecs. L'anno dopo tornò in Inghilterra con la casacca del Fulham, giocando accanto a grandi calciatori come Bobby Moore capitano dell'Inghilterra al Mondiale del '66, segnando 8 gol in 42 partite, con il problema dell'alcol che si aggrava sempre di più.
In seguito tornò negli States per stare vicino alla sua compagna, giocando per due anni nel Fort Lauderdale, con qualche interemezzo negli scozzesi dell'Hibernian quando la stagione in America era in pausa, per poi concludere l'esperienza americana nei San Josè Earthquakes. Nel 1981 divenne padre di Calum Milan Best, avuto dalla sua compagna Angie MacDonald, ma purtroppo neanche la paternità riuscì ad aiutarlo nei suoi problemi con l'alcol. Nonostante le diverse cure iniziate non riusciva ad abbandonare questo pericoloso vizio, e neanche la prematura scomparsa della madre nel 1978 dovuta proprio all'alcolismo lo allontanarono dalla bottiglia.
Concluse la sua carriera da calciatore nel Brisbane Lions dopo aver giocato qualche partita nel Bournemouth nel 1981.

Il problema con l'alcol peggiorava di anno in anno e ad unirsi a questo arrivarono dei guai finanziari legati alla presunta mancanza dei contributi durante il suo periodo di lavoro negli States, ed inoltre passò quattro mesi in carcere in seguito ad un incidente per guida in stato di ebbrezza. Cosi nel 1988 per riprendersi economicamente intraprese il lavoro di testimonial, partecipando a diverse convention in giro per il mondo insieme ad intrattenitori e showman raccontando del suo passato calcistico, raccogliendo un enorme seguito di pubblico ovunque andasse. Ma naturalmente queste convention dove molto, troppo, spesso il bar era omaggio peggioravano la sua situazione. All'inizio degli anni '90 venne assunto da Sky Uk come commentatore televisivo, ruolo che ricoprì per diversi anni.
Ad inizio 2000 il suo problema con l'alcol raggiunse l'apice, venne ricoverato per un mese al Cromwell Hospital, nel 2002 subì un contestatissimo trapianto di fegato dopo il quale rimase un anno senza bere salvo poi riprendere, e nel 2005 venne nuovamente ricoverato in seguito ad una crisi respiratoria. Purtroppo ormai la situazione sembrava disperata, gli occhi e la pella erano gialli a causa di un crollo del fegato, non poteva respirare senza l'aiuto delle macchine e non riusciva nemmeno a mangiare. Fu allora che decise di lasciare un suo testamento a tutti i fan, a tutti coloro che anno problemi con l'alcol e alla gente comune, si fece scattare una fotografia in quelle condizioni e chiese che venisse pubblicata sul domenicale News of the World con queste semplici parole: "Don't die like me", non morite come me.

George Best si spense al Cromwell Hospital il 25 novembre 2005 all'età di 59 anni, in un letto di ospedale dopo una vita vissuta al limite tra il bene e il male. Ciò che ha rappresentato George Best si può capire dalle immagini del suo funerale e da quanta gente si sia riversata nelle strade in quel giorno per rendergli omaggio. George Best un giocatore dal talento cristallino che tanti anni fa aveva dichiarato: "Se io fossi nato brutto non avreste mai sentito parlare di Pelè", e in fondo qualcosa di vero c'è, è stato il primo giocatore, il primo sportivo, ad essere costretto a convivere con una tale fama e pressioni. Lui un semplice ragazzo della periferia di Belfast, che ha donato la sua vita al calcio, è stato schiacciato dalla sua fama trovando rifugio nel posto peggiore, il fondo di una bottiglia, pur avendo un'intelligenza fuori dal comune con un Q.I di 158, che tanto fece ridere con la sua battuta su Gascoigne: "Una volta dissi che il Q.I. di Gazza era inferiore al suo numero di maglia e lui mi chiese: "Che cos'è un Q.I.?".

George Best, un ragazzo comune, un talento incredibile, una forte personalità.

Per redergli omaggio ci teniamo a ripetere quelle sue ultime parole, quel testamento che ha voluto lasciare a tutti noi suoi tifosi.

Don't die like me







lunedì 8 agosto 2011

Luis Muriel



Nome: Luis Fernando Muriel Fruto
Data di nascita: 18 aprile 1991, Santo Tomàs
Nazionalità: Colombia
Altezza: 178cm
Piede preferito: Destro
Squadra: US Lecce - Serie A (in prestito dall'Udinese)
Ruolo: Attaccante centrale
Valore: 1.000.000€



Quando l'Udinese decide di spendere, soprattutto in Sudamerica, lo fa a ragion veduta e mai a caso. Proprio questa è stata la fortuna della venticinquennale presidenza del patron Pozzo, il saper gestire oculatamente i soldi in quella fetta di mercato che sa un po di speculazione, l'acquisto di giovani promesse ai più sconosciute. Dopo la partenza del Niño Maravilla Alexis Sanchez i friulani hanno pronto il sostituto in casa, che la prossima stagione vestirà la maglia giallorossa del Lecce, ma si candida come prossima scommessa vinta dalla dirigenza di Udine. Stiamo parlando del colombiano Luis Muriel che dopo un anno di esperienza al Granada, l'altra squadra dei Pozzo, è pronto a farsi conoscere in Italia.

Luis nasce a Santo Tomàs, piccola cittadina del nord della Colombia, e come tutti i bambini del paese inizia ad appassionarsi al pallone. Entra nelle giovanili della squadra cittadina, l'Atletico Junior, dopo di che si trasferisce in un Centro di Formazione affiliato con la nota società del Deportivo Cali. Qui inizia ad imparare le basi della tecnica e del gioco prima di passare alla più blasonata società. Nel 2008 entra nelle giovanili del club biancoverde, precisamente nella Juveniles B, e gioca il campionato under 18 Nazionale vincendolo nel 2009. Proprio in quella stagione inizia ad affacciarsi al professionismo, dopo le ottime prestazioni nelle giovanili, debuttando il 12 luglio 2009. Per un breve periodo torna a dedicarsi a tempo pieno all'Under 18 in piena lotta campionato, e una volta chiusa la pratica del Torneo Nazionale si spalancano per lui definitivamente le porte della prima squadra. Il 4 marzo 2010 entra in campo nella sfida contro il Cucuta Deportivo e riesce a salvare la sua squadra dalla sconfitta segnando il gol del pareggio finale. Nella successiva partita con l'Once Caldas sigla tutte le reti del definitivo 3-0, segnando una tripletta alla terza apparizione nella massima serie colombiana. Segna ancora un altro gol la partita successiva nel derby contro l'America Cali e la domenica dopo batte l'estremo difensore del Boyaca Chico, regalando anche due assist in quella partita. A fine campionato ha realizzato la bellezza di 9 gol e 5 assist in sole 11 partite, mettendo a referto una marcatura ogni 80 minuti. Sono dati impressionanti per un giocatore affermato, figuriamoci per un giovane che ha giocato 728 minuti da professionista.
Tutto questo non passa inosservato alla sempre attenta famiglia Pozzo e al suo entourage che non avendo un posto libero da extracomunitario per lui decidono di girarlo in prestito per un anno al Granada, dove purtroppo non trova molto spazio e totalizza solo 9 presenze nella stagione 2010/2011. L'Udinese dopo quest'esperienza ha deciso di portare in Italia il giocatore e di affidarlo in prestito ad una società che di giovani, e soprattutto attaccanti, se ne intende, il Lecce, con l'intenzione di farne il titolare in coppia con l'esperto Di Natale la prossima stagione.

Luis Muriel in alcune giocate ricorda molto Alexis Sanchez anche se resta un giocatore più da area di rigore del cileno. E' una punta veloce con un'ottima tecnica, un rapido dribbling e un buon tiro, un attaccante che non da punti di riferimento, l'ideale per il gioco dell'Udinese. Molto bravo negli inserimenti e nel vedere i compagni, per conformazione fisica non è un giocatore da contatto ma una punta rapida, veloce che gira per tutta l'area di rigore pronto a colpire la prima palla buona che gli capita, inoltre vede molto bene la porta. Sarebbe stato meglio se fosse arrivato in Italia con qualche partita in più sul curriculum (tra Colombia e Spagna ne ha collezionate solo 20 con la maglia di Club), difatti bisogna ricordare che per Alexis Sanchez l'esperienza maturata nel River Plate è stata più che fondamentale. Ma l'ambiente di Lecce, sicuramente con meno pressioni rispetto ad altre squadre, e geneticamente dedito al gioco offensivo possono solo che fargli bene. Necessiterà sicuramente di un periodo di adattamente alle arcigne difese italiane, ma con le sue caratteristiche e il suo talento potrebbe sicuramente fare bene nel nostro Paese.

Dopo il bel debutto nel Campionato colombiano gli si sono aperte le porte delle Nazionali giovanili. Completamente dimenticato al Sudamericano Sub20 del 2011 ha preso parte con la sua Nazionale al Torneo di Tolone del 2010 segnando un gol nel 3-0 sul Giappone e all'edizione 2011 con un gol alla Costa d'Avorio. E' stato inoltre convocato per il Mondiale Under 20 che si sta svolgendo proprio in questi giorni in Colombia. Ha segnato una doppietta alla partita di esordio contro la Francia, un gol alla Corea del Sud nell'ultima partita del girone e domani (9 agosto 2011 ndr) giocherà gli ottavi di finale contro il Messico. Ad oggi con la maglia della selezione Under20 può vantare 4 gol in 8 presenze.

Non possiamo ancora sapere se in Italia avrà la stessa fortuna e lo stesso impatto di Alexis Sanchez, ma sicuramente su questo giovane sono riposte molte belle speranze ed un unica certezza: se l'Udinese ha deciso di investire su di lui deve avere sicuramente qualcosa di speciale.
Purtroppo nel calcio le variabili sono molte e sono più i giovani che si perdono che quelli che si affermano, lo stesso vale per Luis Muriel. Nonostante il talento e la bravura dovrà impegnarsi oltre se stesso per arrivare.








I gol nel campionato colombiano




La sfida con la Francia vinta 4-1 al Mondiale Under20 con i gol di Muriel al minuto 2:07 e al 4:05




La rete alla Corea del Sud sempre al Mondiale Under20

domenica 7 agosto 2011

Le foto della settimana

Luca Toni: come quando gioca il suo stile è inconfondibile.


Luis Figo: Figo pronto per il primo giorno di scuola da dirigente.


Ryan Giggs: ho visto la cognata e ora tua moglie. Hai fatto bene Ryan.

venerdì 5 agosto 2011

Thibaut Courtois


Nome: Thibaut Courtois
Data di nascita: 11 maggio 1992, Bree
Nazionalità: Belgio
Altezza: 1,98m
Piede preferito: destro
Squadra: Atletico Madri (in prestito dal Chelsea) - Primera Divisòn (Serie A spagnola)
Ruolo: Portiere
Valore: 6.000.000 €



Il Belgio si sta sempre più rivelando fucina di talenti a dispetto di uno score negativo della propria nazionale che sta solo attendendo la crescita dei propri ragazzini terribili. Hazard, Lukaku e De Bruyne rappresentano i nomi altisonanti tra i giovanissimi calciatori di questa promettente nazione, a cui si va ad aggiungere forse il più talentuoso tra le promesse per la porta dei Diables Rouges (i "diavoli rossi", soprannome della nazionale belga): Thibaut Courtois.

Thibaut Courtois nasce a Bree nella regione delle Fiandre e muove i primi passi nel Bilzen VV, piccolo club che lo schiera terzino sinistro. A 7 anni entra a far parte delle giovanili del Genk che individua subito il suo potenziale tra i pali e comincia a farlo crescere pazientemente nelle proprie giovanili. Nel club blu-bianco trascorre dieci anni nelle selezioni minori fino al debutto in prima squadra il 17 aprile 2009 da titolare nel 2 a 2 casalingo contro il Gent in campionato. Con il Genk totalizza in due anni la bellezza di 41 presenze coronate dal trionfo nell'ultimo campionato belga 2010/2011 davanti all'Anderlecht , condiviso con il talentuoso compagno De Bruyne. Il 26 luglio 2010 ha debuttato inoltre in Europa League nella vittoria per 5-1 contro l'Inter Turku.

Courtois è un portiere alto ma bravissimo sulle palle basse. La sua rapidità e il suo senso della posizione, nonostante le lunghe leve, gli garantiscono ottimi interventi sia nei tiri da fuori che nelle palle ravvicinate. Ha un buon senso della posizione e una preziosa tranquillità tra i pali. Anche a livello di personalità il ragazzo si dimostra molto maturo avendo strappato la maglia di titolare della squadra che si sarebbe poi rivelata Campione del Belgio. Ha bisogno di maturare esperienza ad alti livelli per poter guidare una difesa di un top club e l'esperienza all'Atletico Madrid, a giocarsi il posto con Asenjo e Joel, potrà solo che farlo crescere rapidamente. Deve crescere muscolarmente per poter aumentare la propria spinta e la propria potenza, frenate da un fisico ancora giovane.

Le convincenti prestazioni nella Jupiler League (campionato belga), la grande fiducia del Genk e il premio come ultimo "Best Goalkeeper of the year" (Miglior Portiere dell'anno) hanno attirato numerosissimi club tra cui Manchester United, Tottenham, Newcastle, Benfica, Hoffenheim, Schalke 04, Atletico Madrid, Napoli e Chelsea. A spuntarla è stata la società di Abramovic che ha investito oltre 8 milioni di sterline. I Blues successivamente hanno deciso di accordarsi con l'Atletico Madrid, in cerca di un portiere che sostituisse De Gea che nella prossima stagione difenderà i pali del Manchester United. Courtois giocherà nell'Atletico in prestito per la stagione 2011/2012 e avrà sulle spalle lo stesso numero di De Gea, il 13.

In nazionale Courtois ha collezionato 4 presenze nel Belgio Under 18 ed è stato già convocato nella nazionale maggiore (3 giugno 2011) per il match contro la Turchia, senza però scendere in campo. Il giovane portiere belga si candida come primo successore dell'ex Bari Gillet in nazionale e il Chelsea ha in mente di valutarlo attentamente in questa stagione al fine di affidargli in un futuro prossimo, forse nemmeno tanto, la propria porta. Cech è avvisato.










Pubblicato il 05/08/2011

mercoledì 3 agosto 2011

Il Santos e il Centro de Treinamento Meninos da Vila


Il Santos Futbol Clube è uno dei club più importanti del Brasile e negli ultimi dieci anni è tornata alla ribalta del grande calcio grazie ai prodotti del suo ricchissimo settore giovanile. Per tutti gli anni 60 ha dominato il Brasilerao con una squadra composta dalle stelle cresciute nel club capitanate da uno dei più forti (se non il più forte) calciatore di tutti i tempi, Pelè. Con O'Rey, Coutinho, Pepe e Zito (fra i migliori brasiliani dell'epoca) ha conquistato 6 campionati brasiliani, 2 coppe libertadores e 2 coppe intercontinentali.Dopo Pelè il Santos è caduto lentamente nell'anonimato per poi rinascere dopo quasi 30 anni sotto il presidente Marcelo Teixera che decide di puntare sui giovani e crescere i potenziali fenomeni in casa. A Santos, nello Stato di San Paolo, la resurrezione passa dalla costruzione dello stadio di proprietà (che garantisce ottime entrate), campi d'allenamento, strutture mediche e per la fisioterapia. Il nuovo corso garantisce la formazione dei primi talenti di livello assoluto dopo molti anni: Diego e Robinho. Con i due gioielli della propria "cantera" il Santos ritorna a vincere il titolo brasiliano nel 2002 (l'ultimo nel 68) e rivende a peso d'oro i due fenomeni rispettivamente al Porto e al Real Madrid. La seconda fase del progetto giovanile del club è quella più redditizia e culmina con i talenti che hanno portato la terza Copa Libertadores alla società il 22 giugno 2011.
Il 7 agosto 2006 viene inaugurato il Centro de Treinamento Meninos da Vila (Meninos da Vila è il nome dato ai campioni cresciuti nel Santos). Queste nuove strutture sono situate nel quartiere Saboò a San Paolo, dispone di due campi e comprende un'area di 25.500 metri quadri con spogliatoi e settori amministrativi. I due campi sono stati chiamati Robinho e Diego, in omaggio alle due stelle nate e cresciute nel club, idoli dei ragazzi e soprattutto fautori del successo nel Brasilerao del 2002. Il Santos possiede anche il Centro de Estudos Luiza Neofiti (Luiza Neofiti Centro Studi) coordinato dall'assistente sociale Silvana Gomes Da Silva Trevisan che guida il sostegno educativo dei giovani atleti. Situato al terzo piano dello stadio Urbano Caldeira (Villa Belmiro) offre possibilità di apprendimento seguendo il calendario degli impegni del club e tiene in costante monitoraggio i giovani calciatori.
Il settore giovanile principale del Santos conta circa 100 atleti divisi in 5 categorie (U-11, U-13, U-15,U-17, U-20). Sempre all'interno delle strutture dello stadio Villa Belmiro ci sono due dormitori e viene fornita assistenza medica odontoiatrica e psicologica. E' stato anche istituito il Centro de Desenvolvimento una Performance ao Futebol (Centro dello Sviluppo Performance Calcio) che imposta un modello di preparazione fisica per tutte le squadre giovanili,comprese le categorie futsal (in Brasile molte società educano i ragazzi attraverso il calcetto, Futsal, per i ragazzini sotto i 10 anni affinché apprendano i fondamentali e le capacità di gioco palla a terra). Questo centro parte da ragazzi di 6 anni e comprende oltre 270 atleti.
Il settore giovanile paulista ha prodotto e produce così una moltitudine di talenti tra i quali possiamo citare gli Wesley (Werder Brema), Andrè (Bordeaux), Ze Eduardo (fresco genoano) fino ad arrivare al promettentissimo portiere Rafael, a Ganso e ai "prossimicampioni" Danilo (che a gennaio andrà al Porto), il giovanissimo Jean Chera e ovviamente il craque Neymar. Il Santos abbina la natura straordinaria del talento brasiliano ad una programmazione precisa e puntuale che sta garantendo non solo il futuro economico ma anche le imprese sportive della società.

lunedì 1 agosto 2011

Jordi Amat


Nome: Jordi Amat Maas
Data di nascita: 21 marzo 1992, Canet de Mar
Nazionalità: Spagna
Altezza: 184cm
Piede preferito: n/d
Squadra: Espanyol Barcelona - Liga BBVA
Ruolo: Defensore centrale, Terzino destro-sinistro
Valore: 2.000.000€



Negli ultimi anni la Spagna si è sempre più confermata come una delle migliori, se non la migliore, fucina di talenti europea. L'aspetto tecnico personale di un giocatore viene sviluppato all'interno di un contesto di squadra e gioco globale che solo la vecchia Olanda era in grado di proporre cosi efficacemente. Da diverso tempo ormai non ci si concentra più su un gioco unicamente offensivo, ma si cura anche l'aspetto difensivo insegnando ai giovani difensori che il loro compito non è più solo quello di proteggere la porta, ma anche quello di iniziazione della manovra offensiva, aspetto che viene curato grazie a un intenso lavoro sulla tecnica personale migliorando il controllo di palla e lo smistamento.
La Catalogna e i Paesi Baschi sono le due regioni dove questi concetti sono maggiormente sviluppati, e dallo stile di gioco delle loro squadre si può notare una sorta di differenza di filosofia nel modo di intendere la difesa: palla a terra, non si buttano palloni a caso, ma soprattutto colpisce l'intelligenza tattica e il modo di muoversi in campo.
L'Espanyol, da sempre "l'altra squadra di Barcelona", sotto questo punto di vista ha un modo di lavorare molto simile a quello dei cugini più blasonati, e bisogna ammettere che in fase difensiva il talento non manca di certo. Jordi Amat è il loro miglior prodotto giovanile in questo settore, e sia la squadra che la tifoseria ripongono belle speranze in questo giovane.

Jordi Amat Maas nasce a Canet de Mar, piccola cittadina a cinquanta chilometri da Barcelona, ed inizia a giocare a calcio nella squadra locale quando a sette anni viene notato dagli osservatori dell'Espanyol, che come quelli del Barcelona sono sempre molto attenti ai giovani talenti locali, e viene invitato ad unirsi al loro settore giovanile. Segue tutta la trafila delle varie squadre giovanili, migliorando sempre con grande costanza sia l'aspetto difensivo che la tecnica personale.
Il 24 gennaio 2010 fa il suo debutto nella massima divisione spagnola, entrando gli ultimi dieci minuti nella sfida conclusasi 1-1 contro il Mallorca, terminando poi la stagione con un totale di 6 presenze in Liga.
All'inizio della stagione 2010/2011 l'allenatore dei catalani, Mauricio Pochettino, colpito dal ragazzo decide di concedergli ancora più spazio, vista anche la sua abilità di adattarsi a tutti i ruoli difensivi. La maggiore importanza in rosa si vede dalle statistiche: 26 presenze in Liga con una media di 82 minuti a partita e altre 2 apparizioni in Copa del Rey. Queste ottime prestazioni gli sono valse anche il rinnovo contrattuale da parte della società con la scadenza fissata nel giugno 2013.

Come già detto Jordi Amat è un difensore molto tecnico il che gli permette di poter svariare in tutti i ruoli della difesa con estrema naturalezza. E' il tipico difensore spagnolo che predilige l'anticipo al contrasto, in parte dovuto al fatto che le linee difensive in Spagna sono generalmente più alte e quindi un ottimo tempismo nelle chiusure è più che fondamentale. E' dotato inoltre di un buon atletismo che si nota quando gioca sulla fascia, inoltre è un valido colpitore di testa. Ciò che colpisce è la maturità in campo, fatto ormai diventato comune in molti giovani promettenti, ma resta ugualmente un aspetto da non sottovalutare. E' un giocatore molto determinato, il classico difensore "combattivo" che sta con il fiato sul collo degli attaccanti per tutta la durata della partita. Sicuramente con in panchina Mauricio Pochettino, anche lui gran combattente ai suoi tempi e idolo della tifoseria dell'Espanyol non può che migliorare in fase difensiva e acquisire ancora più esperienza.

Jordi è un elemento molto apprezzato anche nelle varie Nazionali giovanili spagnole. Conta 2 presenze in Under16, 11 e un gol in Under17 dove ha conquistato la medaglia di bronzo nel Mondiale di categoria del 2009, 2 apparizioni in Under18, 7 in Under19 e altre 2 in Under20 e al momento sta giocando il Mondiale in Colombia.

E' sicuramente molto apprezzato nella sua società che non ha assolutamente intenzione di privarsene nel prossimo futuro, vista anche la grande considerazione dei giocatori catalani in Catalogna, idoli assoluti dei tifosi. La nuova stagione alle porta si preannuncia molto importante per il giovane Jordi, che la vivrà sicuramente da protagonista con l'intenzione di migliorare oltre che confermare quanto di buono mostrato finora.








Pubblicato il 01/08/2011

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