mercoledì 2 novembre 2011

Atheltic Bilbao...dove nasce la Cantera


Spesso si parla di modello Barcellona riferendosi al settore giovanile e alla formazione culturale del calcio in Spagna, ma non si cita l’esempio dell’Athletic Bilbao. La squadra basca è unica nel suo genere. Ci sono regole ferree da seguire per i dirigenti del Bilbao. Sono “ammessi” calciatori nati in una delle sette provincie basche, ovvero Biscaglia, Guipùzcoa, Alava, Navarra, Bassa Navarra, Labourd e Soule. Poi possono essere reclutati giovani che, pur non essendo nati in Euskal Herria, abbiano compiuto la proverbiale trafila delle squadre giovanili del club. I Paesi Baschi, tra Spagna e Francia, non arrivano a due milioni e mezzo di persone. Ed è da questo bacino di riferimento che l’Atheltic pesca i suoi giocatori. Uno slogan creato dai tifosi dell’Athletic recita:”Ellos tienen la cartera, nosotros la cantera!”, ovvero “Loro hanno il portafoglio, noi il vivaio!”. Allo Stadio San Mamès giocano solo giocatori baschi, seguendo così una tradizione che vive dal 1913.

In ogni sessione di calciomercato i dirigenti dell’Athletic possono contattare solo un pugno di professionisti affermati visto che di calciatori baschi, nei maggiori campionati mondiali, ne girano davvero pochi. Tra questi poi non bisogna considerare quelli che magari da poco hanno lasciato Bilbao. Coloro che restano nella lista dei papabili di solito sono sopravvalutati, visto che non ci sono molte alternative cui il club biancorosso possa rivolgere la propria attenzione e che quindi le altre società ne approfittano. Insomma si pesca nei campionati minori, alcune volte nelle categorie dilettantistiche regionali. Solo in questo modo si può dare un seguito alla tradizione.
Proprio per questo i vari presidenti baschi, sempre e solo baschi, hanno cominciato ad investire in maniera consistente nel settore giovanile. La sua scuola calcio ha sede a Lezama, nella provincia di Biscaglia.

Fondato nel 1971 dal presidente Felix Oraà, nel corso degli anni è stato più volte ampliato e ristrutturato fino ad estendersi su una superficie di circa centocinquantamila metri quadrati. Il capo della scuola calcio è ora Javier Irureta, ovviamente basco. La struttura è composta da 6 campi all’aperto, 4 in erba naturale e 2 in erba artificiale, e da un palazzetto dello sport coperto con fondo in erba sintetica; comprendono inoltre residenze per i giocatori, una sala stampa, un’area fitness, un centro medico e negozi. Il centro di Lezama ospita quattro squadre della categoria Alevines, 11 e 12 anni, due degli Infantiles, 13 e 14 anni, due dei Cadetes, 15 e 16 anni, e due dei Juveniles, 17 e 18 anni. Inoltre il Bilbao Athletic, la seconda squadra dell’Athletic Bilbao che milita in Segunda Division, disputa le partite in casa nel campo intitolato Santa María de Lezama, con capienza pari a 2.500 posti. Ovviamente il Bilbao Athletic non potrà mai partecipare, a causa delle regole spagnole, nella stessa serie della prima squadra. Nel complesso, calcolando tutte le Società in qualche modo affiliate al Club, il numero di giovani allenati sfiora i tremila.

Ma non c’è solo l’impianto di Lezama e il Bilbao Athletic. Infatti, l’altra principale succursale dell’Athletico Bilbao è la Baskonia, squadra che milita al momento in quarta serie. Questa è la vera e propria culla dei futuri campioni dell’Athletic, che molto raramente ha visto partire i migliori atleti alla volta di compagini maggiormente blasonate. Questo perché chi raggiunge la prima squadra si sente quasi sempre “arrivato” e non desidera altro dal punto di vista professionale. Storicamente coloro che hanno lasciato Bilbao per club più prestigiosi lo hanno fatto con il solo scopo di permettere alla società di incamerare discrete somme di denaro utili a superare momenti economicamente difficili.

A Lezama, dunque, i giovani studiano, si formano umanamente e sportivamente, seguiti da allenatori di straordinarie capacità tecniche e didattiche, sempre avendo davanti agli occhi i propri beniamini, i calciatori della squadra “A” che si allenano anche essi a Lezama. I giovani percorrono quindi la propria strada senza perdere mai di vista l’obiettivo da raggiungere, anche a costo di duri sacrifici: l’approdo alla casacca biancorossa. Dall’esempio di Lezama sono poi nate le “cantere” dei grandi club spagnoli, come Real Madrid e Barcellona.

La regola autarchica dell’ammissione basca, sebbene all’inizio sia stata seguita probabilmente più che altro per motivi pratici, difficoltà legate alla lontananza, in seguito ha assunta la fisionomia di un dogma che ha saputo dare i propri frutti nel corso del tempo. La sensazione è che la storia e le tradizioni dell’Athletic Bilbao ci portano di fronte ad un esempio di calcio assolutamente fuori dal tempo.
Oltre cento anni di storia, tradizioni e valori conservati e tramandati con amore e coerenza incredibili, dunque. Perché in quello spicchio di penisola iberica si è deciso di mettere in bacheca l’orgoglio e di investire sull’appartenenza invece che su qualsiasi giocatore comprato con dei pezzi di metallo.

2 commenti:

  1. Rosario Fortunato2 novembre 2011 20:30

    Non sapevo che il concetto di cantera come viene elogiato da tutti ha avuto vita all'Athletic Bilbao.
    Quindi Barcellona e Real Madrid sono solo dei copioni?! Ahahhahahahah... scherzo.
    Però è bello sapere che comunque per una volta è stata una squadra poco prestigiosa, diciamo così, a creare un concetto importante come quello di cantera.
    Praticamente è un po' come l'Udinese, con l'unica differenza che i Pozzo sono ricchissimi e acquistano da tutto il mondo e non solo dal Friuli.

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  2. Fez Adm. ProssimiCampioni3 novembre 2011 20:23

    Personalmente non definirei l'Athletic poco prestigiosa, hanno pur sempre vinto 8 campionati e 23 Coppe del re. Diciamo che è una delle vecchie nobili del calcio spagnolo. Il punto è che già dagli anni '60 faticava a competere economicamente con le potenze real di Franco e Barca, che regolarmente acquistavano (e a Franco difficilmente potevi dire di no) i migliori giocatori baschi. L'unico mezzo di sussistenza che avevano era il settore giovanile, e l'hanno sviluppato a un livello innovativo pur avendo come alleato il territorio basco, molto fertile dal punto di vista calcistico.
    L'altro grande esempio, il Barcelona, lo definirei un mix tra tradizione basca e modus operandi dell'Ajax. I blaugrana in quanto settore giovanile hanno preso il meglio da queste due grandi squadre.

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