mercoledì 24 novembre 2010

La favola di Andy Barron


Capita a volte di sentire delle storie o di leggere degli articoli che sembrano tratti da storie di invenzione o favole per la loro splendida assurdità. Il calcio, e lo sport in generale, ne sono pieni zeppi. Squadre di livello bassissimo che si qualificano per tornei mondiali, come la Corea del Nord, giocatori dati per finiti che si prendono rivincite spettacolari entrando nella storia, Paolo Rossi nel mondiale '82, o come quella di una squadra che aveva perso la fiducia di una Nazione intera, che stringendosi a se è riuscita a risollevare il capo andando a trionfare a Berlino in quel lontano 9 luglio del 2006.

La storia di Andy Barron può a tutti gli effetti essere definita una favola moderna, dove un paio di scarpe e una maglietta hanno sotituito spada, scudo e armatura degli antichi eroi, la conquista dell'amata equivale al successo nella competizione e il nemico da sconfiggere sono gli undici avversari.
Lui, un uomo qualunque, è riuscito in ciò che ogni calciatore e amante del calcio sogna: giocare il Mondiale.

Andrew è un centrocampista, neozelandese, unico fra i tre dilettanti convocati ad aver giocato, proprio con gli azzurri, i campioni in carica, gli ultimi quattro minuti di quella partita terminata in parità. Un ricordo indelebile che si porterà dietro a vita come ha dichiarato alla Gazzetta dello Sport: "Giocare un Mondiale è il sogno di chiunque, e dire di esserci riuscito è qualcosa di enorme che mi resterà per sempre, e che potrò raccontare ai nipotini. Esserci è stato semplicemente fantastico". Oltre al bel ricordo Andy è riuscito a portare con se un piccolo souvenir da quella presenza, la maglia di Gianluca Zambrotta: "È un giocatore davvero bravo e ha avuto una carriera molto brillante, perciò mi è sembrata una maglia importante da avere. Non sapevo se parlasse inglese, così gli ho semplicemente detto: “Maglia?”. Lui ha detto sì e ce le siamo scambiate. Poi gli ho augurato buona fortuna per il resto del torneo e lui ha fatto altrettanto".



Dopo il Mondiale ha deciso di ritirarsi per tornare al suo lavoro, il promotore finanziario, dove gestisce un portafoglio da ben 500 milioni di Euro, lavoro dal quale ha preso dieci settimane di ferie nel 2009 per partecipare alla Confederation Cup e dieci per prendere parte al Mondiale, il suo ringraziamento va ai colleghi, senza di loro infatti non avrebbe potuto realizzare il suo sogno, e ovviamente alla sua famiglia, alla compagna Christine Tofts e al figlio di lei Rhyan, e agli amici al quale ha promesso di dedicarsi.

Andy ha anche provato ad approcciarsi al professionismo, ha giocato negli USA per i Minnesota Thunder dove ha realizzato 11 presenze, ma la vetta più alta è stata la Nazionale con 12 presenze e 1 gol, decisivo per altro nell'amichevole vinta 2-1 contro la Malesia. Può vantare inoltre svariate presenze in squadre dilettantistiche neozelandesi, dove ha giocato con continuità realizzando diverse reti, nonostante il suo compito sia principalmente di contenimento.

Ora il sogno è finito, Andy è tornato alla vita reale ma senza rimpianti, ha assaporato ogni singolo istante di quel sogno, ne ha preso parte, ha colto l'occasione quando si è presentata e non se l'è lasciata scappare. Queste belle storie vanno in contrapposizione alla normale concezione del calcio, con persone trattate come Dei che si allenano con costanza dedicandosi solo a quello, che ad ogni partita e ad ogni competizione imbastiscono un grande spettacolo chi con impegno, chi con meno. La storia di Andy dimostra che credere in un sogno, impegnarsi con costanza facendo dei sacrifici a volte, può farlo diventare reale.



Un ringraziamento a Luca che mi ha fatto venire a conoscenza di questa storia.

Nessun commento:

Posta un commento


Le scommesse sportive in Italia sono un fenomeno sempre più diffuso tra gli appassionati di sport


Punta sull'Udinese di Pawlowski su Bwin