mercoledì 21 settembre 2011

Un allenatore contro tutti, Zdenek Zeman


"A mio parere, la grande popolarità che ha il calcio nel mondo non è dovuta alle farmacie o agli uffici finanziari, bensì al fatto che in ogni piazza in ogni angolo del mondo c'è un bambino che gioca e si diverte con un pallone tra i piedi. Ma il calcio, oggi, è sempre più un'industria e sempre meno un gioco"

Con questa frase si può racchiudere il pensiero di un grande allenatore del mondo del calcio degli ultimi 30 anni, sempre in contrasto con tutti. Zdenek Zeman, saggio e irriverente nello stesso tempo, ha senza alcun dubbio scritto le pagine della storia del calcio, non solo a livello tattico e di calcio giocato, ma proprio riguardo il pensiero morale e pedagogico di questo sport.
Zdenek Zeman nasce a Praga il 2 Maggio 1997, in un quartiere residenziale sulle rive della Moldavia. Il padre Karel era primario ospedaliero mentre la madre, Květuše Vycpálková, era una casalinga.
Nel 1968 parte insieme con la sorella Jarmila per andare a trovare lo zio materno Čestmír Vycpálek, ex allenatore della Juventus, in Sicilia. Proprio in questo periodo l'URSS invade Praga e lui così è costretto a rimanere in Italia. Qui ottiene la cittadinanza italiana nel 1975. Ma non solo. All'ISEF di Palermo si laurea con una tesi sulla medicina dello sport con il massimo voti.Proprio in questi anni comincia la sua carriera da allenatore, accettando la panchina del Cinisi, squadra di dilettanti di un paese alla periferia di Palermo. Fa esperienze anche allenando il Bacigalupo, il Carini, il Misilmeri e l’Esakalsa.
Nel 1979 prende il patentino a Coverciano. Da professionista, grazie all'intervento dello zio, entra nelle Giovanili del Palermo che allena fino al 1983. Grazie al gioco espresso dalla squadra da lui allenata, il presidente del Licata, Giuseppe Alabisio, decide di affidare la panchina della squadra proprio al tecnico boemo.
Arrivano i primi successi per Zeman. Dodicesimo il primo anno nel girone D della serie C 2, ottiene poi la promozione l'anno successivo. I numeri sono da capogiro: in 34 partite vanta 15 vittorie, 14 pareggi e solo 5 sconfitte; 58 gol realizzati contro i 30 subiti. Nel campionato 1985/86 si salva piazzandosi al dodicesimo posto del girone B della serie C 1.
Nel 1986 i fratelli Casillo assumono come consulente del Foggia Giuseppe Pavone, che affascinato dai metodi rivoluzionari di Zeman lo consiglia per la panchina pugliese che allena nella stagione 1986/1987 nel campionato di C1 ma viene esonerato alla ventisettesima giornata in quanto, secondo il presidente Casillo, si è già accordato con il Parma. Al Parma, in serie B, dura solo per 7 giornate di campionato. Viene esonerato dopo la vittoria in Coppa Italia sul Milan ai calci di rigore.
Ritorna in Sicilia dove allena nel 1988 il Messina in serie B, conquistando l’ottavo posto e scoprendo un grandissimo talento come Totò Schillaci, capocannoniere della cadetteria con 23 gol.
Il Foggia neopromosso in serie B, pentitosi per averlo mandato via, lo richiama a se' nel 1989: nasce così il "Foggia dei miracoli" con il presidente Casillo, il direttore sportivo Pavone ed il mister Zeman. Nella squadra pugliese gioca Beppe Signori che ripaga la fiducia del tecnico boemo con 14 gol, contribuendo così al raggiungimento dell’ottavo posto in serie B. Il Foggia dei miracoli nasce in realtà solo l’anno successivo quando Zeman, con un calcio spettacolare affidato all'intoccabile 4-3-3, conquista l'agognata promozione in serie A. Ancora una volta numeri strepitosi: 38 partite, 51 punti, 67 gol.
Allena la squadra pugliese per 3 anni in serie A conquistando, contro ogni previsione che lo voleva subito retrocesso, un nono, un undicesimo ed un nono posto sfiorando la qualificazione in Coppa Uefa. In questi anni scopre giocatori di grande livello come Signori e Schillaci, già citati, ma anche Baiano, Rambaudi, Shalimov, Petrescu e Chamot. Giocatori che poi faranno le fortune di altre squadre più prestigiose della modesta squadra pugliese.
Per la stagione 1994-1995 viene ingaggiato dalla Lazio. Il presidente Sergio Cragnotti decide di puntare sul tecnico per portare la Lazio al "tavolo delle grandi"; dopo anni di grigiore calcistico è la via del bel gioco quella che secondo Cragnotti porta in Paradiso.
Nella Lazio ritrova Beppe Signori e riesce a convincere il presidente biancoceleste ad acquistare Rambaudi e Chamot.
Nonostante il passaggio ad una squadra con maggiori ambizioni il mister non cambia i sistemi di allenamento, la filosofia è sempre la stessa: è solo con il lavoro che si possono ottenere dei risultati.
Con la compagine biancoceleste riesce ad ottenere buoni risultati, centrando al suo primo anno di Lazio il secondo posto, dopo aver battagliato per un certo periodo per lo scudetto ed offerto prestazioni esaltanti come il roboante 8 a 2 alla Fiorentina.
L'anno seguente raggiunge il terzo posto nel campionato scoprendo al centro della difesa il giovane Alessandro Nesta, futura perla del calcio italiano.
Il 27 Gennaio 1997 viene però esonerato dopo un avvio infelice con i biancocelesti, ma non senza sorprese. Ancora una volta è Zeman a scoprire uno dei talenti più fulgidi del calcio mondiale: Nedved.
Brutto e triste l’addio dalla Lazio, avvenuto durante l’annuale incontro fra allenatori e capitani di squadre a Coverciano, annunciatogli dai giornalisti.
6 Maggio 1997: il presidente della A.S. Roma Franco Sensi convoca Zeman all'Hotel Cicerone e gli propone la panchina giallorossa. Il mister accetta volentieri l'incarico e si prepara ad affrontare il campionato 1997/98 che dovrà segnare il rilancio della compagine Capitolina, giunta dodicesima l’anno precedente. Chiude la stagione al quarto posto con il miglior attacco della serie A, qualificando così la squadra per la Coppa Uefa.Nel Luglio del 1998 scoppia il caso doping. Zeman comincia la sua lotta personale contro tutti e per questo la squadra viene danneggiata durante la stagione. Troppi i rigori non dati e le decisioni arbitrali sfavorevoli alla Roma. Nonostante tutto Zeman riesce a portare la Roma al quinto posto. Ancora una volta miglior attacco del campionato.
E’ l’anno della consacrazione di Francesco Totti, scoperta di Zeman, Damiano Tommasi, Eusebio Di Francesco, A.C. Zago, Di Biagio e Delvecchio.
Alla fine della stagione però Sensi non conferma Zeman, che rimane quindi deluso dalla scelta del presidente giallorosso.
Il 6 Ottobre 1999 Zeman viene contattato dal presidente del Fenerbahçe Aziz Yildimir. Ovviamente il boemo accetta questa nuova grande sfida che però si conclude dopo solo tre mesi, quando il boemo, poiché la squadra di Istanbul ha conquistato solo tre vittorie, si dimette.
Ritorna così in Italia e il 16 Giugno 2000 diventa nuovo allenatore del Napoli, appena promossa in serie A. Però non c’è il feeling giusto con il nuovo presidente degli azzurri Corbelli che non accontenta le richieste del suo allenatore. Così i risultati non sono positivi e, dopo aver conquistato solo 2 punti in 6 partite, Zeman si dimette.
Lascia Napoli ma non la Campania. Infatti, Zeman il 2 Luglio 2001 viene presentato dalla Salernitana. Dopo un ottimo inizio di stagione e un proseguo con alti e bassi, la Salernitana chiude la sua stagione al sesto posto in serie B e con il terzo miglior attacco del campionato ma la peggior difesa del campionato. Per la prima volta nella storia della cadetteria la squadra con la peggior difesa non retrocede. Nonostante diverse riunioni volte a garantire al boemo le sue richieste, il 27 Dicembre 2002 la dirigenza salentina decide di interrompere il rapporto con Zeman.
Il 16 Giugno 2003 Zeman firma il contratto con l’Avellino, diventando così allenatore della squadra irpina. La stagione però è molto negativa e si conclude con la retrocessione della squadra e con il non rinnovo del contratto al boemo.
Per la stagione 2004-2005 Zeman torna in serie A e allena il Lecce. La squadra al termine della stagione si salva, grazie al secondo miglior attacco della serie A. Ancora una volta un record per Zeman: prima volta che nella massima serie italiana la squadra con la peggior difesa non retrocede. A Lecce scopre giocatori importanti come Mirko Vucinic e Valeri Bojinov, ceduto poi alla Fiorentina a metà stagione. Però c’è del bruciato sotto. Infatti, l’estate successiva sarà quella di Calciopoli, grazie al quale si scoprirà che il Lecce ha subito, nella stagione con Zeman come allenatore, molti torti arbitrali e situazioni sfavorevoli.
Il 5 Marzo 2006 però Zeman è pronto a tornare in sella e allena così il Brescia, ma solo per le restanti ultime 11 partite. La stagione non finisce con il botto (rimane in cadetteria) e Zeman non rinnova il contratto.
Il 21 Giugno 2006 succede l’incredibile. Infatti, dopo la clamorosa decisione della dirigenza pugliese nella stagione 2004-2005 di non rinnovare il contratto a Zeman nonostante l’importante piazzamento finale, Zeman torna ad allenare proprio il Lecce. Ma il boemo non riesce a ripetere le grandi cose fatte nell’esperienza passata e così, dopo 10 sconfitte in 18 partite, alla vigilia di Natale del 2006 viene esonerato.
Il 17 Giugno 2008 diventa allenatore della Stella Rossa di Belgrado. I risultati però sono estremamente deludenti. Eliminazione dalla Coppa Uefa per mano dell’Apoel Nicosia e un punto in tre partite di campionato con zero gol segnati. Zeman viene così esonerato.
Dopo due anni di inattività Zeman torna ad allenare proprio la squadra che più di tutte gli ha dato grandi soddisfazioni. Il 20 Luglio 2010, infatti, Pasquale Casillo riacquista ufficialmente il Foggia e richiama come allenatore proprio Zeman, ricostruendo così la vecchia triade con Giuseppe Pavone come direttore sportivo. Dopo aver concluso la stagione al sesto posto, con il miglior attacco e la peggior difesa, il 23 Maggio 2011 in conferenza stampa Zeman dichiara la sua avventura con il Foggia terminata perché deluso dai risultati conseguiti.
Il 21 Giugno 2011 diventa il nuovo allenatore del Pescara, neopromossa in B.
Dopo un quarto posto in campionato con la Roma, nel luglio del 1998 Zeman lancia la sua accusa di abuso di farmaci nei confronti del mondo del calcio. Le polemiche si estesero all'intero campionato italiano coinvolgendo lo stesso Zeman, a cui si imputò l'aver fatto assumere per pochi giorni la creatina ai giocatori della Lazio nel periodo durante il quale ne era allenatore. Da tali dichiarazioni di Zeman, ebbe luogo un’indagine diretta dal pubblico ministero torinese Raffaele Guariniello che coinvolse diverse squadre, alcune anche molto importanti. Il 26 aprile 2005, la Camera di Arbitraggio dello Sport (CAS), su richiesta presentata dalla Commissione Scientifica Antidoping del CONI il 7 marzo dello stesso anno, sancì che «l'uso di sostanze farmacologiche che non sono espressamente proibite dalla legge sportiva, e che non possono essere considerate come sostanze simili o associate a quelle espressamente proibite non può essere sanzionato con provvedimenti disciplinari [...]».
L’organizzazione di gioco di Mister Zdenek Zeman è perfetta.
I movimenti difensivi del 4-3-3 di Zeman consistono nel pressare la palla e nel coprire gli spazi. I difensori sono quattro, schierati seguendo il profilo di una mezzaluna, ma i due esterni sono molto più inclini alla fase offensiva che a quella difensiva. Dei centrocampisti, il centrale è il fulcro di tutta la manovra, il regista della squadra, mentre i due laterali macinano chilometri per tamponare il gioco avversario, ma soprattutto per creare superiorità numerica sulle fasce, collaborando con il terzino e con l'attaccante, due mediani incontristi e incursori nello stesso tempo. I giocatori del tridente offensivo devono essere veloci e tecnici, sempre pronti a sfruttare le numerosissime occasioni da rete . Non esiste un unico finalizzatore delle azioni di attacco perché dipende dalla situazione che si crea sul campo. Comunque gli attaccanti devono tornare a coprire a centrocampo quando la sfera è in mano all’avversario, nei suoi movimenti difensivi infatti la posizione degli attaccanti laterali dipende da dove si trova la palla.
Un calcio dinamico quindi, in cui l’organizzazione domina sull’improvvisazione.
In un’intervista di qualche anno fa, Zeman spiegò i motivi del 4-3-3: "E' il modo più razionale per coprire gli spazi. E' geometria".
"Non c’è nulla di disonorevole nell’essere ultimi. Meglio ultimi che senza dignità"


Alcune perle del Boemo:

"Tutte le partite partono dallo 0-0, sta alla squadra cambiare il risultato"
"Non importa quanto corri, ma dove corri e perché corri."

"Talvolta i perdenti hanno insegnato più dei vincenti. Penso di aver dato qualcosa di più e di diverso alla gente."

"Dovrei parlare di arte? Di politica? Di economia? Io sono uno che sta nel calcio, se un giornalista viene da me lo fa perché vuole avere un'opinione competente, altrimenti fuori dal calcio io sono uno qualunque e il mio parere conta come quello di un contadino. Eppure dal contadino non va nessuno."

"Pretendo che ogni giocatore dia il meglio di se stesso, nel rispetto dell'esigenza di fare spettacolo. Se non vinciamo, nessun dramma. Mi basta che i ragazzi abbiano dato il massimo."

"Nel calcio non esistono più le bandiere: ormai comandano la politica e l'economia."

"Cosa cambierei se potessi tornare indietro? Niente, proprio niente, rifarei esattamente tutto ciò che ho fatto. Né credo che questo esonero pregiudicherà il mio futuro di allenatore, il calcio che io insegno non finisce con la fine di questa mia esperienza parmense, qualcuno avrà ancora fiducia in me."

"Non ho rapporti con la stampa o la televisione. Voglio essere  giudicato per quello che faccio con la mia squadra, non mi interessano altre esibizioni."

"Raramente mi capita di dire una bugia. Per questo mi sento solo. E' un mondo, il nostro, in cui se ne dicono tante."
"Non è vero che non mi piace vincere: mi piace vincere rispettando le regole."
"La mia verità è la verità di tutti."


Zdenek Zeman





Pubblicato da Ben

1 commento:

  1. Articolo eccezionale. Complimenti a chi l'ha scritto!

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