mercoledì 16 febbraio 2011

Hooligans...terrore d'Europa

Gli Hooligans a cavallo degli anni '70 e '80 erano sinonimo di terrore e paura per chiunque volesse semplicemente godersi una partita di calcio. Erano un fenomeno che fortunatamente non ha mai toccato direttamente il calcio italiano, ma è stato importato nel corso di sfide con squadre o selezioni nord europee, nella maggioranza dei casi inglesi.
Proprio alla corte di Sua Maestà nascono i primi Hooligans, l'origine della parola non è tuttora chiara, secondo varie ipotesi può derivare dal cognome di un noto malvivente irlandese, tale Patrick Hooligan, dalla "Hooley's Gang", banda di delinquenti nata nel quartiere londinese di Islington oppure dal termine irlandese "Hooley" che significa festa sregolata, fattosta che negli anni è stata usata per indicare quei "tifosi" inglesi, scozzesi e olandesi che più che interessarsi al match o al supporto della propria squadra si dedicavano a violentissime risse, perlopiù organizzate con agguati, contro le tifoserie avversarie.

Gli Hooligans inglesi, i più famosi, sono stati i primi in assoluto a dedicarsi a questa pratica, per poi esportarla negli altri Paesi durante incontri di Coppa o al seguito della loro Nazionale. Causarono enormi guai in Lussemburgo, Belgio, dove la polizia locale li attaccò molto duramente, in Italia durante i Campionati Europei del 1980, in Germania nello scontro di Dusseldorf contro i tifosi tedeschi e olandesi che durò per giorni, in Norvegia e in Svizzera. Sul finire degli anni '80 si arrivò al limite: nel 1985 la tragedia dell'Heysel, provocata da Hooligans del Liverpool, a cui si unì un gruppo del Chelsea chiamato "Headhunters" (cacciatori di teste), che cominciarono a caricare il settore adiacente a quello a loro riservato, occupato da tifosi della Juventus non facenti parte del tifo organizzato, per cercare il cosiddetto "take an end", ossia il conquistare la curva avversaria. I tifosi bianconeri impauriti cominciarono ad arretrare verso il muro alle loro spalle evitando lo scontro a tutti i costi, molti di loro si gettarono dagli spalti o vennero letteralmente schiacciati dalla ressa, quando un gruppo si liberò nel campo la tensione e la calca cominciò ad allentarsi. La polizia belga non fece nulla, appostandosi a un chilometro di distanza e intervendo solo nel finale come supporto per i feriti. Fu allora che ci si rese conto della gravità della situazione, ma le autorità decisero di giocare comunque per evitare a quella folla di riversarsi immediatamente nelle strade. Bruno Pizzul, commentatore della partita, si dichiarò contro quella decisione promettendo al pubblico di commentare "nel modo più asettico possibile". La televisione tedesca non mandò in onda l'incontro mentre quella austriaca la trasmise senza commento con l'aggiunta di una scritta recitante: "Questa che andiamo a trasmettere non è una manifestazione sportiva".
Alla fine si contarono 370 feriti e 39 morti di cui 32 italiani, 4 belgi, 2 francesi e 1 irlandese, inoltre tutte le squadre inglesi vennero squalificate per cinque anni da tutte le competizioni europee, eccezion fatta per la Nazionale.
Impossibilitati a seguire la loro squadra, gli Hooligans, si dedicarono alle trasferte al seguito della squadra Nazionale, invadendo letteralmente ogni Paese gli si presentasse, arrivarono le dure condanne da parte del loro governo e vennero presi i primi provvedimenti. Il primo in assoluto avvenne dopo la strage di Hillsborough, nello stadio dello Sheffield, in una semifinale di FA Cup del 1989 che vedeva opposti il Nottingham Forest e il Liverpool, tristemente protagonista di nuovo. All'epoca il blocco delle competizioni Europee aggiungeva ancora più prestigio alla nota FA Cup, i tifosi del Liverpool letteralmente invasero Sheffield per sostenere la loro squadra, questa volta con un'atmosfera più calma e rilassata. Ai reds venne riservato il settore a sinistra della tribuna centrale, la famosa "Leppings Lane", dotata di soli sei ingressi a dispetto dei sessanta a disposizione dei tifosi del Forest. Quindici minuti prima dell'inizio della partita all'esterno dello stadio c'era ancora un'enorme folla di gente che aspettava di entrare, cosi la polizia decise di aprire anche il Gate C, un grosso cancello, per alleggerire un po la ressa. La scelta si rivelò catastrofica: il Gate C conduceva a un solo settore della curva e si trovò ben presto pieno all'inverosimile quando la grande folla ancora fuori continuava a spingere per poter entrare, e quando anche la Leppings Lane si trovò al culmine della sua capacità non c'era più via di scampo per i tifosi. Alcuni cominciarono a scavalcare l'inferriata che li separava dal campo per sfuggire allo schiacciamento. Nonostante tutto la partita cominciò regolarmente perchè nessuno nello stadio si era reso conto della gravità della situazione. Dopo sei minuti di gioco l'incontro venne interrotto definitivamente e vennero tempestivamente prestati i primi soccorsi. Alla fine, in mezzo alla folla per colpa dello schiacciamento, persero la vita 96 persone oltre a più di 200 feriti. Il governo e la federazione, disposte a tutto pur di scongiurare questo periodo nerissimo per il calcio britannico, intrapresero una campagna di rimodernizzazione degli impianti: come prima cosa vennero abolite le gradinate per fare posto a seggiolini numerati singoli, ogni stadio comprese le zone immediatamente adiacenti vennero dotati di telecamere a circuito chiuso, e soprattutto vennero utilizzate pene più severe, carcere duro e interdizione dagli stadi per anni o a vita, contro gli Hooligans. Da allora il fenomeno è andato via via scemando, fino ad arrivare ai nostri giorni dove la bellezza degli stadi inglesi e il loro clima di rispettoso tifo ci lasciano colpiti. Un bellissimo passo avanti pagato ad un prezzo carissimo.

Tuttavia esiste ancora qualche eccezione, i gruppi che all'epoca usavano denominazioni come Crew (banda), Mob (folla) o Firm (impresa), sono ancora presenti in qualche tifoseria. Sono molto diversi rispetto agli anni '70 e '80, ma sono tuttavia ancora capaci di distinguersi per la loro durezza, e alcuni di loro continuano a cercare lo scontro con gli avversari. Tra loro ci sono gli "Inter-city Firm" del West Ham, che prendono il loro nome dalla caratteristica che avevano di prendere treni comuni per le trasferte invece di quelli organizzati rendendo cosi difficile il controllo della polizia; i "Red Army" del Manchester United, nessun gruppo ha subito tanti arresti e interdizioni negli ultimi anni come i Supporter dei Red Devils e i "Suicide Squad" del Burnley, tifosi di una squadra più piccola, abitanti di una delle città più degradate del Regno Unito dove la disoccupazione e il disagio sociale la fanno da padroni. Una particolare menzione va agli Hooligans del Birmingham, in un periodo dove la politica e il fenomeno Skinhead la facevano da padroni, loro fieri dell'aggregazione interculturale della loro città crearono gli "Zulu", primo gruppo organizzato interrazziale. C'è da dire però che la maggior parte delle crew si sono sciolte negli anni, colpite duramente dalla politica di eliminazione della violenza dal calcio inglese.

Come già accennato prima, gli inglesi sono stati "bravissimi" ad esportare il fenomeno Hooligans, infatti molte bande di questo tipo sono nate nella vicina Scozia, gli scontri tra i Cattolici dei Celtic e i Protestanti dei Rangers non avvengono solo in campo, ma qui bisogna per onore della cronaca fare una piccola precisazione: verso la fine dell'ottocento Glasgow fu invasa da ondate di profughi irlandesi in cerca di maggior fortuna, all'inizio le due squadre erano amiche ma durante la recessione economica degli anni '20 la maggioranza di protestanti iniziò ad attaccare la piccola comunità cattolica, da allora non c'è più stato un riavvicinamento, e i tifosi hanno preso l'idea del tifo violento organizzato inglese per portarlo fuori dall'ambiente sportivo, in ambito sociale. Bisogna inoltre citare gli "Aberdeen soccer casuals", il primo gruppo Hooligan a lanciare una moda. Prima di loro la maggior parte dei facinorosi vestivano abiti da guerriglia, o comunemente abbigliamento tipico da skinhead. I tifosi della squadra della capitale scozzese furono i prima ad attaccar briga in abiti firmati. Verstivano "casual", da qui il loro nome, dicevano di loro che sembravano appena usciti da una discoteca, ma sapevano picchiare duro e il loro abbigliamento comune gli dava una mano a mimetizzarsi nella folla quando bisognava scappare dalla polizia. Dopo di loro molti gruppi sia in Scozia che fuori adottarono questa caratteristica.
Infine un caso unico nel suo genere: i tifosi del Dundee e del Dundee United, molto più che vicini di casa (i loro stadi distano pochissime centinaia di metri l'uno dall'altro) hanno deciso di unirsi in un unico gruppo, il "Dundee utility crew", questo per fare fronte comune contro gruppi più numerosi, cosi capitava che i tifosi di una o dell'altra squadra andassero a turno in trasferta prima a seguira una poi l'altra.

Piccolissimo capitolo sull'Olanda: c'è chi afferma che il calcio olandese abbia perso la sua innocenza dopo aver conosciuto gli Hooligan inglesi, da allora gli scontri tra i gruppi di Ajax, Feyenoord e Utrecht (i principali) si sono fatti sempre più numerosi, i danni oltre ai feriti sono elevatissimi.

Il calcio inglese nel bene e nel male ha sempre saputo fare tendenza, se ora gli stadi d'oltremanica sono posti sicurissimi lo si deve ad una lunga battaglia intrapresa da governo e forze di polizia per eliminare un fenomeno sempre più grande e pericoloso. Nel calcio "mediterraneo", nel nostro in particolare non si hanno mai avute esperienze di questo tipo, i nostri gruppi ultras sono enormemente differenti dagli Hooligans. Purtroppo anche qui si hanno esperienze di inciviltà, violenza gratuita e stupidaggine, ma purtroppo nell'essere umano sono doti comuni.
Da anni si parla di importare il "nuovo" modello inglese, più sicuro, più dedito allo show, ma sicuramente meno caratteristico. Voi lettori cosa ne pensate? Preferite le nostre tifoserie come sono ora, o vorreste un modello ordinatamente british? Commentate in molti mi raccomando.


P.S. - Piccolo appunto, per chiunque volesse approfondire l'argomento noi di Prossimi Campioni consigliamo la visione del documentario "Ultras nel mondo", prodotto da Discovery Channel e condotto da Danny Dyer, protagonista di "The football factory". Una panoramica approfondita sulle tifoserie inglesi, scozzesi, croate e serbe, olandesi, polacche, russe, argentine, brasiliane, turche e italiane. Molto interessante e fonte d'ispirazione per la rubrica odierna.

1 commento:

  1. Super Borriello17 febbraio 2011 17:10

    Consiglio a tutti il film Hooligans dove parlano dell'Intercity firm del West Ham. E' un film che ce sta tutto

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