sabato 14 luglio 2012

Il personaggio: Gabriel Omar Batistuta


Da oggi inizia una nuova rubrica che si concentrerà su personaggio del mondo calcistico: un particolare dirigente, giocatore o allenatore che ha, a suo modo, cambiato o migliorato il mondo dello sport che tanto ci fa sognare e divertire.

Uno dei calciatori più amati del nostro calcio è sicuramente Gabriel Omar Batistuta, per tutti Batigol. Questo calciatore fenomenale è l’attaccante che tutti avrebbero voluto avere nella propria squadra: tiro di destro, tiro di sinistro, colpo di testa, movimenti smarcanti e calci di punizione erano i suoi punti forti. Questa completezza lo ha portato ad essere inserito fra i migliori 125 giocatori della storia del calcio secondo Pelé, nonostante nella sua carriera non abbia raccolto  neanche la metà dei trofei che avrebbe meritato.

Gabriel nasce ad Avellaneda l’1 febbraio 1969 da padre macellaio e madre segretaria. Fino ai sedici anni non si interessa del calcio ma anzi pratica pallavolo e basket; si avvicina a quello che sarà il suo sport grazie ad un amico che gli regalò il poster di Diego Armando Maradona. Leggermente sovrappeso gli venne dato dapprima il soprannome di “gordo” e poi per la sua folta chioma bionda quello di “gringo”.

Dopo una stagione incoraggiante ai Newell’s Old Boys passò al River Plate dove si fermò un solo anno visto la mancanza di feeling con la società. Infatti andò alla più grande rivale che si possa pensare in Argentina: il Boca Juniors. Qui passò due splendide stagioni dove in un totale di 41 partite collezionò 18 gol. Durante la prima stagione non riuscì ad esprimersi al meglio per colpa di una scarsa forma fisica ma il secondo anno  con Oscar Tabarez vinse il campionato e si aggiudicò il premio come capocannoniere con 13 gol.

Dopo una stagione simile venne convocato dall’Argentina alla Copa America del 1991: anche qui vinse la classifica marcatori con 6 gol totali di cui uno al Brasile ed uno in finale. Grazie a questo stupendo anno attirò su di se l’attenzione di Cecchi Gori, allora presidente della Fiorentina, che spese 12 miliardi delle vecchie lire per aggiudicarsi uno tra i più interessanti giocatori giovani dell’epoca.

La prima stagione a Firenze si conclude con 13 gol in 27 partite, ma ancora Omar non aveva fatto vedere tutto il suo valore. Infatti, si pensò di lui come ad un giocatore promettente, dotato di grande potenza ma un po’ mancante in tecnica.

Batistuta è stato un grande giocatore anche grazie alla sua continua voglia di migliorarsi: lui stesso in un’intervista quando era giocatore della Roma afferma che per mantenere i suoi livelli si dovesse allenare il doppio rispetto a tutti gli altri. Questa è probabilmente la dimostrazione di dove si possa arrivare nel mondo del calcio grazie alla forza di volontà e alla dedizione.

Nella seconda stagione invece inaspettatamente e contrariamente a tutti i pronostici la Fiorentina retrocede in  serie B nonostante i 16 gol segnati dall’argentino in 32 gare ufficiali. Con la nazionale, invece, rivince la Copa America regalando una doppietta ai tifosi nella finale. Mentre un giocatore dotato delle stesse ambizioni di Batistuta avrebbe probabilmente cambiato squadra, lui non decise di abbandonare la nave e in serie B affinò le proprie doti: segnò non più solo di potenza, ma anche di fino e in acrobazia.

Nella stagione della promozione alla massima serie, 1994-1995, Batigol si consacra di fronte a tutto il calcio mondiale: 26 gol che gli valsero il titolo di capocannoniere e un record molto interessante, ovvero quello di giocatore a segno per più partite consecutivamente (11, ndr).

Nelle stagioni successive Gabriel si rese protagonista indiscusso della squadra, tanto da diventare idolo e simbolo non solo per i tifosi ma per un’intera città: la dimostrazione di questo fu la costruzione di una statua a lui dedicata esposta davanti alla curva Fiesole. La Coppa Italia stagione 1995-1996 fu vinta dai viola eliminando in semifinale l’Inter: gran parte del merito andò a Batistuta che segnando 4 gol complessivi (3-1 e 1-0) li portò in finale. Qui contro l’Atalanta segnò sia all’andata che al ritorno e dimostrò quanto fosse decisivo nei momenti chiave. L’anno dopo la squadra non riuscì a qualificarsi per le coppe europee ma uscii nella Coppa delle Coppe in semifinale contro il Barcellona; al Camp Nou segnò un gol che rimase tra i suoi più belli e zittì i tifosi blaugrana che fin lì lo avevano fischiato.


La stagione 1997-1998 si concluse con 21 gol in 32 partite per Batistuta ma ci furono diversi problemi: la squadra era allora allenata da Malesani e la dirigenza decise di sostituirlo. Gabriel non fu assolutamente d’accordo con questa decisione poiché ritenne sbagliato esonerare un allenatore con il quale la squadra si trovava bene. Quasi sul punto di andarsene fu convinto dal neo allenatore Trapattoni a rimanere e la decisione non poteva che essere delle migliori: infatti un allenatore del calibro del Trap non poteva che puntare su di lui e Gabriel lo ripagò con 17 gol nelle prime 17 partite. La squadra si collocò al primo posto nel girone di andata ma complice un infortunio dello stesso argentino la squadra perse diverse punti e arrivò terza. Batigol arrivò secondo nella classifica marcatori dietro a Amoroso con 21 gol in sole 28 partite.

L’anno successivo entrò negli annali: la squadra competendo in Champions League arrivò a giocarsi il passaggio del girone contro l’Arsenal nello storico Wembley e qui Batistuta segnò un gol da antologia insaccando con un tiro da posizione defilata dopo aver dribblato un giocatore.  La Fiorentina è l’unica squadra ad aver vinto contro l’Arsenal a Wembley. Nel girone successivo non riesce a passare ma realizza comunque prestazioni di tutto rispetto e il “Re Leone” riesce a terminare la sua avventura con 11 presenze e 6 gol.

Verso la fine del campionato si realizzò il suo trasferimento dettato dalla voglia di vincere un trofeo prestigioso e dal poco feeling con la società. Tutti i tifosi andarono in crisi e si divisero sulle motivazioni: chi diceva che sene fosse andato poiché mercenario e chi invece dava la colpa alla società. All’ultima partita di campionato Batigol si presentò con 149 reti con la maglia viola, a due passi dal record di gol di 151 di Kurt Hamrin. Durante la partita segna il primo gol dopo un’incursione solitaria, il secondo dopo una gran botta su punizione. Il record era ormai raggiunto ma la sua voglia di raggiungere e superare il record era troppa: dopo un lancio dalla destra riuscì a infilare per la terza volta il portiere del Venezia e così a scrivere il suo proprio primato. Gli anni alla fiorentina si conclusero con  un totale di 332 partite giocate e 207 gol.

L’approdo alla Roma fu accolto con grande clamore dai tifosi ansiosi di vedere uno dei giocatori più forti in circolazione.  La prima stagione conclusasi con 20 gol suoi fece conquistare il tanto sognato e sudato scudetto alla squadra della capitale. Questo sarà il suo più grande trofeo conquistato con la maglia di un Club. Purtroppo nelle due successive stagioni non potè esprimersi al meglio per colpa dei suoi problemi alle caviglie. Dopo una brevissima parentesi durata metà stagione all’Inter Gabriel decise di giocare per una squadra del Qatar: qui segnò 25 gol in 18 partite ma la stagione successiva si dovette ritirare per colpa delle solite caviglie.


La grande umiltà e rispetto che riscuoteva presso tutti i tifosi del mondo lo resero uno dei giocatori più amati di sempre. La sua carriera si è svolta prevalentemente alla Fiorentina e siamo sicuri che se non  lo avesse guidato il cuore nelle scelte ora staremo parlando di un giocatore molto più titolato. Ma in fondo forse l’importante non è il numero di trofei in bacheca ma il ricordo che si lascia di se, quello di un grande campione.

1 commento:

  1. Rosario Fortunato5 settembre 2012 23:13

    Mancano attaccanti di questo calibro in Serie A, soprattutto con l'addio di Ibrahimovic. Ormai è rimasto solo Cavani.

    La cosa che fa veramente ridere è che qualsiasi prima punta in Argentina viene definitiva come il nuovo Bati... per poi fare le figuracce di Larrivey!

    Solo Osvaldo secondo me possiede quella genialità che era palpabile in Batistuta.

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